Agrigento

Agrigento: un mandorlo sotto l’egida di Unesco e Identità siciliana

Finalmente una Sagra (oggi “Mandorlo”) che nel suo programma ripudia il rigassificatore e tutto l’equivoco culturale ed economico che ci siamo dovuti sorbire negli anni passati.

Che ciò accada  mentre è sindaco di Agrigento Lillo Firetto sindaco di quella Porto Empedocle del rigassificatore, lo facciamo notare non tanto  per ironia della sorte ma più probabilmente per il contrappasso di una storia che spesso si fa beffe di noi tutti.

A scorrere il programma presentato stamane in conferenza stampa dal sindaco Firetto, insieme  al direttore del Parco Giuseppe Parello e Francesco Giordano del Dipartimento identità siciliana della Regione, non si può fare a meno di notare che Unesco e Identità siciliana ci sono dentro a piene mani e vi hanno profuso tutti gli ingredienti per far lievitare questa “nuova sagra”.

Lo ha anche sottolineato il sindaco Firetto che da Agrigento sta imparando molto e che è solito proiettare “fra vent’anni” decisioni e programmi della sua amministrazione che non riguardano solo la viabilità e il centro storico.

Il settantaduesimo “Mandorlo in fiore” (questa la nuova denominazione) inizia il 4 marzo  e termina il 12 marzo con la tradizionale premiazione dinanzi al tempio della Concordia. Da notare che “Agrigento” appare solo nei manifesti mentre all’interno del programma si insiste nel chiamare la città “Girgenti”, probabilmente per  un tocco di nostalgia al quale i programmatori non si sono voluti sottrarre.

In dettaglio gli appuntamenti sono molto intensi e si inizia col tradizionale Festival dei bambini nel mondo, la passeggiata della pace e della fratellanza, un concorso per il paesaggio agrigentino inframezzato da un omaggio a Leonardo Sciascia con acqueforti e fotografie di Pino Di Silvestro. Musica e danza sono tra le privilegiate con “La Sagra della Primavera” di Igor Stravinski, il festival bandistico Terre di Sicilia, Classica e anticlassica a Villa Aurea il “Canto a Tenores” della Sardegna acquisito al patrimonio culturale immateriale dell’umanità, le esibizioni dei gruppi folcloristici  partecipanti che spaziano dalla Corea del sud alla Repubblica Ceca, alla Spagna, Repubblica islamica dell’Iran, Slovacchia, India, Lettonia, Giordania, Albania, Algeria, Italia che annovera tra l’altro una robusta presenza di opera dei pupi, l’Azerbajan, la Bulgaria, l’Indonesia, la Turchia. Il Folk group san Gemiliano di Cagliari.

Fra le tradizioni internazionali dell’Unesco sono presenti Palestina e Israele accomunate  in loro performances, gli immancabili carretti siciliani, il concerto di Teresa Salgueiro e quello di Lello Analfino che essendo un noto anti rigassificatore  sarà soddisfatto della sua irruzione canora.

Il programma poi è pieno di altri piccoli eventi che non trascurano il Teatro della Posta vecchia, lo spazio della Chiesa di san Pietro, il collegio dei Filippini con mostre e laboratori.

E’ chiaro che non potevano mancare la fiaccolata del mercoledì e la sfilata di domenica.

Di tutto questo ben di Dio finalmente l’Unesco e le identità siciliane l’hanno messo a profitto. Speriamo che col tempo non si contraddicano.

Gli agrigentini non dovrebbero consentirlo.

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