Agrigento, processo Ecap, a giudizio avvocato e 2 marescialli dei carabinieri

Agrigento, processo Ecap, a giudizio avvocato e 2 marescialli dei carabinieri

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L'ex luogotenente Vincenzo Mangiavillano e il maresciallo Antonio Arnese e l'avv. Ignazio Valenza

Il Gup del Tribunale di Agrigento Alessandra Vella, ha deciso poco fa sulla richiesta di rinvio a giudizio della Procura della Repubblica, rappresentata dal Pm, Andrea Maggioni, riguardante sei indagati coinvolti nell’inchiesta Ecap e sulle presunte irregolarità legate alla gestione dell’istituto di formazione. Il personaggio principale dell’inchiesta è Ignazio Valenza, avvocato ed ex presidente dell’Ecap coinvolto per un presunto abuso di ufficio legato alla stabilizzazione di 4 dipendenti. Le irregolarità contestate riguardano la stabilizzazione di quattro dipendenti e nella vicenda entrano anche due marescialli dei carabinieri, Antonino Arnese e Vincenzo Mangiavillano (da qualche giorno in pensione), accusati dalla Procura di corruzione per avere barattato l’assunzione della moglie di Arnese in cambio di un “controllo erroneo, blando e lacunoso” all’istituto Ecap. Ebbene, il Gup si è pronunciato dichiarando il non luogo a procedere, con sentenza, per cinque dei nove capi di imputazione. Ha disposto il rinvio a giudizio, invece, con processo che inizierà il 19 ottobre avanti la seconda sezione penale del Tribunale di Agrigento, per i seguenti capi di imputazione:
Ignazio Valenza: perché, quale rappresentante legale dell’Ente di Formazione Professionale Ecap di Agrigento, con esposto-denuncia indirizzato anche alla Procura di Agrigento incolpava di un reato l’avv. Laura Grado, pur sapendola innocente, affermando che la stessa era indebitamente venuta a conoscenza di corrispondenza ad ella non diretta con la quale l’assessorato dell’Istruzione e della Formazione della Regione Siciliana rappresentava all’Ecap il proprio diniego al riconoscimento della spesa relativa ad assunzioni o trasformazioni di contratto da “a progetto” ad “a tempo indeterminato” dei 4 dipendenti dell’Ecap;
Ignazio Valenza, Antonino Arnese e Vincenzo Mangiavillano: perché, in concorso materiale e morale tra loro, arnese Antonio, ufficiale dei Carabinieri, comandante del NIL c/o l’ Ispettorato del Lavoro di Agrigento, dunque nella qualità di pubblico ufficiale, riceveva da Valenza, legale rappresentante dell’Ente di Formazione Professionale Ecap di Agrigento, altra utilità consistente nell’assunzione a tempo indeterminato della propria moglie, Penelope Rita Casino Papia, c/o la Onlus Casa Amica, presieduta dal medesimo Valenza – dopo averne in precedenza accettato la promessa – per omettere atti del proprio ufficio e/o per compiere atti contrari ai propri doveri d’ufficio; segnatamente Arnese riceveva detta altra utilità dal Valenza quale corrispettivo per l’esecuzione di un controllo – avviato il 24.10.2011 e conclusosi con archiviazione il 10.09.2012 – erroneo, blando e del tutto lacunoso nei confronti dell’Ecap, “piegando” la propria funzione istituzionale di Ispettore del Lavoro all’interesse del medesimo ente oggetto del suo controllo; con la fattiva e consapevole partecipazione al reato del mar. Vincenzo Mangiavillano, allora comandante della Sezione di PG dei carabinieri c/o la Procura di Agrigento; avendo, invero, lo stesso originariamente intermediato l’incontro e l’accordo tra corruttore e corrotto,
Mangiavillano: per il delitto di rivelazione ed utilizzazione di segreto d’ufficio, perché nella qualità di comandante della sezione di P.G. dei Carabinieri presso la Procura della Repubblica di Agrigento e dunque pubblico ufficiale, nello svolgimento delle sue funzioni, agendo in violazione dei doveri inerenti alla funzione ed al servizio e comunque abusando della sua qualità nonché avvalendosi illegittimamente di notizie d’ufficio che dovevano rimanere segrete, per procurare a Valenza Ignazio ed Arnese Antonio un indebito profitto patrimoniale ed un ingiusto profitto non patrimoniale rivelava ai predetti Valenza ed Arnese notizie d’ufficio, che dovevano rimanere segrete, in ordine allo stato delle indagini svolte nei loro confronti e delegate al N.P.T. della Guardia di Finanza di Agrigento. Con l’aggravante di aver commesso il fatto al fine di occultare il reato di corruzione, e di eseguire quello di favoreggiamento; per il delitto di favoreggiamento personale previsto perché, con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, dopo la consumazione di una serie di delitti da parte di Valenza Ignazio ed Arnese Antonio e fuori dalle ipotesi di concorso nei medesimi reati, aiutava i predetti ad eludere le investigazioni dell’autorità segnatamente rivelando loro i segreti d’ufficio di cui al capo c.1 che precede.
Ignazio Valenza: perché, nella qualità di incaricato di pubblico servizio, essendo rappresentante legale dell’Ente di Formazione Professionale Ecap di Agrigento, avendo in ragione del suo ufficio già interamente ricevuto, dei finanziamenti regionali per le spese del personale in relazione ai progetti formativi si appropriava di una porzione degli stessi, pari ad euro 66,238,50, relativa agli stipendi del dicembre 2010 di cinquantacinque dipendenti Ecap, destinandola ad altro e diverso fine. Perché, nella qualità di incaricato di pubblico servizio, essendo rappresentante legale dell’Ente di Formazione Professionale ECAP di Agrigento, on plurime condotte anche in tempi diversi, compiva atti idonei e diretti in modo non equivoco a costringere Caterina Gangarossa, dipendente del medesimo ente, a sottoscrivere delle buste paga a lei intestate in assenza della relativa retribuzione, evento non realizzatosi per cause indipendenti dalla volontà del Valenza, da individuarsi nella reazione della persona offesa che non si piegava alle minacce del Valenza, dapprima denunciando le condotte del Valenza alla figlia, avvocato, e poi alla polizia giudiziaria;
segnatamente con minaccia consistita – anche – nell’inviarle due missive in data 8.09.2011 e 29.03.2012 con le quali chiedeva alla Gangarossa di sottoscrivere – falsamente – le proprie buste paga in assenza del relativo pagamento, affermando che, in caso contrario, non le avrebbe pagato gli stipendi futuri, all’evidente fine di procurarsi l’ ingiusto profitto, costituito dall’attestazione di un pagamento in realtà mai avvenuto con conseguente e correlato altrui danno. Fatto aggravato dall’essere stato commesso per occultare altro diverso reato e in violazione dei doveri inerenti ad un pubblico servizio.
Gli altri indagati, ora prosciolti, erano: Mario Carmina, 49 anni di Canicattì ma residente a Ravanusa; Giuseppe Valenza, 47 anni di Ravanusa; Sebastiandaniele Castelli, di Agrigento 34 anni e residente a Porto Empedocle.

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