Attila, in esclusiva, per Grandangolo on line: “Föra da i ball!!”
Bisognerebbe avere almeno l’età di Pepè Arnone per potersi ricordare. Fu nell’anno del Signore 1967 che una casa discografica convinse un bravo, serioso e compassato attore di teatro, qual era Alberto Lupo, ad incidere un recitativo, cioè una canzone non cantata ma recitata; una specie di lontano parente del “rap” di oggi. Sfruttando la voce calda e profonda di Alberto Lupo misero in piedi un’operazione commerciale loffia e disgustosa che portò alla notorietà di massa un attore, fino a quel momento prevalentemente confinato nel pubblico dei teatri con qualche rara apparizione televisiva. Il successo fu improvviso e travolgente per Alberto Lupo che con voce suadente, su una base musicale sdolcinata e lasciva, ripeteva ” io ti amo, // in quanti modi si può dire ” io ti amo”// i love you, te quiero, s’agapò , je t’aime//”. Il testo che era di Guardabassi e Spina, era di un banale senza pari: vi si ripeteva fino allo sfinimento “io ti amo”. Lo ripeteva in italiano e poi in inglese e poi in spagnolo e poi in greco e poi in francese e così via. Nell’apprendere del risultato elettorale di Agrigento nella corsa a sindaco, con Pepè Arnone sbattuto fuori in malo modo dagli elettori dal ballottaggio e, quindi, dal Comune di Agrigento, all’unisono con migliaia di agrigentini abbiamo sentito spontaneo ed irrefrenabile salire dallo stomaco un liberatorio “Föra da i ball”!!! Adesso può succedere di tutto: che Pepè lo facciano assessore (in base alla legge elettorale, può succedere); che lo possano eleggere Presidente della Repubblica (per l’ordinamento italiano è possibile); che lo possano fare Papa (per la dottrina della Chiesa anche questo è possibile), ma consigliere comunale e sindaco di Agrigento, non lo può più essere. Almeno per i prossimi cinque anni. E tanto basta. Se lo faranno Presidente della Repubblica ci sciropperemo i suoi messaggi di fine anno dal Quirinale; se lo faranno Papa ci sobbarcheremo un viaggio per andarlo a trovare in udienza in Vaticano; ci sottoporremo al rito del bacio della Sacra Pantofola ed ogni domenica all’Angelus aspetteremo compunti la sua benedizione ” urbi et orbi”. Ma, dal Comune di Agrigento non lo sentiremo più: da lì, ormai, Arnone è “Fora da i ball”!! Ma che c’entra Alberto Lupo con tutto ciò? – chiederete voi. Già, scusate, dimenticavamo… Nell’euforia avevamo dimenticato il riferimento ad Alberto Lupo ed alla sua canzone. Appreso il risultato delle urne ed accertato che Pepe è fuori, la prima cosa che ci è venuta in mente di esclamare è stato: “föra da i ball”. Perché ci è venuto d’istinto esprimerci in padano? Non sappiamo; è un mistero anche per noi. Parafrasando la canzone recitata da Lupo che si chiedeva “in quanti modi si può dire, io ti amo” e si rispondeva in inglese (i love you) in spagnolo (te quiero) in greco (s’agapò) in francese (je t’aime), noi ci siamo chiesti: in quanti modi si puó dire ” Fuori dai c… ! “? Tra i tanti modi, “Off the balls” (inglese), “des boules ” (francese) “fuera de las pelotas ” (spagnolo) “Bên ngoài bóng” (vietnamita), “Вне шарики” (russo) “Ectòs mpàles” (greco) ” Ulkopuolisen pallot “(finlandese), “bolas fora” (portoghese), o quelli più domestici ed a noi vicini, come il romanesco o il napoletano (alla maniera di Pino Daniele nella canzone ” je so’ pazzo” ), od il toscano, ci è venuto questo padano “föra da i ball”. Giuriamo di non nutrire nessuna simpatia per Bossi, il leghismo e la Padania. Quindi, questo ” Föra da i ball” non ci è scappato a causa di simpatie politiche verso il “senatùr”. Avremmo volentieri usato il dialetto siciliano, che in quanto a sinteticità, espressività ed incisività spesso è superiore a tutte le altre lingue e dialetti; ma, se nel nostro caso, l’espressione più caustica, sintetica, perentoria, tranciante, quasi lapidaria, che ci è sgorgata di getto è di origine padana, che ci possiamo fare? E così ci è scappato di dirlo in lombardo. Vi sembra esagerato questo nostro interrogarci sul perché, presi dall’euforia, ci è venuto così naturale questo ” fora da i ball ” per scandire questo momento storico che si vive ad Agrigento? Per nulla. Il nostro inconscio a volte ci gioca di questi scherzi. E noi, che cerchiamo per quanto possibile di mantenerci raziocinanti e vigili, vorremmo spiegarci perché ci è scappato di esprimerci in lombardo. Sarà forse per un’inconsulta associazione d’idee tra Lombardo, inteso come il presidente della Regione, che voleva Pepè sindaco di Agrigento e “lombardo” inteso come dialetto; sarà perché è riaffiorato nel nostro subconscio il ricordo dell’inizio della carriera di Pepè che fu per l’appunto in Lombardia (esattamente in un comunello della provincia di Brescia o Bergamo); sarà perché il giornale per cui scrive Gianantonio Stella (che pensa