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Appalti e corruzione: sei arresti, tra loro ex vicesindaco Perricone (video)

Un vero e proprio ‘comitato di affari’ capace di influire sulla gestione politica ed amministrativa del Comune di Alcamo (Trapani) e soprattutto nella assegnazione degli appalti pubblici è stato scoperto dalla Guardia di Finanza di Trapani.

Dall’alba di oggi i finanzieri hanno arrestato quattro persone, fra cui l’ex vice sindaco di Alcamo Pasquale Perricone, dato esecuzione a due arresti domiciliari e un divieto di dimora e sequestrati beni e disponibilità finanziarie. I provvedimenti sono stati emessi dal Gip di Trapani su richiesta della Procura.

L’accusa è di associazione per delinquere finalizzata alla realizzazione di reati contro il patrimonio e la pubblica amministrazione Destinatari dei provvedimenti sono Pasquale Perricone, imprenditore ed ex vicesindaco di Alcamo con l’amministrazione Bonventre Girolama Maria Perricone, Marianna Cottone e Emanuele Asta, dipendente regionale del Centro per l’impiego; posti agli arresti domiciliari Francesco Cruciata e Mario Giardina, e divieto di esercizio dell’attività professionale per Domenico Parisi, rappresentante dell’associazione temporanea di imprese che gestiva l’appalto di riqualilficazione del porto di Castellammare.

Il comitato di affari in odore di mafia sarebbe stato capace di influire prepotentemente anche nella gestione della Banca “Don Rizzo”, determinandone nel 2014 la nomina di un consigliere di amministrazione e influenzandone le scelte. Questa mattina i finanzieri del comando provinciale di Trapani hanno arrestato Pasquale Perricone, costruttore, ex vice sindaco di Alcamo con l’amministrazione Bonventre, insieme a Girolama Maria Perricone, Marianna Cottone e Emanuele Asta, dipendente regionale del Centro per l’impiego; posti agli arresti domiciliari Francesco Cruciata e Mario Giardina, e divieto di esercizio dell’attività professionale per Domenico Parisi, rappresentante dell’associazione temporanea di imprese che gestiva l’appalto di riqualilficazione del porto di Castellammare. Sequestrati anche beni e disponibilità finanziarie riconducibili agli arrestati.

L’indagine è scaturita dal fallimento di una società, la Nettuno, incaricata dei lavori di riqualificazione del porto di Castellammare: la procura ha svelato la natura fraudolenta della bancarotta, che ha provocato la distrazione di circa 4 milioni di euro, e ha accertato il ruolo occulto di Perricone nell’amministrazione della società fallita e della Cea, aggiudicataria dell’appalto insieme alla Coveco, società veneta nota per lo scandalo del Mose di Venezia. Perricone, pur non figurando ufficialmente in alcuna delle società, era in realtà il regista di una operazione pianificata fin dall’inizio per disperdere in mille rivoli non tracciabili le risorse di denaro pubblico affluite nelle casse della Cea destinate alla realizzazione del porto di Castellammare, già oggetto di una indagine penale per l’uso del cemento depotenziato.

“Perricone – dice il sostituto procuratore Ambrogio Cartosio –  era il dominus assoluto. Più che un comitato di affari abbiamo accertato, in questo caso, l’esistenza di un controllo assoluto e capillare da parte di Pasquale Perricone su una rete di società da lui formate con lo scopo di acquisire pubblici appalti, organizzare corsi di formazione professionale e commettere  una serie di reati che sono più redditizi. Ciò attraverso un giro di prestanome che avevano intestate le società e che eseguivano rigorosamente i suoi ordini. Si tratta di uno scenario complesso e inquietante da cui emerge il forte legame tra Perricone e la politica. Emerge anche uno spaccato di quello che succede nel Comune di Alcamo. Perricone decideva quello che bisognava fare in Consiglio comunale, il piano triennale delle opere pubbliche è stato scritto da lui. Lo scopo era quello di racimolare soldi in tutti i modi immaginabili”.

Perricone, secondo alcuni collaboratori di giustizia, sarebbe contiguo alla famiglia mafiosa dei Melodia di Alcamo, che in un determinato periodo lo aveva eletto a “uomo di riferimento” nel campo imprenditoriale e all’interno dell’amministrazione comunale di Alcamo. Nell’indagine sarebbero diversi gli indizi che lasciano presumere che Perricone, nell’ascesa imprenditoriale e politica, “si sia consapevolmente avvantaggiato del beneplacito della famiglia mafiosa dei Melodia”.

Tra i reati contestati al Perricone anche quello di aver organizzato una truffa con i corsi formazione professionale, organizzando una fitta rete di società intestate a prestanomi, che hanno simulato l’organizzazione di corsi fantasma incassando i finanziamenti pubblici e assegnando posti di lavoro in cambio di favori e altre utilità. In questo modo Perricone era riuscito a corrompere un funzionario direttivo del Centro per l’Impiego di Alcamo, Emanuele Asta, in cambio della  disponibilità ad attestare falsamente la regolarità dei corsi fantasma, preannunciando data e ora delle ispezioni a sorpresa.

In tutto sono 32 le persone coinvolte nelle indagini, per reati che vanno dall’associazione per delinquere, alla corruzione aggravata, bancarotta fraudolenta, abuso d’ufficio, intestazione fittizia di beni fino alla truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche.

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