Akragas, “oppio” degli agrigentini: festa grande per dimenticare i disastri di una...

Akragas, “oppio” degli agrigentini: festa grande per dimenticare i disastri di una città

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Akragas, la Curva sud straripante di tifosi

Oggi è il gran giorno. Oggi è il giorno del possibile, probabile, ritorno dell’Akragas nel calcio che conta. Oggi è il giorno della festa. Almeno lo sperano il migliaio di tifosi che seguiranno la squadra biancazzurra in trasferta in quel di Roccella Jonica dove alla compagine di Vincenzo Feola basterà un solo punto per avere la matematica certezza della promozione in Lega Pro. Dopo tantissimi anni Agrigento torna alla ribalta del calcio, facendo i dovuti scongiuri. La città è in trepida attesa e pronta ad esplodere in una grande festa, dimenticando per una volta i numerosi problemi che la affliggono ormai da anni, dalla viabilità, davvero alla stregua di un paese da terzo mondo, all’emigrazione dei giovani in cerca di lavoro, alla vicenda del Consorzio Universitario, allo scandalo delle commissioni consiliari, alle inchieste sul Prg da parte della Magistratura, alla “Carica delle 104, l’inchiesta condotta dalla Digos e coordinata dalla Procura della Repubblica relativa ad un giro di mazzete e favoritismi alla Asp, ai vari crolli che hanno interessato varie parti della città con famiglie che hanno abbandonato, forzatamente le loro case, al cedimento di una parte del lungomare delle Dune che ha portato con se un pezzo della pista ciclabile, alla Cattedrale chiusa, ai treni a lunga percorrenza soppressi, al Viadotto Morandi chiuso, con inevitabili conseguenze, ai commercianti di via Atenea che stanno vedendo morire il cosidetto salotto buono della città, ad un Comune che con tutto il rispetto è commissariato e non ha un sindaco, e per tornare un po indietro, al tristemente famoso aeroporto di Agrigento, promesso, promesso e mai realizzato. E forse sarebbe il caso di continuare o di mettere il canonico “ecc. ecc.”.

Ma oggi dicevamo gli agrigentini ed Agrigento non voglino pensare a tutto questo. Oggi i pensieri, la testa, il cuore sono tutte per undici magliette biancazzurre che si trasformano in una sorta di “oppio” e riescono (speriamo sia così)  a far gioire un popolo che da tempo, troppo tempo, è prostato alle sofferenze di una città in ginocchio e che spera, già dalle prossime elezioni, di poter cominciare ad alzarsi e camminare. Intanto l’Akragas lo sta già facendo.

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