Arnone e la “Santa crociata” anti-Gennaro
Passa da Agrigento, almeno così si vorrebbe fare, attraverso esasperate forme di attacchi sottoforma di interventi in tv, volantinaggio, interventi pubblici, la corsa per la nomina del nuovo Procuratore della Repubblica di Catania. Nel mirino di Giuseppe Arnone, noto ambientalista con la passione di attaccare i giudici (taluni, però, non tutti) è finito il magistrato Giuseppe Gennaro, tra i più accreditati a ricoprire l’alta funzione di capo della Procura etnea. Domenica scorsa, Arnone, si è presentato al Palaghiaccio di Catania nel corso della convention organizzata per lanciare il nuovo movimento politico del presidente della Regione, Raffaele Lombardo e dopo aver tenuto un intervento basato sull’aggressione a Gennaro e ai rivali politici che non vogliono il Pd nella Giunta regionale, ha distribuito volantini e volantoni aventi per tema appunto le accuse a Gennaro e alla parte di Pd avverso. L’iniziativa di Arnone non è nuova di zecca e fa il paio con altre analoghe intraprese che hanno avuto il valore di interferire nell’attività giudiziaria e in quella del Csm chiamato a nominare il nuovo Procuratore della Repubblica di Catania.
Infatti, qualche anno fa quando ad Agrigento arrivò il momento di nominare il nuovo capo della Procura, Arnone irruppe a piedi uniti sulla candidatura, più accreditata, del magistrato Vittorio Lo Presti. Interventi pubblici, libri, conferenze stampa tesi a delegittimare il giudice furono all’ordine del giorno. Di fatto, gli interventi di Arnone si rivelarono vere e proprie interferenze rispetto all’attività del Csm e ad Agrigento venne mandato Ignazio de Francisci. Lo Presti querelò Arnone ma la poltrona di procuratore andò in fumo. Qualche tempo dopo, Arnone, pubblicamente e con una lettera, auspice l’avvocato Diego Galluzzo, chiese scusa a Lo Presti. E la vicenda finì a tarallucci e vino. Il magistrato si accontentò delle pubbliche scuse dell’ambientalista che evitò così una condanna penale. Già prima della vicenda Lo Presti, Arnone si era lanciato a testa bassa contro l’allora Procuratore della Repubblica, Giuseppe Vaiola e il sostituto procuratore Giuseppe Miceli. Accuse a non finire. I due magistrati furono travolti dall’onda emozionale creata dall’impatto mediatico. Poi, a bocce ferme e con la serenità dovuta, venne fuori che i due giudici non avevano colpe da scontare
Recentemente, sempre Arnone, è entrato in rotta di collisione anche con lo stesso De Francisci (dopo aver pubblicamente detto di aver sponsorizzato la sua nomina riuscì persino a scrivere un documento con il quale annunciava di “avere avviato la procedura di rimozione del procuratore capo di Agrigento) l’ex procuratore aggiunto Claudio Corselli e il giudice Sara Marino. In quest’ultimo caso le iniziative di Arnone scatenarono la reazione – mai avvenuto prima – della sottosezione dell’Associazione nazionale magistrati che intervenne a tutela della collega. Ad ogni buon conto, oggi Arnone è imputato di calunnia e diffamazione in due distinti processi pendenti a Caltanissetta: uno per Corselli e De Francisci; l’altro per il giudice Marino.
In questa ottica si inserisce l’attività di contrasto verso il giudice Gennaro, in corsa per la poltrona di procuratore capo a Catania. E qui subentra la politica. Arnone sostiene il governatore Lombardo nonostante i noti problemi con la giustizia. In altre situazioni e con altri personaggi, Arnone avrebbe fatto ferro e fuoco. Questa volta no. Comprendendo che Lombardo rappresenta la sua ultima chanche politica lo difende a spada tratta. E lo difende anche da Gennaro che, come è noto, sostiene fortemente il rinvio a giudizio del governatore per i fatti di mafia emersi dall’inchiesta Iblis. Avere Gennaro procuratore a Catania sarebbe una iattura non solo per Lombardo e la frangia dei suoi sostenitori ma anche per il governo regionale che, a fronte di una quasi scontata decisione in direzione del rinvio a giudizio di Lombardo, avrebbe vita breve. Ecco, dunque, l’attivismo di Arnone anche in trasferta che ritiene in questo modo di fornire elementi di disturbo al Csm chiamato a decidere. Ed ecco venir fuori storie vecchie che riguardano Gennaro riportate in una moltitudine di blog e siti internet. La vicenda della casa, l’attività di magistrato ed altro ancora. Tutte storie che il plenum del Csm ha archiviato una volta per tutte lo scorso 16 giugno. Cosi aveva fatto in precedenza la Procura di Messina, con una inchiesta del 2004, che portò ad un decreto di archiviazione in cui le accuse si definivano “infondate”. Lo stesso aveva fatto il Consiglio Giudiziario che ha dato il lasciapassare alla candidatura a procuratore capo a Gennaro, rispondendo al dossier presentato contro di lui dal magistrato oggi in pensione Giambattista Scidà. Lapidaria la motivazione: “Il contenuto della nota è del tutto irrilevante, trattandosi di fatti pregressi notoriamente definiti in tutte le competenti sedi istituzionali”. Oggi vengono riproposte da Arnone le stesse argomentazioni già falcidiate dai provvedimenti giudiziari. Ma Arnone non tiene conto di un fatto indiscutibile: l’aria è cambiata e nessuno è più disposto a subire supinamente le sue intraprese.
(tratto da Grandangolo – il giornale di Agrigento – nr. 26 del 2 luglio 2011)