che Pepé sia un combattente e non un reduce) si stampa in Lombardia; sarà quel che sarà, ma tutto ci è venuto così. Adesso, per Pepé rimane il problema di spiegare cos’è successo. Perché non si sono avverate le sue profezie. Sentite cos’ha dichiarato a Repubblica il 3 maggio scorso il nostro Pepè: “Vuole sapere come finisce? Io e Zambuto andiamo al ballottaggio e diamo il colpo decisivo, da quaggiù, alla credibilità dei grandi partiti. Di Agrigento, da lunedì in poi, si parlerà tantissimo. Vuole scommettere?” Già, caro Pepé, che dici, scommettiamo? L’abbiamo cercato a lungo il nostro Pepè, giovedì scorso, quando abbiamo letto per la firma di Emanuele Lauria, il lungo articolo dedicato alle amministrative in città, dove lo sfidava a scommettere. Volevamo dirgli che c’eravamo noi, pronti ad accettare la scommessa che aveva lanciato al giornalista di Repubblica, ma non siamo riusciti a trovarlo. Ed abbiamo perduto un’occasione, perché avremmo vinto: eravamo sicuri di vincere. Con quel suo misero risultato, ha dimostrato due cose, che gli agrigentini non lo vogliono (tranne i parenti stretti) e che quel diciotto per cento raccattato alle elezioni provinciali in città, piuttosto che essere un vero consenso per Pepè era il frutto di una lotta intestina al Pd. Una congiura ordita da Adragna, Panepinto, Cusumano (allora Pd), con il concorso di Zambuto, Riccardo Gallo e del cuginetto Fontana ed i suoi amici del Pdl, più i voti di Burgio, Campione e Miccichè, volta a sconfiggere, utilizzando Pepé, il candidato ufficiale del Pd Giandomenico Vivacqua, sostenuto dal resto del Partito. Alla riunione del pool di esperti di Grandangolo che ha esaminato l’argomento, l’esperto di cose Pd è salito in cattedra: è stato illuminante a tal proposito, proponendoci un’analisi brillante oltre che documentata, che ha convinto tutto il pool. Pepè aveva diagnosticato parlando con Lauria, che di Agrigento dopo il voto si sarebbe parlato tantissimo. In effetti se ne parlerà tantissimo. Ma non per i motivi che pensa Pepè. Se ne parlerà per il risultato del Pdl di Alfano; se ne parlerà per valutare l’esperimento dell’alleanza tra Pd e terzo polo; se ne parlerà per il risultato di un candidato donna a sindaco; e se ne parlerà per la sonora sconfitta di Pepé. Se Pepè pensava che si sarebbe parlato tantissimo di Agrigento per questi motivi, avrebbe potuto vincere la scommessa. Ma se pensava che se ne sarebbe parlato perché “io e Zambuto andiamo a ballottaggio e diamo un colpo, da quaggiù alla credibilità dei grandi partiti”, ha sonoramente perduto la scommessa. Il ragazzo si era illuso. E si era fatto male i conti. Si era affidato al solito sondaggio, depistante e taroccato, per alimentare una speranzella a cui nessuno dava credito. Ancora una volta, in una competizione elettorale, Pepè, entra Papa ed esce cardinale. Se neanche in epoca di antipolitica e di crisi dei partiti, riesce a spuntare un risultato decente ed anzi arretra ad eguagliare il risultato negativo di una quindicina di anni fa, vuol dire che è cotto. Che non è nella testa né nel cuore degli agrigentini. Lasciato solo da tutti, da Mimmo Fontana che si è tenuto prudentemente in disparte, da Claudia Casa (che non si è fatta vedere in giro) e da amici e sodali che sentivano puzza di cadavere, con gli assessori designati che rifiutavano bellamente, ha racimolato un misero risultato, che anche il mitico Fonziu Pirtusu, se si fosse candidato, avrebbe superato. È stato lasciato solo anche da Massimo Russo, assessore regionale alla sanità, che negli ultimi giorni di campagna elettorale ha perfino registrato uno spot in favore di Mariella Lo Bello. Un colpo di scena inaspettato! Cosa sia successo, dietro le quinte che noi non conosciamo, per arrivare a questo sfregio nei riguardi di Pepè non sappiamo. Ormai lo trattano tutti come una pezza da piedi; anche Russo, di cui vantava l’amicizia ed il sostegno. Il problema è come spiegare ora questo “flop” a Giustolisi. A Travaglio. A Stella, a Ferrante, a Lumia e Cracolici, che erano pronti, dice Pepè, a venirlo a sostenere al ballottaggio. Cosa gli dirà? Che ci sono stati brogli, o che gli elettori sono stati condizionati dal malaffare e dalla mafia ? Che la gente non ha capito? O non è il caso di prendere atto della sconfitta e parlare con onestà di fallimento di Pepé e portare i libri in tribunale, come ogni impresa che fallisce? Non glielo insegna come si fa, il fratellino che è commercialista? Non gliele insegna queste cose il suo amico Burgio, esperto in fallimenti? Non gliele insegna queste cose il suo amico Miccichè, esperto in bancarotte? In ogni impresa che si rispetti si fa così: quando il fatturato crolla, si va alla sezione “fallimenti” del Tribunale. Ma forse Pepè non ci va perché lui un’impresa lo è, ma non è un’impresa “che si rispetti”.
