Aspettando Pepè
Non chiedeteci come andrà a finire perché non lo sappiamo.
Come facciamo a saperlo? Non è che siamo il mago di Tobruk o il mago Otelma. La domanda, “che farà Pepé?”, che rende tristi e sconsolate le giornate delle famiglie agrigentine, per ora rimane senza risposta. Neanche noi, che modestamente ci fregiamo del prestigioso titolo (meritato) di “esperti in pepélogia” e che ci sentiamo secondi solo al nostro direttore, che occupa il posto più alto in questa scienza moderna, neanche noi, dicevamo, siamo in grado di dirvi come andrà a finire. In questi giorni ce lo chiedono tutti, grandi e piccini: “il trenta per cento del suo tempo ce lo dedicherà o no?” Noi ostentiamo tranquillità e spargiamo sicurezza per evitare tumulti di piazza ed angosce di massa, ma non ci possiamo a lungo nascondere dietro un dito. Tra di noi possiamo dircelo: qui il rischio che Pepè Arnone abbandoni e molli tutto, è serio. I segnali cominciano ad esserci: ad occhio e croce sarà già passato quasi un mese senza un posterbus, senza un manifesto senza una carnevalata, senza una apparizione televisiva.
Solo una striminzita dichiarazioncina di una decina di righe. Dieci striminzite righette solo per dire che lui aveva avuto ragione nella faccenda Asi. Perché avesse ragione non si capisce, però lui lo dice. E, chi poteva dubitare che avesse ragione ? Chi poteva mai mettere in discussione questo “assunto a priori “, come ci insegnavano sui banchi di scuola i nostri insegnanti di filosofia? Non c’era alcun bisogno che Pepé prendesse carta e penna per ricordarcelo: lo sappiamo già per fede. Poi, dopo questa uscita, niente più; il silenzio più assoluto. Prima e dopo queste poche righe il vuoto abissale, un silenzio angosciante. Ormai Giacomo Di Benedetto impazza in tivù: Di Benedetto di qua, e Di Benedetto di là, Di Benedetto di sù e Di Benedetto di giù. Sta dilagando. Mentre Pepè sembra scomparso. “Missing” direbbero gli inglesi; anzi “Lost” (smarrito, perso). E noi che facciamo ? Ci mettiamo a scrivere di Di Benedetto? Ma siete ammattiti? Ma che c’importa? Fra qualche migliaio di anni chi se lo ricorderà più questo Di Benedetto? E voi pensate che noi possiamo perdere tempo con uno di cui si perderà la memoria nel breve volgere di un millennio? Con Pepé è diverso, ci trascina nell’immortalità. E poi, che valore hanno le dichiarazioni di Di Benedetto che ascoltiamo in tivù ? Parla sulla crisi dell’Italcementi che minaccia di licenziamento centinaia di famiglie o sulla scuola o su altre quisquilie. Pepé affrontava argomenti di ben altro spessore: la tessera del Pd, le controversie con suoi colleghi, magliette stampigliate, compravendite di case abusive, testate ai clienti… insomma, costituiva una guida! Esternava su tutto e ci dava la rotta. Non avevamo bisogno di arrovellarci il cervello per orientarci tra gli accadimenti: ci pensava lui ad interpretarli ed a spiegarceli. A noi bastava la sera aprire la tivù o, se proprio non ce la facevamo più, correre al computer ed eravamo a posto. Trovavamo quanto ci serviva per continuare a vivere. Ogni fatto era analizzato e commentato in tempo reale: “real time”, direbbero gli inglesi (Oggi ci scappa l’inglese; che volete farci?) e ci preparava ad affrontare le difficoltà della vita. Costituiva un faro, un nocchiero. Era la Luce, la Verità, la Via. Ogni società ha bisogno di una guida morale. Ad Agrigento avevamo Pepé. É proprio vero che l’importanza delle cose la si apprezza quando ce ne priviamo. Un mese senza Pepé e già siamo in crisi di astinenza. Dopo la trombatura di Pepè il nostro direttore ha titolato “Agrigento liberata”. Si è messo a fare lo spocchioso. “Liberata” da che? Da Pepé? Ed ora come si ride? Si, Agrigento si sarà liberata di qualche testata, di qualche giullarata ma ora come lavoreranno gli avvocati? E come faranno a lavorare tipografie, giornalisti, giornalai, attacchini? Qui arriva un crollo dell’economia che manco ve l’immaginate. Ed i siti? E le tivù? Chi guarderà più Teleacras?
