Agrigento, inchiesta “Gioventù bruciata”: marcia indietro di tre testimoni

Agrigento, inchiesta “Gioventù bruciata”: marcia indietro di tre testimoni

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Tribunale di Agrigento

Nel processo inerente l’inchiesta denominata “Gioventù bruciata”, nata dall’inchiesta “Capo dei Capi”, che avrebbe consentito di indivduare una rete di spacciatori che aveva clienti soprattutto gra i giovani, ieri, si è assistito ad una clamorosa retromarcia di tre testimoni.  I tre ascoltati al processo nei confronti dei cinque imputati hanno completamente ritrattato quanto avevano precedentemente dichiarato contribnuendo all’individuazione degli spacciatori, rischiando una denuncia per falsa testimonianza.

“Non è vero nulla, ero un ragazzino di sedici anni e sono stato interrogato senza neppure i miei genitori. Ho messo la firma senza peggere pur di adar via” ha detto uno dei tre. Un’altro giovane consumatore di droga ha negato di conoscere gli indagati dell’operazione Capo dei Capi (con cui si incrocia quale al centro del processo) dicendo di non ricordare nulla visto che sono passati sei anni dall’epoca dei fatti.

I coinvolti nell’inchiesta “Gioventù bruciatata” che non hanno chiesto riti alternativi sono Gianluca Infantino, 28 anni, Marco Venturini, 30 anni, Giuseppe Pisano, 56 anni, Gaspare Valenti, 48 anni, e Giovanni Silvestre Russo, 25 anni.

Domani riprende, invece, davanti al gup Alessandra Vella il processo con rito abbreviato, ormai prossimo alla conclusione a carico di altri quattro imputati per i quali il Pm aveva chiesto 4 mesi di reclusione e 1.000 euro di multa (con la richiesta di assoluzione per singole ipotesi di reato) per Flavio Napoli, 23 anni; 5 anni e 20 mila euro per Giuseppe Contrino, 29 anni; 2 anni e 2 mila euro per Salvatore Pitrone, 30 anni; 2 anni e 4 mesi e 3 mila euro per Sergio Rotondo, 28 anni.

 

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