Agrigento, Renato Di Natale ha lasciato la Procura della Repubblica: video-intervista

Agrigento, Renato Di Natale ha lasciato la Procura della Repubblica: video-intervista

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Il procuratore Renato Di Natale

Il procuratore della Repubblica di Agrigento, Renato Di Natale, ha lasciato il Palazzo di giustizia  e da oggi, trascorso un breve periodo di ferie, non guiderà più l’importante ufficio giudiziario.

Giunto nella città dei templi nel settembre del 2008 lascia l’importante incarico dopo otto anni di duro lavoro ricco di tante soddisfazioni.

Con un manipolo di giovani sostituti ed affiancato dal procuratore aggiunto Ignazio Fonzo, ha guidato la Procura con mano ferma e imparzialità.

Lascia il comando della Procura all’aggiunto Ignazio Fonzo in attesa dell’arrivo del nuovo procuratore già incaricato dal Csm, Luigi Patronaggio.

Sulla esperienza agrigentina del dottor Di Natale, ecco l’intervista realizzata da Diego Romeo:

Signor Procuratore, nelle cerimonie del pensionamento sono sempre in agguato malinconie, umani rimpianti, la valanga dei ricordi che hanno sostanziato un’intera vita. Anche lei certamente non si sottrae alla ridda delle emozioni.

“Sicuramente e cerco sempre di controllarle le emozioni che stanno alle spalle di 42 anni di servizio gestito sempre nel settore penale in tutte le sue forme e tipologie, sostituto, pretore, procuratore aggiunto adesso procuratore di Agrigento. Sono 42 anni che non possono buttarsi alle spalle senza che non si provi una sorta di malinconia e commozione soprattutto laddove si ripensa, può darsi che sia una mia suggestione, che forse sarebbe stato possibile ancora continuare ad offrire i propri servizi per la collettività. Ma questo non è stato possibile per volontà di carattere politico”.

Lei ha svolto l’incarico di procuratore in anni dove è stata forte l’eco di quel “resistere” ripetuto per tre volte da un suo collega. Un imperativo categorico per una “magistratura kantiana”. Resiste sempre quel “resistere”?, perdoni il gioco di parole.

“Certo, al di là di quelle che sono le condivisioni delle idee o di talune delle idee formulate da alcuni colleghi non c’è dubbio per  la magistratura l’imperativo categorico, quello  di resistere a fronte di ogni evento e in particolare mi riferisco a quello della mafia, della criminalità comune che negli anni passati ha aggredito in maniera virulenta i colleghi che si sono fortemente impegnati per combatterla e che ancora oggi nelle sue varie articolazioni la magistratura cerca di combattere”.

Il giudice Borsellino, nel 1989,  all’interrogativo di uno studente che gli chiedeva se si sentisse difeso dallo Stato, rispose con un secco “no, non mi sento difeso”. Attraversiamo ancora quei tempi?

“Spero che non sia più così. Condivido il pessimismo di Paolo Borsellino che ho avuto l’onore e il privilegio di conoscere e ho anche avuto l’onore di  gestire il primo dei processi della strage di Paolo Borsellino. Lui non si sentiva difeso e sentiva attorno a se uno Stato che in qualche modo anziché difenderlo lo potesse aggredire, che ci fosse attorno a lui e prima di lui attorno a Giovanni Falcone delle forze potentissime che cercavano di annientarli affinchè potesse riprendersi un certo iter procedimentale nella gestione delle vicende criminali, per cui probabilmente in quel momento aveva ragione. Oggi mi auguro che il clima sia cambiato”.

La nostra è terra di frontiera, immigrazione, rischio terrorismo, abusivismo storico, una  “intelligence” costretta a riformarsi. Come si sta attrezzando Agrigento?