Tolto il simpatico Ruoppolo, esiste un solo motivo per sedersi sul divano e guardare Teleacras? Chiuso. Finito. Possono arrugginire tutti i macchinari televisivi e gli impianti. Possono licenziare tutti. Nessuno vedrà più quella tivù. E i consigli comunali? Facciano tutti i contratti che vogliono a sperperare soldi pubblici per trasmettere i consigli comunali, ma non ci sarà un cane ( ahi, ahi, un cane…) che sederà davanti alla tivù per seguire la brodaglia che viene trasmessa. E le riunioni pubbliche? Chi ci andrà più senza essere sicuri di assistere a qualche giullarata, a qualche sceneggiata, a qualche rissa?
Lo sappiamo bene che fa così per punire un poco di gente: da Lumia a Lombardo a Cracolici a Russo a Cardinale. Si erano tutti impegnati a venirgli in aiuto in campagna elettorale ed invece non si è fatto vedere nessuno; un’indecenza! Ma vi pare corretto? Uno si sputtana così e poi lo lasciano solo come un cane (ahi, ahi ! Sempre ‘sti cani..). Ora Lombardo si lamenta che il Pd ha deciso di sfiduciarlo; Lumia si lamenta per non essere riuscito a sfiduciare Lupo, Cracolici si lamenta per la botta in faccia che ha preso, mentre Crisafulli gongola. Ben gli sta a tutti questi; così imparano. É bastato che Pepé si ritirasse dalla scena per quindici giorni e si è scatenata l’Apocalisse. In quindici giorni. Legambiente con Fontana e Realacci che denunciano Lombardo per la storiaccia della svendida delle coste siciliane; Legambiente che si costituisce parte civile contro Marco Campione per la vicenda ospedale (con Pepè in auge, Legambiente mandava cartoline al presidente della Regione per sbloccare i finanziamenti che andavano nella saccoccia della mafiosa Impresem di Salamone e Miccichè); tutti gli amici di Pepé sconfitti: la direzione regionale del Pd che sfiducia Lombardo, Lumia che perde contro Lupo, Cracolici costretto a dire che il governo Lombardo ė una specie di comitato elettorale (avete capito? Il miglior governo dai tempi di Federico secondo – come lo definiva Pepé – che viene definito un ” comitatone elettorale…). Ora si ci mette pure Crocetta. Si è messo a dire che questo governo fa schifo e che con Lombardo non si può neanche prendere un caffè. E che, per giunta, è sotto processo per mafia. Ma cosa gli salta in mente? Pure questo Crocetta ci si mette. Dopo avere mangiato e bevuto con Lombardo ora, alla fine del pranzo, insieme a lui non vuole prendere neanche un caffé. É proprio vero che la vittoria ha tanti padri mentre la sconfitta è orfana. Ora stanno tutti lì a prendere le distanze. Capiranno presto quant’era importante Pepé. Senza posterbus, senza volantini, senza autogestite, senza sandwich senza niente di niente Crisafulli dilaga, Lupo stravince, Lombardo va a finire che lo condannano e Lumia, va a finire che non lo ricandidano.
Non è stato sufficiente neanche l’aiuto di Adragna. Senza Pepè è chiaro che sarebbe andata a finire così. Ed ora? Ora sono cazzi amari. Per tutti, anche per noi. Come facciamo senza l’aiuto di Pepé a capirci qualcosa? Con lui in campo avevamo la linea. Era il nostro “Grande Timoniere” come chiamavano Mao tze Tung, i cinesi; era il nostro ” tennõ” ovvero “sovrano celeste”, come chiamano il loro imperatore i giapponesi; era il nostro “piccolo padre” come si faceva definire Stalin dal popolo russo; era il ” Grande Leader” come i coreani del nord, in vita, chiamavano Kim Il Sung. Ogni società ha bisogno di un faro che le illumini il cammino. Noi avevamo Pepé. Non potevamo sbagliare. Bastava aspettare il suo comunicato stampa, sentire cosa diceva, fare esattamente il contrario ed eravamo sicuri di non sbagliare: Pepé andava di qua? E noi andavamo di là, ed eravamo tranquilli che l’azzeccavamo. Pepé diceva che Lombardo era il miglior presidente? Anche senza parlare con nessuno potevamo tranquillamente dire che era il peggiore ed eravamo sicuri di non sbagliare. Ferrandelli era cattivo? Allora voleva dire che era buono. Poi Ferrandelli diventa il miglior candidato possibile? Bene, se i bookmakers avessero dato uno a cento