Attila








…ma ora che Arnone ha fatto buca chi ci dirà delle male fatte di Agrigento? Non credo che ci sia qualcuno che dirà pane al pane e vino al vino, da noi solo coda fra le gambe e nascondersi, ed i potenti? …è meglio tenerseli buoni!
Desidererei tanto che Lei, Attila, cominciasse a criticare le male fatte, che sia protagonista ed alfiere di questa martoriata Agrigento.
Cordiali Saluti
Arsal
Aspetto di leggere
La domanda nasce spontanea:
E ORA CHI SINNIFA’ DI TUTTA A SOSIZZA CA AVIA ACCATTATU PU BALLOTTAGGIO?
Pepè il paladino furioso picchiatore di clienti indifese, ecogiustizialistacassazionistarottamatore con grande gioia popolare è FORA DAI BALL
………..Lasciato solo da tutti, da Mimmo Fontana che si è tenuto prudentemente in disparte, da Claudia Casa (che non si è fatta vedere in giro) e da amici e sodali che sentivano puzza di cadavere, con gli assessori designati che rifiutavano bellamente, ha racimolato un misero risultato, che anche il mitico Fonziu Pirtusu, se si fosse candidato, avrebbe superato……………….
A D D I O ! ! ! ! ! !
FINALMENTE ! c;è lo siamo tolti dalle scatole (educatamente parlando) come puoi vedere DIO ti ha punito di avere approfittato dei piu deboli.
GUIDO VASILE
aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa grande incazzatoooooooooooooooooo e se ne va non ce piu non ce piu non cepiuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuu forza parriiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii
Ve lo immaginate ora il Pepè “nazionale”, anzi “mondiale”, che dovrà tornare nei tribunali più per difendersi dalle accuse nei suoi confronti che per patrocinare clienti, o ancora tornare tra i banchi di scuola a svolgere quel ruolo di docente che da anni immemorabili snobbava? Forse cercherà di trovare anche lì lobbyes da combattere o malfattori (solo ai suoi occhi) da aggredire. Povero Pepè ! SIC TRANSIT GLORIA MUNDI ! ! !
Caro Arnone mi dispiace ma per fortuna gli agrigentini abbiamo aperto gli occhi , un consiglio si metta da parte e ci lasci vedere i telegiornali sereni senza ascoltare i soliti teatrini suoi, viva la liberta” .Comunque tanta buona fortuna per la sua attivita”
Si è rovinato con le sue stesse mani. L’arroganza,la denigrazione e l’offesa gratuita non sono giustificabili. Non ho mai sentito Arnone argomentare su qualcosa di “concreto” che non fossero minacce di querele o ingiurie. Protagonista di soliloqui al limite della psicosi, su Tv abilmente manovrate, ha veramente” scassatu i cabasisi” agli agrigentini. La giustizia divina esiste e gli agrigentini non sono così ottenebrati come pensavo.
Gentile direttore
Con grande gioia popolare che il nostro paladiffamatore presunto picchiatore di clienti dopo venti anni di diffamare, insultare, minacciare e incoronarsi falsamente come uomo pd possiamo dichiararlo ufficialmente FORA DAI BALL.
Neanche in giro con il suo bassotto lo si vede più, l’unico posto dove puoi ritrovarlo a minacciare ed insultare e farti quattro risate è teleacras, tv sotto ricatto e senza certificato antimafia, ma fra qualche giorno verrà sbattuto fuori a calci pure da li.
PEPè miaooooooooo