Agrigento evidentemente lavora su un humus territoriale che è mafioso. Anche se noi non ci occupiamo di fatti di mafia che sono di competenza esclusiva della Dda, è ovvio che abbiamo una serie di segnali che ci testimoniano la presenza mafiosa nel territorio. Basterebbe fare un unico riferimento alle grandi intimidazioni nei confronti degli amministratori pubblici ed escludendo quelle che possono avere matrici diverse, ritenere che alle spalle ci sia certamente la mafia. Per quanto riguarda il terrorismo si è sempre detto che l’afflusso di immigrati nel territorio agrigentino avrebbe probabilmente potuto provocare un incremento del terrorismo, in realtà, e lo dico con un pizzico…con una affermazione che vuol essere buonista, ritengo che  l’immigrazione a Lampedusa e Porto Empedocle non abbia qui portato, e spero di non essere mai smentito,  fatti terroristici. Di certo l’immigrazione per altro verso è stato un problema fondamentale per il territorio agrigentino perché l’introduzione dell’ormai famoso reato di immigrazione clandestina articolo 10 bis della legge del 99 che colpisce indistintamente coloro che vengono nel nostro territorio e iscritti nel registro degli indagati ha incrementato in maniera forte il nostro lavoro. In qualche modo siamo riusciti a cavarcela. Da ultimo, e lo lascio per ultimo perché è di questi giorni, il fenomeno dell’abusivismo edilizio che ha radici lontane, profonde e che non è stato mai concretamente attenzionato dai componenti che ci hanno preceduto in questo ufficio. Radici lontanissime, le sentenze di condanna con gli ordini di demolizione venivano emesse sistematicamente dai giudici ma nessuno poi si preoccupava, salvo eccezioni, di prendere in mano queste sentenze che obbligavano alla demolizione per far si che o il condannato o la pubblica autorità che pur aveva ingiunto la demolizione provvedesse a far ciò. Ci siamo impegnati negli ultimi anni a far questo e ovviamente siamo stati attaccati da più parti, abbiamo avuto gli strali da parte della popolazione interessata e abbiamo subito forti attacchi in tal senso e certamente si sono mossi taluni politici che hanno cercato di proporre degli emendamenti  per sanare ciò che, lo dico con un pizzico di presunzione, in realtà non sarà mai sanabile perché costruito in zone dove vige il principio della inedificabilità assoluta. Spero che questi politici se lo ricordino”.

Lei lascia il testimone di importanti eredità organizzative in una città dove la “crime fiction” spesso diventa un drammatico reality.  Le narrazioni che ne fa puntualmente il giornale  Grandangolo sono  ormai proverbiali. Una trama i cui fili dovranno essere presi in mano dal nuovo procuratore Luigi Patronaggio.

Io formulo i migliori auguri al collega che prenderà fra alcune settimane la direzione di questo ufficio. So che per un certo periodo sarà affiancato ancora dal dottor Ignazio Fonzo col quale ho lavorato in grande sinergia condividendo tutte le iniziative sue e condividendo lui le mie iniziative in assoluta compatibilità di idee. Chi prenderà il testimone beneficerà di quello che noi abbiamo fatto ad Agrigento, dell’immagine che è stata creata di questa procura e delle cose concrete che sono state messe in cantiere, ad esempio esiste ad Agrigento un centro intercettazioni telefoniche, uno dei pochi in territorio nazionale, esiste da diverso tempo e ha consentito un risparmio notevole di spesa, mentre prima che noi arrivassimo c’era il caos più assoluto e si spendevano cifre enormi. E’ uno dei fatti organizzativi che mi sento felice di aver creato e di lasciare assieme a tutte le altre indagini  che ben conoscete e che avete di volta in volta indicato nei vostri articoli”.

Delle riforme che hanno “attraversato “ la magistratura quale è quella che le ha fatto più male?

Quando si è insediato il governo Renzi uno dei punti programmatici era l’accelerazione del processo penale.  Dell’accelerazione del processo penale noi non abbiamo visto un bel nulla, abbiamo solo visto l’abbreviazione  dei termini delle ferie dei magistrati che da 45 sono stati ridotti a 36 giorni circa come se questa fosse una panacea per risolvere i problemi giudiziari e poi abbiamo visto la legge sulla responsabilità civile dei magistrati. Se questo era il sistema che Renzi propugnava per l’accelerazione della giustizia io credo che nulla sia stato fatto in proposito mentre riguardo alla prescrizione nulla questo governo è riuscito a fare. Quindi soltanto fatti punitivi nei confronti della magistratura che con i suoi difetti e i suoi limiti che io riconosco, comunque tiene ancora in piedi la struttura giudiziaria italiana”.

Ci insegue e ci è sopra le spalle un futuro, quello delle nuove scienze forensi, soprattutto quello della biomedicina. Un futuro che interpella i magistrati e anche  i giornalisti che dovranno redigere le cronache. Anche qui il passaggio del testimone è un momento delicato per tutti.

“Sicuramente e diversi processi che si sono celebrati nel territorio nazionale hanno visto tra gli elementi probatori inseriti nel patrimonio conoscitivo dei giudici, la scienza biomedica e comunque difficili e delicate  per un magistrato anziano come me. Allora è opportuno che il Csm e la scuola superiore della magistratura consentano ai giudici di acquisire  il miglior patrimonio di conoscenze su questi temi affinchè nella emanazione delle sentenze sfruttando quelle che sono le conoscenze degli specialisti del settore, mi riferisco per ipotesi al Dna, materia di rilevante interesse, possano i miei collegi apprendere tutte le nuove tecnologie esistenti sul territorio affinchè possano  apprezzarle nel loro bagaglio culturale e utilizzarle nelle emissioni delle sentenze”.

Signor Procuratore la ringrazio a nome del mio giornale e dei nostri lettori.

“Ringrazio lei e  tutti voi e quella parte della città di Agrigento che ha compreso e apprezzato il lavoro di questo ufficio”.

 

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