Agrigento, “Io non so niente” di Francesca Vaccaro in scena alle...

Agrigento, “Io non so niente” di Francesca Vaccaro in scena alle “Small officine”

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Francesca Vaccaro sulla scalinata di Piano Romano

Ancora una immagine di Francesca Vaccaro
Ancora una immagine di Francesca Vaccaro
Mentre scrosciano gli applausi alla fine della performance di Francesca Vaccaro alle Small officine si sente qualcuno gridare “per favore un asciugamano per Francesca”.
Francesca Vaccaro sulla scalinata di Piano Romano
Francesca Vaccaro sulla scalinata di Piano Romano
Francesca Vaccaro
Francesca Vaccaro
Francesca Vaccaro
Francesca Vaccaro
In scena Francesca Vaccaro
In scena Francesca Vaccaro
L'attrice e regista Francesca Vaccaro
L’attrice e regista Francesca Vaccaro
L'attrice e regista Francesca Vaccaro sul palcoscenico grotta
L’attrice e regista Francesca Vaccaro sul palcoscenico grotta
L'attrice e regista Francesca Vaccaro, inizio della performance
L’attrice e regista Francesca Vaccaro, inizio della performance
L'attrice e regista Francesca Vaccaro, un momento della performance
L’attrice e regista Francesca Vaccaro, un momento della performance

Dopo quaranta minuti di linguaggio corporeo Francesca è imperlata di sudore e quando si china per ringraziare il pubblico una pioggerellina di gocce dorate nel controluce dei faretti bagna il pavimento della piccola grotta-palcoscenico ricavata nello stanzone delle Small. Il messaggio che porta questo suo “Io non so niente” giunge forte e chiaro perché manipolato meno consciamente, soggetto a minore distorsione del linguaggio parlato. Un messaggio corporeo che può urlare la verità là dove le parole mentono. Del resto Francesca Vaccaro è solita avvertire il suo pubblico con “L’attore vero può essere solo chi ha il coraggio di mostrare la propria anima anche a costo di annoiare gli altri” e l’attrice-regista si definisce “una denunci-attrice , una teatrante per vocazione che, nel suo bisogno di denunciare, decide di portare in scena il suo personaggio che si chiama Francesca Vaccaro dentro il suo non-spettacolo che si intitola “…Io non so niente”. Il personaggio provoca, vomita, graffia, sputa soltanto la sua verità contro tutto e contro tutti, e non perché abbia qualcosa contro, anzi… proprio perché desidera fortemente un riscatto da tutte le crudeltà che giornalmente siamo in grado di infliggere a noi stessi ed ai nostri fratelli simili, perché lei ha un privilegio che è insieme fortuna e condanna, quello di poter usare il teatro per “dire” e “fare” ciò che pensa. Soprattutto è un personaggio che dice di non saper niente, disperatamente alla ricerca del senso dell’esistenza…e si interroga, cerca, cerca, cerca, spasmodicamente, dentro e fuori dal teatro. Racconta quello che tutti quanti con eleganza denunciamo ogni santo giorno sui social network ma che stranamente non decidiamo mai di combattere con intelligenza. “Perché a noi ci piace lamentarci, altrimenti come impiegheremmo la maggior parte del nostro tempo?”
Una delle sue necessita’? Abbattere la “Quarta Parete “ che si è costruita a muro tra il teatro e la vita. Non ci possono essere distanze, semmai relazioni intime e sconvolgenti. Perche’:“Non c’è tempo, non c’è più tempo per recitare…”
Uno choc culturale quello che la Vaccaro vuol provocare nello spettatore che inizia dal momento in cui scenograficamente l’altra sera, l’attrice scendeva bendata giù per la scalinata di Piano Romano nel cuore del nostro centro storico e poi entrava a tentoni nello stanzone-teatro per giungere sulla piccola grotta palcoscenico scavata nella roccia. Una immersione totale, una padronanza di territorio, di spazio dove la Vaccaro entra in intimità con esso e con noi, quasi a sottolineare la vita che si snoda in quello spazio-storico e fornisce importanti indicazioni sugli spazi specifici responsabili, a loro volta, dello choc culturale. E tutti sappiamo come i mutamenti spaziali diano un tono alla comunicazione, le danno rilievo e a volte prevalgono sulla parola parlata. Ed è quello che è accaduto l’altra sera con questa iniziativa che sostiene il lavoro di cultura e legalità in favore della rinascita del centro storico.
E non a caso la Vaccaro nelle sue note di regia inserisce per intero il discorso del “pazzo” Domenico nel film di Andrej Tarkovskji, il celebre “Nostalghia” con sceneggiatura e testi del grande Tonino Guerra: ”Tutti gli occhi dell’umanità stanno guardando il burrone dove stiamo precipitando. La libertà non ci serve se voi non avete il coraggio di guardarci in faccia, di mangiare con noi, di bere con noi, di dormire con noi. Sono proprio i cosiddetti sani che hanno portato il mondo sull’orlo della catastrofe. La società deve tornare unita e non così frammentata. Che razza di mondo è questo se è un pazzo che vi dice che dovete vergognarvi”. Un’ultima notazione ci sembra necessaria.
Per dovere di cronaca stiamo frequentando diverse manifestazioni e caffè letterari e ci sorge spontaneo un paragone: riusciamo a trovare la carne e il sangue del binomio vita-letteratura nei libri degli scrittori-poliziotti e nella performance della Vaccaro piuttosto che in altre esternazioni organizzate “non si sa come” tanto da sembrare monitoraggio elettorale pseudo riformista all’insegna di “un Cesare diventa ogni villan che parteggiando viene”.
Ascoltare il Dante di Benigni non è mai superfluo.

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