Arnone a processo ad Agrigento (tentata estorsione) e Caltanissetta (calunnia)
Una giornata campale per l’ex consigliere comunale ed ex esponente del Pd, Giuseppe Arnone, quella odierna. Impegnato su più fronti e costretto a rincorrere giudici ed udienze. Alle 9,30 era imputato avanti il Gup del Tribunale di Agrigento di tentata estorsione e lesioni personali aggravate. E’ la nota vicenda che ha avuto per protagonista, suo malgrado, Maria Grazia Di Marco, ex cliente e forse ex amica di Arnone la quale, secondo il suo racconto sarebbe stata picchiata proprio da Arnone provocandole lesioni medicate in ospedale che sono state debitamente fotografate, tanto per lasciare prova oltre i referti medici. La mancata firma di una procura, questa on sintesi la storia, avrebbe provocato la reazione di Arnone che avrebbe mandato al Pronto soccorso la malcapitata donna. Ma in questa vicenda è accaduto anche altro: il figlio della Di Marco, nell’immediatezza dei fatti, appena saputo dell’accaduto avrebbe voluto farsi giustizia da solo recandosi nello studio legale di Arnone munito di robusta chiave tubolare. E’ stato fermato in tempo dai carabinieri allertati proprio dalla madre che temeva il peggio. E l’udienza odierna è servita ad Arnone, assistito dall’avvocato Valentina Riccobene, per rendere interrogatorio e per definire il rito scelto: l’abbreviato. Una lunga deposizione, non senza toni polemici talvolta anche pesanti all’indirizzo del pubblico ministero Maggioni che ha condotto Arnone, da imputato, davanti al Gup. Il processo ormai è in dirittura d’arrivo: la donna picchiata non verrà interrogata e saranno utilizzati i verbali sinora resi. Il prossimo 10 luglio altra e definitiva udienza con le conclusioni delle parti e la sentenza. Smessi i panni dell’imputato, Arnone ha indossato la toga e nel primo pomeriggio ha preso parte, come avvocato, al processo sui centri commerciali che è stato quasi subito rinviato al prossimo 9 luglio. Frattanto, in contemporanea, Arnone era atteso (per le 16) a Caltanissetta, rivestendo nuovamente i panni dell’imputato, dato che è accusato di calunnia ai danni dell’ex procuratore della Repubblica di Agrigento, Ignazio De Francisci e dell’ex procuratore aggiunto, Claudio Corselli. Il processo nisseno è cominciato in ritardo perché si aspettava l’arrivo da Agrigento di Arnone. In aula ad attenderlo il giudice monocratico, Walter Turturici, il pubblico ministero Di Stefano, il procuratore Corselli e i suoi avvocati, l’avvocato Riccobene. Assenti, il procuratore aggiunto di Palermo, che verrà interrogato il prossimo 12 luglio e, fatto nuovo per l’opinione pubblica, l’ex sostituto procuratore della Repubblica, Laura Cameli che aveva denunciato Arnone, sempre per calunnia e che si è costituita in giudizio mediante l’avvocato Lillo Fiorello. Quindi tre parti civili e non due come si è saputo sino ad oggi. L’udienza è cominciata con la deposizione del procuratore aggiunto di Siracusa, Claudio Corselli che ha spiegato per filo e per segno le ragioni della infondatezza delle critiche e delle accuse mosse da Arnone in trasmissioni televisive, manifesti e persino esposti all’autorità giudiziaria. Prima ancora che deponesse il sostituto commissario Domenico Urso della Digos di Agrigento, che ha confermato in aula il tenore delle accuse rivolte da Arnone ai magistrati, lo stesso Arnone ha voluto rendere dichiarazioni spontanee per tentare di rintuzzare le affermazioni di Corselli. E l’imputato, come suo solito, ha infastidito persino il giudice monocratico Turturici laddove con fare spocchioso ha affermato: “Io sono un cassazionista, non un pescivendolo”. Ed il magistrato di rimando: “Cassazionista si, ma si assume la responsabilità di quello che dice qua dentro”. Lunga la teoria arnoniana di fatti e misfatti e di denunce e controdenunce nel tentativo di dare credibilità alle gravi affermazioni pronunciate. Il processo è stato aggiornato al 12 luglio con l’interrogatorio di Arnone il quale ha rivelato in udienza che proprio in quella data avrebbe dovuto presentarsi avanti il Consiglio dell’Ordine degli avvocati in funzione disciplinare. Ha già assicurato che non andrà davanti i colleghi ma si presenterà a Caltanissetta.








che sballo sta foto…
I nodi per Arnone stanno cominciando ad arrivare al pettine e, possiamo scommetterci che se ne aggiungeranno numerosi altri. Per troppo lungo tempo gli è stato consentito di farla franca e finalmente è arrivata l’ora della GIUSTIZIA.
Gentile direttore,
Il nostro Eurodiffamatore-rottamatore-calunniatore-ecogiustizialista-cassazionista-picchiatore di clienti indifese, sta inguaiato di brutto. Non sa più in quali tribunali andare a piangere (processi a destra e a manca) povero pepè ma come ti sta per finire,,, tu, si proprio tu, il mitico paladino della legge, il difensore di moncada campione e compagnia bella, trattato come un qulunque imputato da quattro soldi….
Pepè ti lascio con immenso piacere per le tue disgrazie, augurandomi di vederti al più presto …
OCCHI DI GHIACCIO