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Agrigento, Matteo Collura: “Una vecchiaia con il diritto-dovere alla felicità”

di Diego Romeo
Pubblicato il Ago 20, 2016
Agrigento, Matteo Collura: “Una vecchiaia con il diritto-dovere alla felicità”
Affollata la terrazza del caffè letterario

Affollata la terrazza del caffè letterario

L'attrice Giusi Carreca legge pagine de La badante

L’attrice Giusi Carreca legge pagine de La badante

Per non andare lontano  possiamo ricordare  il Dino Buzzati che in anni non lontani sul Corriere della sera  scriveva: “Raccontano che nell’antica Cina la vecchiaia fosse il paradiso della vita, tanta era la venerazione per coloro che, avendo percorso l’intera tappa, si avvicinavano al grande esame. Oh, se gli uomini fossero più furbi, se pensassero al loro vero vantaggio anziché alle più inutili idiozie, essi offrirebbero ai vecchi i beni più preziosi della terra”.

Nenè Sciortino  canta le canzoni dei zolfatai

Nenè Sciortino canta le canzoni dei zolfatai

Tra i libri più famosi di Collura  la biografia di Sciascia

Tra i libri più famosi di Collura la biografia di Sciascia

In anni più vicini , nel 2011, esce “Badandum”,  manuale per famiglie e badanti che contiene consigli pratici e illustrati in 8 lingue, oltre a informazioni essenziali e aggiornate sulle attuali normative. Probabilmente sollecitate da  queste scie normative si fanno avanti una commedia di Cesare Lievi “La badante”, storia di  una ucraina che assiste una donna  alto-borghese mentre Erica Jong dal canto suo e con la sua sincera strafottenza titola il suo ultimo romanzo “Donna felicemente sposata cerca uomo felicemente sposato”, storia di  Vanessa   sessantenne ancora molto vitale che però, arrivata alla sua età, si trova di fronte al pensiero della morte che si avvicina, genitori novantenni se ne stanno andando e il marito di molti anni più grande di lei, è stato colpito da aneurisma.

Strafottenza e humour nelle opere citate, classicità manzoniana  invece ne “La badante” di Matteo Collura presentato l’altra sera nel caffè letterario “Sulla strada della legalità” promosso dalla Questura di Agrigento e dall’”Associazione Emanuela Loi”.

Collura è agrigentino e milanese di adozione avendo trascorso decenni nella sala-macchine culturale dell’incrociatore “Corriere della sera”. Dopo il fenomenale  “Associazione indigenti” romanzo del 79, Collura ritorna nel 2015 al romanzo con questa “Badante” dopo avere scritto libri fondamentali per la letteratura mondiale, tradotti in decine di paesi (in Polonia è tra i tre-quattro italiani più tradotti) che rispondono a titoli come “Il maestro di Regalpetra”, biografia accuratissima di Leonardo Sciascia, “In Sicilia”, (un viaggio geografico e letterario tra mito, destino e realtà), “Il gioco delle parti” vita straordinaria di Luigi Pirandello e per finire a una “Sicilia sconosciuta” editata nel 1984 e che in questi mesi Rizzoli, visto il successo, ha rieditato come classico d’autore con le foto di Melo Minnella. Ma non sono che alcuni titoli tutti tra giornalismo e letteratura, “tutt’altro che distanti – scrive Maria Grazia Caruso nella sua tesi di laurea su Collura – in questo autore pronto a riversare nel gioco letterario, l’impegno morale e lo sguarda  critico del cronista di razza e, nello stesso tempo, a trasferire l’inchiesta giornalistica dentro il recinto favoloso dell’avventura romanzesca.

Tradizionale Foto di gruppo

Tradizionale Foto di gruppo

Il libro “La badante”, presentato nell’ottavo incontro del caffè letterario moderato da Enzo Alessi e alla presenza del vicequestore Giuseppe Peritore, ha avuto convinte recensioni: Si cimenta – è stato scritto – nel registro della contemporaneità, inabissandosi nella quotidianità e nella interiorità di un vecchio professore di Lettere ultraottantenne in pensione, Italo Gorini, vedovo e disabile, con un figlio trentacinquenne, laureato e disoccupato e con una sorella, Maddalena, zitella e ancora ribollente di turbamenti passionali. Di lui si prende cura la badante rumena Paula, ben disposta ad esaudire i capricciosi desideri dell’anziano che è segretamente attraversato da un velato sentimento affettivo per la donna”.

E a questo punto basterebbe andarsi a leggere la pagina fatidica 99 per essere conquistati dal dialogo tra Paula e il professor Gorini  che lascia presagire un meccanismo narrativo  coinvolgente e denso di significati. Tanto da far dire alla  critica che il romanzo“riproduce il destino umano che si accanisce ancora di più nell’intensificare la sofferenza di chi non ha più le energie per poter sostenere l’implacabile e tormentoso scorrere del tempo, congelato nella morsa del pensiero e incapace di ogni cambiamento sincronico all’adattamento alle diverse pulsioni del cuore e di fronte a cui non può che soggiacere supinamente, consapevole dell’immutabilità del destino. Anche se le opzioni espressive sono omologate alla apparente semplicità del racconto che utilizza una tastiera verbale e nominale essenziale e trasparente, la resa artistica risulta esemplare, quando lo scrittore riesce a deviare e alleggerire con tonalità ironica il dramma di un uomo, in cui è scandita la attuale tragedia dell’umanità, che il rutilante sviluppo tecnologico e telematico si avvia a trasformarsi in una nuova babilonia per chi sogna ancora un futuro. Collura, con particolare e trasparente maestria, riesce ad innalzare una vicenda minima della quotidianità, rappresentativa di una dolorosa condizione esistenziale, volutamente ignorata dalla massa e dalle istituzioni, nella sfera della macrostoria, dove dovrebbe sporgersi lo sguardo pietoso del prossimo, legato allo stesso destino”.

Se quella sincerona strafottente di Erika Jonk  urla “La vecchiaia è un tabù”, Matteo Collura  nel suo romanzo traccia (e lo ha ribadito nel dibattito) per gli anziani tutte le coordinate finalizzate al diritto-dovere  alla felicità,  alla meraviglia della vita come mistero dei misteri.

Esemplare a questo proposito ci sembra la definizione che ne ha dato Ernesto Buonanno sul  “Corriere della sera: ”Con un distacco e un sorriso da filosofo amaro sospeso tra Luigi Pirandello e Alessandro Manzoni, Collura ci porta dal minimalismo di una scena quotidiana a un’assolutezza da racconto biblico di Giobbe, che si direbbe persino serena nella sua presa d’atto dell’irrimediabilità della vita. Bello, spietato, La badante è una grande opera di camuffamento, che parla di un gladiatore sconfitto per raccontarci di quella sconfitta generale propria di ogni combattente calato nell’arena del mondo”.

Ancora per la cronaca lo chansonnier Nenè Sciortino ha cantato  alcune canzoni improntate al mondo dei zolfatai  che rappresentano il nucleo narrativo di un’altra opera di Collura, “Baltico”, mentre l’attrice Giusi Carreca con chiara intensità  ha letto numerosi brani de “La Badante”.

Prossimo appuntamento il 26 agosto con “Il disegnatore di incubi” di Maurizio Lorenzi e “Trattativa e deviazioni” di Enrico Bellavia.

 


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