Agrigento: la frustata di “Mister Volare” per un’Italia che non riesce a volare

Diego Romeo

Agrigento

Agrigento: la frustata di “Mister Volare” per un’Italia che non riesce a volare

di Diego Romeo
Pubblicato il Dic 17, 2017
Agrigento: la frustata di “Mister  Volare” per un’Italia che non riesce  a volare

E’ appena iniziata la seconda parte dello spettacolo “Mimì” di Mario Incudine  sulla scena del “Teatro Pirandello” di Agrigento. L’attore cantante entra in  scena  in  doppiopetto luccicante da gran soirèe ed inizia a raccontare la favolosa serata sanremese di “Nel blu dipinto di blu”.

Impiega quasi due minuti nel rievocarne l’atmosfera esaltante. Poi nel silenzio più totale, con gli orchestrali sugli attenti e i loro strumenti musicali muti canta “Volare”. Un minuto e 52 secondi che sembrano la “tromba del silenzio” sul catafalco di una Italia che non riesce più a volare. E’ uno dei momenti più veri di questo spettacolo scritto da Sabrina Petyx, così  c’è scritto sulla locandina mentre nelle note di sala si dice che lo spettacolo è di Mario Incudine per la regia di Moni Ovadia e di Giuseppe Cutino.

Dove sia andata a finire Sabrina Petyx non si sa, visto che i testi sono poi firmati da Ferdinando Di Marco. Restano immutate comunque le “aspirazioni di un uomo del sud chiamato Mimì ma che potrebbe avere mille nomi diversi, una storia fatta da mille storie che si incrocia con quella del suo interprete scorrendo su linee parallele che, sovvertendo ogni regola si incontrano in uno spettacolo in cui  Mario Incudine e Domenico Modugno ci raccontano un mondo che cambia, che lotta, che sogna, che sfida convenzioni e stereotipi. Mimì siamo noi. Ogni giorno che passa. Noi di ieri, noi di oggi, noi di domani. Noi che desideriamo Volare ma che non sempre sappiamo di avere le ali per poterlo fare”.

Lo spettacolo senza dubbio è trascinante (la voce di Incudine è straordinaria) e utile nel rivelare il “primo” cantastorie Modugno. Belle parole che denotano intuizioni etiche innate e che poi dovrebbero favorire i processi razionali. I quali purtroppo arrivano dopo. Sarebbe stato più completo il personaggio “Mimì” Modugno qualora sia la Petyx, sia Di Marco e sia lo stesso Incudine si fossero ricordati  più esplicitamente del Modugno politico radicale e consigliere comunale di Agrigento. Per verità di cronaca, Incudine, alla fine dello spettacolo ricorda come Modugno abbia trovato ad Agrigento la “sintesi della sua vita”.

Troppo poco, a nostro parere, per quello che Modugno riuscì a “combinare” ad Agrigento mettendo sotto la sua “personale protezione” i degenti del manicomio agrigentino. Un manipolo di dimenticati e reietti  dalla politica scristianizzata di allora. La data clou di quegli anni fu rappresentata dal concerto (3 marzo 1989) che Modugno, offeso nel corpo da un ictus, volle dedicare ai  “ricoverati” del manicomio che gli andavano incontro dicendogli grazie e cantandogli “Dio come  ti amo”. Possibile che tra Petyx, Di Marco, Incudine, il bulgaro sefardita Ovadia, l’alcamese Cutino assistente di Emma Dante nella Carmen scaligera, con tutte le loro entrature e collaborazioni teatrali o simildemocratiche non sapessero nulla ​o poco dello scandalo del manicomio agrigentino che oltre ai “cristiani” coinvolgeva i social comunisti che allora erano già renziani  ma non lo sapevano ancora?

E non ci è sembrata nemmeno adeguata la piccola cerimonia che il nordico sindaco Lillo Firetto insieme al deputato dell’Articolo Uno, Angelo Capodicasa hanno dedicato alla intitolazione di uno spazio cittadino a Modugno con una “silhouette-monumentino” che non rincorre proprio la bellezza di una Accademia delle Arti.

Resta ancora difficile raccontare e testimoniare la storia di Agrigento e il “Mimì” di Incudine sembra farne le spese. Lo diciamo soprattutto ad Ovadia e Incudine, direttori artistici dei teatri di Caltanissetta ed Enna che hanno stretto un patto di collaborazione con il “Teatro Pirandello”.

E poi, detto cordialmente, dov’erano Petix, Di Marco e Incudine nel 1989 quando le requisitorie parlavano di “genocidio” nel manicomio di Agrigento e  di un giovane prete che si spretava perchè lasciato solo a lottare,  dalla Chiesa?

Sono ancora in tempo a rifare lo spettacolo e troverebbero tutte le coordinate dell’affaire in un bel libro di Enrico Deaglio, “Patria”.

Ancora per la cronaca, il regista Gaetano Aronica ha invitato il pubblico ad assistere il 22 dicembre  a una nuova edizione di “Vestire gli ignudi” che avrà come interpreti Andrea Tidona, Vittoria Faro e Barbara Capucci.

Testo e foto di Diego Romeo


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