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Agrigento, neonato morto in ambulanza, il cardiologo: “Il bimbo si poteva salvare”

Si è svolta, l’altro ieri, una udienza del processo penale “bis” riguardante la vicenda della morte di Salvatore Barragato, il neonato di Licata deceduto nel giugno del 2011. Il bimbo nacque all’ospedale di Agrigento ma morì poche ore dopo, nella notte, per complicazioni dovute a una malformazione cardiaca, durante un trasporto in ambulanza dalla Città dei Templi a Taormina.

Nell’udienza dell’altro giorno è stato ascoltato un cardiologo che ha dichiarato che il piccolo Salvatore “si poteva salvare se non ci fossero stati quegli inconvenienti in ambulanza”.

La culletta termica nella quale il neonato doveva essere trasportato dall’ospedale San Giovanni di Dio al San Vincenzo di Taormina non funzionava e il tragitto si protrasse per ben sette ore. Troppo per tentare un intervento chirurgico: il cuoricino malato del piccolo Salvatore Aron smise di battere tre giorni dopo.

Per quella morte sono stati rinviati a giudizio, con l’accusa di omicidio colposo, la ginecologa Maria Concetta Rotolo, 57 anni; Antonino Cutaia, 58 anni, pediatra in servizio al reparto di neonatologia, e l’infermiere Giovanni Moscato, 47 anni.

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