Agrigento

Agrigento, Teatro Pirandello: nessun divorzio dei compromessi sposi (fotogallery)

Ma quale divorzio dei compromessi sposi!
Sia che ci si riferisca ai “piccioncini” manzoniani sia che ci riferisca ai compromessi sposi, più o meno mancati, ai tempi di Dc-Pci. L’Italia si ritrova, oggi come ieri, sempre incagliata tra inciuci e trattative che, anche sotto mentite spoglie, invadono, condizionano e ha fatto benissimo Carlo Buccirosso a ricordarci certe verità manzoniane, quelle del popolo umile, che si ripetono (e offendono) in questo attuale crollo di ordine occidentale dominato dai sinedri della chiacchiera e della tangente e in cui ci rispecchiamo nei nostri errori.
Per questo, francamente, non ci sembra il caso che il pubblico agrigentino si dichiari stizzito per la richiesta fatta da Buccirosso, nel ringraziare il pubblico, se lo spettacolo fosse piaciuto visto la “cautela” degli applausi per una messinscena tratta da un’opera cattolica e rappresentata nella cattolicissima Agrigento dove il cosiddetto “cristianesimo politico” si è sempre tagliato a larghe fette.
Lo abbiamo studiato tutti sui testi scolastici che i personaggi del popolo sono gli umili, che Manzoni descrive secondo una chiara impostazione cattolica: sono portatori di una serie di valori quali laboriosità, altruismo, onestà, purezza morale e fede cristiana. A questi personaggi si contrappongono i potenti corrotti, superbi e meschini, con l’eccezione di fra Cristoforo, che invece si schiera a difesa dei bisognosi nonostante la sua origine nobile.
Il modello di popolo è Lucia: è innocente, buona, cristiana, laboriosissima, ha orrore della violenza, attende umile e rassegnata l’aiuto del Signore e svolge, per tutto il romanzo, un’azione correttrice su quell’esemplare imperfetto che è Renzo.
Quindi inutile stizzirsi per la richiesta fatta da Buccirosso che alla fine collima con la dichiarazione finale del Manzoni quando chiude il romanzo: “La storia, se non v’è dispiaciuta affatto, vogliatene bene a chi l’ha scritta, e anche un pochino a chi l’ha raccomodata. Ma se in vece fossimo riusciti ad annoiarvi, credete che non s’è fatto apposta”.
Da rimarcare il tempismo di Carlo Buccirosso nel far precipitare oggi sulla scena questo adattamento dei “Promessi sposi” satirico e farsesco, politico ed eticamente canzonatorio dell’imperante ipocrisia democratica.

Con lo stesso tempismo nel 1960 Francesco Rosi, ci fece uscire da neorealismo e telefoni bianchi con la sua denuncia in pellicola “Le mani sulla città”, prodromo di un cinema politico di cui oggi si sono perse le tracce. Non è un caso che Rosi e Buccirosso siano napoletani e che quest’ultimo abbia interpretato il ruolo di Paolo Cirino Pomicino nel film “Il Divo” di Sorrentino e di uno “sperto” imprenditore, amico di Gambardella ne “La grande Bellezza” sempre di Sorrentino anche lui napoletano che ha messo la firma su una singolare rinascita del cinema italiano.
Buccirosso è scrittore, attore e regista di lungo corso, doverosamente mangia il panettone nei film di Vanzina e non solo, ma riesce ad apparecchiare la tavola dei bisognosi manzoniani-italiani-europei, li vendica fino al punto di trasformare la madre di Lucia in una sorta di “Agnese va alla guerra” che sacrifica il suo corpo alle voglie sadomaso di don Rodrigo che poi sarà visibilmente frustato sulle natiche dall’impavida Agnese.
Che dire poi dei dialoghi tumultuosi dei bravi che emulano quelli di “Gomorra 1 e 2”. Peccato siano in strettissimo napoletano ma credo si riesca ad intuire il contenuto che sembra uscito fuori da un fascicolo investigativo di Gratteri.
Per non parlare poi di altre due sontuose trovate: quella di un super boss (manco a dirlo, siciliano) che finanzia don Rodrigo-Buccirosso che a sua volta rivestirà i panni del cardinale Borromeo. Un capovolgimento di ruolo di strapazzante straniamento teatrale. Punito in modo inesorabile il personaggio di Renzo Tramaglino , metafora di un popolo bue, succube al controcampo dei ruoli femminili che prevalgono nettamente.
Buccirosso ha scritto il testo e si è anche assunto la responsabilità di dirigere gli attori Gino Monteleone, Veronica Mazza, Antonio Pennarella, Peppe Miale, Monica Assante Di Tatisso, Claudia Federica Petrella, Giordano Bassetti, Giuseppe Ansaldi, Elvira Zincone, Alessandra Calamassi, Alessia di Maio, Sergio Cunto, Mauro De Palma, Giancarlo Grosso.
Musiche di Diego Perris, coreografie Rita Pivano, scene Gilda Cerullo, costumi di Maria Pennacchio.
Testo e foto di Diego Romeo

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