Agrigento

Asp di Agrigento, l’ex direttore generale Ficarra replica a Cimo

«Il confronto e la collaborazione sinergica con le organizzazioni sindacali sono concepiti dalla Direzione strategica dell’Asp di Agrigento come valori inderogabili su cui imperniare la costante ricerca di migliorie per la qualità dell’offerta sanitaria. In questa prospettiva, e a differenza di quanto sostenuto dalla Segreteria regionale del Cimo, nessuna prerogativa sindacale è misconosciuta o rinnegata dall’Asp di Agrigento».

È quanto scritto in un comunicato stampa del’Asp, contattata nei giorni scorsi da Insanitas per avere una replica a quanto dichiarato dal sindacato dei medici che aveva attaccato pesantemente il dg Salvatore Lucio Ficarra (nella foto).

«Fra le prerogative sindacali ovviamente c’è anche la possibilità di poter fornire dei rappresentanti per la sicurezza dei lavoratori (RLS) secondo quanto stabilito dal decreto legislativo 81 del 2008- aggiunge l’Asp- Contrariamente da quanto sostenuto dal CIMO, tuttavia l’individuazione delle figure di riferimento non è oggetto di una designazione diretta di parte sindacale ma scaturisce da una procedura elettiva, secondo peraltro un chiaro parere in merito, richiesto dall’Asp, espresso dall’ARAN lo scorso 15 marzo».

Il comunicato prosegue così: «La presenza del sindacato nel luogo di lavoro è garantita, presso l’Asp di Agrigento, non da una Rappresentanza Sindacale Aziendale (RSA) ma dalla RSU, cioè dalla Rappresentanza Sindacale Unitaria che, a differenza della RSA, è composta da membri eletti dai lavoratori e non nominati direttamente dall’organizzazione sindacale. Anche l’individuazione dei rappresentanti per la sicurezza dei lavoratori avviene nell’ambito della RSU i cui componenti, come sancito da un recente pronunciamento del Giudice del lavoro del Tribunale di Agrigento, “subentrano” ai dirigenti delle RSA nella titolarità di diritti e tutele».

«Sotto questo profilo e nel rispetto della normativa- afferma il direttore generale Salvatore Lucio Ficarra- un referente del CIMO non può definirsi e autoqualificarsi come rappresentante per la sicurezza dei lavoratori. In mancanza di questo riconoscimento alla referente CIMO non può essere fornito il cosiddetto DVR ossia il documento di valutazione dei rischi, un elaborato non certo segreto ma la cui valutazione, per competenza, è affidata ai soli RLS».

Secondo Ficarra «il ‘diniego’ sostenuto dal funzionario competente ex L.241/90 non discende da un’interpretazione della norma ma dall’applicazione pedissequa della stessa che abilita all’accesso al DVR solo i soggetti individuati dall’articolo 18 del T.U. 81/08. Dettaglio, questo, che sia il CIMO che la dipendente autoproclamatasi RLS dovrebbero conoscere».

«Ancora a differenza di quanto sostiene il CIMO- continua Ficarra- la responsabilità del Servizio di prevenzione e protezione è affidata, a seguito di selezione pubblica, a personale qualificato dotato di adeguata e comprovata esperienza in altra Asp per un periodo di oltre dieci anni. In questo ambito, nel recente passato e dopo la nomina dell’attuale responsabile, abbiamo ricevuto, valutato e respinto una proposta di consulenza da parte di un ex dipendente Asp, in palese conflitto d’interessi con l’Azienda, poiché questa amministrazione, visti i precedenti dello stesso e l’attuale pendenza di un contenzioso promosso cotro l’Asp, ha ritenuto inappropriato ed inopportuno accettare la suddetta consulenza ancorché il dipendente sia stato poi assolto per i reati contestatigli».

«Infine- conclude il Direttore generale Asp- vorrei precisare che questa amministrazione è ben lieta che il CIMO stia valutando l’opportunità di adire alle vie legali poiché ciò consentirebbe all’Asp di Agrigento di poter fare ulteriore chiarezza sui comportamenti di ciascuno».

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