Appalti truccati, 7 misure cautelari e 39 avvisi di garanzia; due sindaci...

Appalti truccati, 7 misure cautelari e 39 avvisi di garanzia; due sindaci indagati

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Luciana Panissidi, Tindaro Giuttari, Salvatore Colonna, Michele Cappadona, Giuseppe Busacca, Carmelo Zeus, Giuseppe Pizzo

Patti e affari, conferenza stampa
Patti e affari, conferenza stampa
Un terremoto giudiziario ha investito il comune di Patti, in provincia di Messina. Sette persone sono state raggiunte da un’ordinanza di applicazione di misura cautelare nell’ambito dell’operazione “Patti & Affari”, condotta dagli agenti della polizia di Stato. Gli indagati, a vario titolo, dovranno rispondere di associazione a delinquere finalizzata a reati contro la pubblica amministrazione nonchè dei reati di turbata libertà degli incanti, frode in pubblici servizi, abuso induttivo, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Al centro dell’inchiesta le gare per l’assegnazione di servizi di assistenza socio-sanitari. La Procura di Patti ha inoltre emesso 39 avvisi di garanzia: tra i destinatari figurano l’attuale sindaco del comune del messinese, Giuseppe Mauro Aquino, e altri amministratori comunali attualmente in carica, ma anche l’ex sindaco Giuseppe Venuto e l’ex vicesindaco Francesco Gullo, oltre al sindaco del comune di Librizzi, Renato Cilona. Le ordinanze di applicazione di misura cautelare sono state emesse dal gip presso il Tribunale di Patti. Agli arresti domiciliari sono finiti Giuseppe Busacca, 58 anni, di Ficarra e residente a Pace del Mela, presidente di una cooperativa; Michele Cappadona, 59 anni, di Patti, imprenditore e presidente di cooperative; Salvatore Colonna, 61 anni, di Patti, funzionario amministrativo del Comune; Giuseppe Pizzo, 61 anni, di Raccuja, presidente di cooperativa. Invece, Tindaro Giuttari, 57 anni, imprenditore di Patti, è stato raggiunto dalla misura del divieto di dimora nel comune messinese. Infine, sono stati sospesi dalle loro funzioni per 8 mesi Luciana Panissidi, 61 anni, dirigente del Comune di Patti e Carmelo Zeus, 62 anni, funzionario amministrativo del Comune di Piraino. Le indagini, coordinate dal procuratore di Patti, Rosa Raffa, e dal sostituto Rosanna Casabona, si sono protratte per mesi ed hanno comportato l’acquisizione documentale degli atti relativi a numerose gare d’appalto nel periodo 2008/2013.
“Dall’analisi degli elementi raccolti – è stato reso noto nel corso di una conferenza stampa – è emersa la sussistenza di un sodalizio criminale tra politici e imprenditori nel comune di Patti, nel periodo della Giunta Venuto, in cui era assessore ai servizi sociali Francesco Gullo. In buona sostanza, attraverso la violazione sistematica delle regole della libera concorrenza nelle procedure negoziali, nonchè attraverso la non corretta applicazione delle norme stabilite dalle leggi in materia e dal codice appalti sarebbe stato possibile garantire ad un ristretto gruppo di imprenditori collusi (capeggiato da Pizzo e Cappadona) il sostanziale monopolio dei servizi sociali”.
Il metodo applicato (definito “giochetto” dagli stessi indagati) era quello di invitare alle gare le sole ditte con sede nel distretto 30 (avente comune capofila Patti) ed appartenente al gruppo di controllo di Pizzo e Cappadona; quindi, alle gare si presentava solo quella che – previo accordo – avrebbe dovuto essere designata ovvero, in caso di presentazione delle altre invitate, queste avrebbero fatto in modo di presentare condizioni meno vantaggiose per l’amministrazione o avrebbero commesso una irregolarità formale che ne comportava l’esclusione. Nella richiesta è stata ipotizzata la presenza di un’associazione a delinquere capeggiata da Pizzo e Cappadona. In seguito al passaggio alla nuova Giunta Aquino, nel giugno 2011, si sarebbe registra un cambiamento degli equilibri politici e l’ingerenza del clan sarebbe venuta meno. Gli investigatori, in questa fase, avrebbero assistito ad “un cambiamento di strategia degli imprenditori che cercano di consolidare la posizione predominate anche con i nuovi arrivati”. Così è emersa la presenza di nuovi soggetti (Giuttari, Busacca) che sarebbero riusciti ad inserirsi nelle assegnazioni ed a rompere il predominio di Pizzo e Cappadona, ma ciò si sarebbe verificato soltanto in una prima fase in quanto, a partire dalla fine del 2011, il gruppo si sarebbe ricompattato e sarebbero state riscontrate, hanno reso noto gli inquirenti, “svariate ipotesi di turbative d’asta che si protraggono per tutta la durata del periodo di osservazione (fino alla metà del 2012). In questa fase non e’ ravvisabile la presenza di un’associazione, ma di una strategia condivisa tra gli imprenditori di volta in volta impegnati, a volte con la partecipazione degli amministratori”. Il gip ha riconosciuto, nella maggior parte dei casi, la sussistenza dei gravi indizi dei reati ipotizzati. “Nel corso delle indagini – è stato reso noto nel corso della conferenza stampa – è emersa la reiterata ingerenza di politici nelle assunzioni di personale in seguito alla assegnazione dei servizi. In buona sostanza, dopo la vittoria nella gara, l’imprenditore assegnatario era sistematicamente contattato dai politici ovvero dai dipendenti comunali incaricati dai politici di segnalare i nominativi di personale da assumere; gli imprenditori accettavano tale imposizione inserendo i lavoratori segnalati, anche se, a volte, privi dei titoli necessari, incompetenti o, comunque, non preparati come altri assunti in precedenza dalle cooperative e che, a causa delle imposizioni politiche, dovevano essere licenziati”. Il gip, per tale condotta, nella sua ordinanza, ha riconosciuto la fortissima ingerenza dei politici ed il legame tra queste assunzioni ed il contesto elettorale di riferimento (trattandosi di una sorta di remunerazione per i voti ricevuti) evidenziando in piè occasioni che era provato il collegamento tra le segnalazioni politiche e le assunzioni, ma ha escluso che tale condotta potesse integrare il reato di corruzione per assenza di prova dell’ingerenza dei politici nella fase precedente delle procedure negoziali. Ciò avrebbe comportato l’assunzione, in molti casi, di personale non preparato, che ha fornito servizi scadenti in settori delicati come l’assistenza ai disabili, ai minori, nelle colonie, tant’è che è stata ipotizzata l’esistenza di più reati di frode nelle pubbliche forniture per l’assunzione di personale privo del titolo Osa – operatore socio assistenziale, richiesto dai bandi.

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