Agrigento

Agrigento, Salvo Mangione: un teatro “fuori dai denti”

Siamo a colloquio con Salvo Mangione, operatore culturale e regista. Con lui non possiamo che parlare di teatro ad Agrigento: Salvo vogliamo parlare del movimento teatrale ad Agrigento?
“Siamo su Scherzi a parte”?
No. Seriamente, parliamo di attività artistiche. L’ultima sua messa in scena è stato un rifacimento de “L’uomo dal fiore in bocca” ospitata nel “Cine Mezzano” di Porto Empedocle, grazie anche alla sensibilità del suo gestore. Ci si aspettava altrettanta sensibilità dal “Teatro Pirandello”, cosa che non è avvenuta. Come valuta questa esclusione dal Teatro Pirandello anche degli altri gruppi teatrali che con molta dignità offrono spettacoli di un certo impegno?
“E’ l’avverbio seriamente e il sostantivo serietà che mi preoccupano. Qui nella nostra città il teatro si fa a Porta di ponte o in via Atenea, anche in piazza Pirandello, ma nella sede sbagliata e vedi che recitazioni e che enfasi. Tanti anni fa, Agrigento era un pullulare di fermenti creativi, il Punicipio, il Piccolo Teatro Pirandelliano, i Dioscuri, tanti gruppi folkloristici, io personalmente ho creato e fondato due compagnie teatrali, Costabianca e il Gruppo Progetto Arte. Dove sono? La gente faceva (quasi) a botte per poter farne parte, adesso tu chiedi a qualcuno: “ Totò, che ne pensi di mettere in scena una commedia?” Ti senti rispondere: “ Con chi?” Ed è vero: con chi? Coloro che hanno ancora un poco di amore per fare qualcosa di artistico, cercare di divertirsi insieme svegliandoci da questo eterno torpore che a noi agrigentini ci viene tramandato in forma genetica si vedono, sbattere la porta in faccia. Le idee progressiste e fautori di questo avanzamento culturale esistono a iosa, ma i signori amministratori lo sanno? Ad esempio; io ho chiesto da due anni di poter mettere in scena L’Uomo dal fiore in bocca, un rifacimento del lavoro di Pirandello, dove lasciavo il testo integrale dell’opera ed inserivo nuovi dialoghi per dare più anima al protagonista, inserivo delle coreografie con l’ausilio di Giusy Liberto dell’Academy Centro Danza, bene mi sento dire che devo pagarmi la sala, i vigili del fuoco, le pulizie e il servizio hostess etc. così facendo nessun gruppo artistico è in grado di mettere in scena economicamente un lavoro teatrale e come io tutti gli altri operatori”.
Allora vuol dirmi che non c’è cultura?
“Che bella parola, come dice la Treccani, la cultura è un insieme di valori, modello di comportamento e similari, che caratterizzano il modo di vivere di un gruppo sociale. La cultura c’è, esiste, è dentro di noi, ma le nostre mani sono attaccate al cuore ed insieme legate. La Cultura è come il gioco del Domino, i mattoncini sono messi vicini in modo che uno fa cadere l’altro fino ad arrivare alla meta finale. I mattoncini sono le sovvenzioni, l’amministratore (colto), la compagnia teatrale, musicale, etc. il pubblico (informato), la location dove svolgere l’evento. Ad Agrigento, invece, questo gioco si chiama “dominio”, dove solo alcuni mattoncini sono vicini, gli altri sono messi distanti ad arte, per non arrivare alla meta, anzi, mi correggo, per arrivare alla propria meta”.
Traspare dalle sue parole un forma di gestione elitaria del Teatro Pirandello, possiamo definirla divisiva e classista. In questo ultimo decennio i sindaci e gli amministratori postdemocristiani, sembrano essere stati immemori dei cambiamenti avvenuti nella realtà cittadina. Mezzo cartellone teatrale della Fondazione potrebbe benissimo essere appannaggio dei nostri gruppi teatrali che offrirebbero alla città un supplemento (di vita) agli spettacoli inutilmente paludati per un ristretto numero di spettatori. Ma per far questo forse occorre sedersi sulle pantofole del sindaco?
