Angelo Truisi, bruciato e vilipeso: di lui resta un profilo Facebook

Angelo Truisi, bruciato e vilipeso: di lui resta un profilo Facebook

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La triste storia di Angelo Truisi è una vicenda che ha toccato e scosso profondamente la comunità licatese in particolare ed agrigentina (intesa come provincia) in generale. Un ragazzo come tanti, un ragazzo che purtroppo, rispetto ad altri, ha scelto strade, compagnie e modi di vivere sbagliati. Ma un ragazzo come tanti, dicevamo.

Aveva, a quanto pare, una ragazza dalla quale si era lasciato da poco, amici di infanzia, sogni nel cassetto, una mamma, un telefonino, un profilo Facebook per condividere le proprie emozioni e le proprie quotidianità.

Anche Truisi aveva amici su Facebook, e aveva foto, condivisioni, post. Insomma, se qualcuno pensa che fosse un mostro si sbaglia. Era un ragazzo come tanti altri,  e per certi versi “diverso” dagli altri. Diverso perchè era entrato in un mondo che ti fa vedere le cose in maniera sbagliata e che è un modo pericoloso. Un mondo brutto che tutti i ragazzi dovrebbero evitare. E che lui non ha scansato finendo dentro e finendo ucciso.

Un assassinio brutale, una violenza bieca ed inaudita. E’ stato ucciso così, Angelo Truisi il giovane fabbro di Licata scomparso nel dicembre 2014 ed il cadavere bruciato e vilipeso ritrovato nei primi giorni di gennaio. Ad armare la mano degli assassini ora in carcere la vendetta. La giovane vittima è stato punito per non aver completato il pagamento di alcuni debiti contratti nel contesto di un traffico di cocaina.

Bruciato, Angelo Truisi, probabilmente per non lasciare tracce. Una però è ancora presente, il suo profilo Faceook, con amici, tanti amici, foto, post, mi piace e tante altre cose che lo accomunavano a tanti giovani come lui.

Ma Angelo era finito in un mondo brutto. Un mondo che i giovani devono evitare, lui non lo ha fatto.

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