la sconfitta di Ferrandelli potevamo tranquillamente puntare sulla sconfitta di Ferrandelli e ci saremmo arricchiti, anche se, di Palermo, non sapevamo nulla. E adesso che si fa? Navighiamo nel buio più assoluto. Qui succedono terremoti, quelli veri, non queste quattro scosse dell’Emilia Romagna e non c’è nessuno che ci orienta. Per esempio: Crocetta si candida a presidente della Regione. Crocetta è uno degli amici di Pepé, quindi Pepé dovrebbe essere contento. Però nel candidarsi sferra un attacco a Lombardo come neanche Crisafulli ha mai fatto. Domanda: ma noi, caro Pepé, con chi stiamo? Stiamo con questo Crocetta che ora per candidarsi a governatore dice che Lombardo fa schifo o stiamo con Lombardo? Ah, no, caro Pepé, non ci puoi lasciare così senza la linea. Seconda domanda: il Pd sfiducia Lombardo. Votano il documento all’unanimità nella riunione di Palermo, Lumia, Cardinale, Crisafulli, Enzo Bianco, Capodicasa, Crocetta ecc., ma noi siamo con Lombardo che è “il miglior presidente dai tempi di Federico II” o siamo con Lumia, Lupo, Crisafulli, Bianco e Capodicasa che votano un documento in cui è scritto che il governo Lombardo è un comitato elettorale? Altra domanda: grazie alle intuizioni di un cervellone come Cracolici si era dato vita ad un governo che aveva “fatto la rivoluzione e distrutto il malaffare” in Sicilia. Ora Cracolici afferma che il governo Lombardo è solo un comitatone elettorale. Perfino nel documento approvato dal Pd si dice che “L’immobilismo del governo regionale e la sua incapacità di dare risposte di sviluppo ed occupazione hanno lasciato il territorio in balia di una grave crisi, che colpisce maggiormente le realtà sociali più deboli e quelle produttive.
Questo stallo, che ha dato vita a condivisibili iniziative di protesta delle forze sociali, è stato aggravato dall’attuale impostazione politica deteriore, che identifica l’azione istituzionale con la mera occupazione di potere. Da questo punto di vista la Giunta Lombardo è ormai associabile ad un vero e proprio comitato elettorale”. Bene, noi con chi stiamo? Con Lumia, Lupo, Capodicasa e Crisafulli che approvano questo documento o con Lombardo che è il “miglior presidente dai tempi di Federico II? Pepé tace. Beato Lui, però, che almeno ha le idee chiare, anche se non le esterna. Noi non ci capiamo niente. Speriamo che parli, così le chiarisce anche a noi. Se lui dirà “A”, noi faremo “B” e siamo sicuri di fare bene. Lui le sbaglia tutte, ma noi le azzecchiamo tutte. Non è poca cosa! Ecco perché senza di lui non possiamo stare. Bisogna organizzare delegazioni, appelli, gruppi su facebook per supplicarlo di tornare. “Torna, ‘sta casa aspetta te”, recita la canzone napoletana. Non “casa” intesa come Claudia Casa (che non si fa più vedere con Pepè) ma intesa come “comunità”, come popolo. Siamo qui ad spettare. Il massimo esponente del cosiddetto “teatro dell’assurdo”, ossia Samuel Beckett, alla sua più famosa opera teatrale, diede il famoso titolo: “Aspettando Godot”. E noi per non essere da meno diciamo “Aspettando Pepé”; e… “aspettando Godo”. Questa volta senza la “t” finale.
Attila








“Lost”
Esimio direttore , chi vivra’ vedra’ .
uno dei tanti politicastri per cui mi auguro morte politica e silenzio, lasciatemi godere in pace un anonimo terribile sfacelo civico
Gentile direttore,
Per il momento tutto tace, in città sentiamo la mancanza del solito pietoso, umiliante e abominevole teatrino diffamatorio del paladino pluridiffamatore pepè arnone.
Siamo felici che una persona così si sia tolta da i ball, perchè dopo venti lunghi anni è diventato ripetitivo, troppo scontato.
é arrivato il momento che tutti aspettavamo….. la resa dei conti……. adesso il coniglio si darà alla fuga come al suo solito (vigliacco)
pepè marameooooooooooooooooooo
Per ora “IL FARO” agrigentino sarà troppo occupato a difendersi in tutti i processi che in tante parti d’Italia si celebrano contro di lui. Che fine ingloriosa per un “Magistrato” – “Ambientalista” – “Sindaco” – “Depuntato” – “Senatore” MANCATO.