“Io, se mi sedessi sulle pantofole del sindaco gli procurerei del fastidio, dato il mio peso. Sono andato via dalla nostra città nel ’96, nel periodo della giunta Sodano, si era riaperto il teatro Pirandello da poco, dovetti trasferirmi a Milano e poi a Roma. Avevo lasciato un grande fermento culturale, poi con la riapertura del teatro si diedero tutti da fare, andai via contento di lasciare una fucina di talenti. E’ da due anni che sono ritornato ed ho trovato: la fucina che ha preso fuoco ed il fermento culturale che è diventato aceto. Signori, non esiste più una traccia di teatro o qualsiasi altra forma di arte ad Agrigento. E la colpa non posso imputarla agli agrigentini, anche se qualcuno ci vuole imparentati con i portoghesi, visto che ci piace entrare gratis, non posso darla a loro, in quanto non hanno mai avuto termini di grandi paragoni teatrali. Il più grande spettacolo di prosa che è stato fatto nel nostro teatro risale a venti anni fa proprio nell’anno dell’inaugurazione, “I giganti della montagna”, con la regia di G. Strehler. Di seguito qualcosina, ma dopo il vuoto”.
Addirittura il vuoto ?
“Assoluto. Mi dica il titolo di uno spettacolo che abbia lasciato nella mente degli agrigentini un ricordo. Vogliamo parlare del cartellone di quest’anno? Non abbiamo valorizzato due date importanti per Agrigento, gli 80 anni della morte e i 150 anni dalla nascita di Pirandello. Bisognava fare un cartellone con una rassegna speciale sull’evento, ed invece nulla, nulla e nulla. Io vorrei chiedere ad uno spettatore qualsiasi se si ricorda il cartellone della scorsa stagione e di quella ancora prima. Nulla. Perché non c’è stato un solo spettacolo innovativo che abbia emozionato il pubblico. A proposito della stagione passata, vorrei raccontarle un aneddoto. A fine spettacolo dell’Ulisse, durante i ringraziamenti, un signore si alza dalla propria poltrona arriva fino ai piedi di ribalta e si rivolge a Lo Monaco: “Tu non sei Nessuno, (nome di Ulisse) sei Sebastiano Lo Monaco”, ma la cosa più bella è che lo stesso signore durante lo spettacolo aveva lasciato il cellulare acceso che si mise a squillare per almeno un minuto (non lo trovava in tasca) e poi ha pure risposto. Evidentemente abbiamo anche di queste persone che vedono gli spettacoli e forse è per questa gente che gli organizzatori e gli amministratori, allestiscono i cartelloni”.
Ci va giù pesante e mi sembra non del tutto informato.
“Lei m’insegna che lo spettacolo deve essere sempre in movimento, faccio sempre l’esempio con il mio ultimo spettacolo; tra un “Uomo dal fiore in bocca” ed un altro, ci deve essere differenza, ideazioni, novità, altrimenti che funzione ha il regista… regia di… e attraverso il genio di quest’ultimo, nasce e vive un’opera. Se non educhiamo il pubblico con grandi spettacoli e “ grandi” non è necessariamente sinonimo di costoso, avremo sempre di questi esibizionisti”.
Adesso? Personalmente cosa intende fare? Sarebbe giusto valutare insieme ai “pazzi” per il teatro la possibilità di un dialogo con la “Torre d’avorio” (ed è un eufemismo) del “Teatro Pirandello? Non dimentichiamo che si maneggiano soldi pubblici.
“Adesso, visto che la torre è fatta d’avorio e chi la possiede, sa d’avere un materiale troppo prezioso e resistente, difficilmente se ne distaccherà. Hanno fatto un cartellone ad hoc, d’avorio. Ad Agrigento si dice “ u sceccu porta a paglia e u sceccu sa mangia” e sceccu non è un eufemismo. Questi signori devono scendere dalla torre e parlare loro con noi, per fare un buon lavoro per la cittadinanza. E visto che, son sicuro, questo non succederà; visto che vige il nemo profeta in patria e che tanti bravi ragazzi di talento, devono andare via da questa città, faccio solo due nomi per tutti, Vittoria Faro e Claudio Vasile; io faccio una riflessione: Nemo è un pesciolino troppo piccolo in un mare di pescecani, allora, Nemo farà il profeta in altre patrie e farà il cinese che se ne starà tranquillamente ad informarsi degli spettacoli dei cellulari che squillano, e della Mustela putorius sempre pronta a mordere i coniglietti a gratis e senza pagare. Chissà che gli balenava per la testa a quel signore del cellulare”.

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