“Black list” delle tangenti: Tolomeo scansa l’arresto: indagati il prof. Tesoriere e...

“Black list” delle tangenti: Tolomeo scansa l’arresto: indagati il prof. Tesoriere e ingegnere forestale

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L'arresto di Dario Lo Bosco

L'arresto di Giuseppe Quattrocchi
L’arresto di Giuseppe Quattrocchi
Un appalto di 26 milioni per l’ammodernamento della rete di comunicazione via radio della Forestale siciliana e l’acquisto di un prototipo per l’accertamento della vetustà delle carrozze ferroviarie affittate da Rfi: sono gli affari (per ora) al centro dell’inchiesta della Procura di Palermo che oggi ha portato all’arresto di due funzionari pubblici, Salvatore Marranca e Giuseppe Quattrocchi e del presidente di Rfi, Dario Lo Bosco (Oltre alle tre persone finite oggi ai domiciliari per avere intascato mazzette per un appalto pubblico e per l’acquisto di un prototipo che avrebbe dovuto utilizzare Rfi, la procura ha iscritto nel registro degli indagati, Pietro Tolomeo, ex dirigente generale della forestale, Giovanni Tesoriere, preside di ingegneria alla Kore di Enna, Libero Cannarozzi, ingegnere alla forestale, e Maria Grazia Butticè, collaboratrice dall’imprenditore agrigentino Massimo Campione, che ha distribuito le mazzette ai funzionari pubblici. Per Tolomeo la procura aveva chiesto gli arresti domiciliari ma il Gip li ha respinti).
L’indagine rientra in accertamenti più ampi in corso. Le intercettazioni delle conversazioni tra due funzionari della Forestale arrestati e l’imprenditore agrigentino Massimo Campione hanno insospettito gli inquirenti che il 3 settembre hanno fermato Campione all’aeroporto di Palermo. In una borsa gli hanno trovato un “libro mastro” con l’indicazione delle mazzette versate.
“Sono ‘consumato’ (rovinato ndr)”. Così l’imprenditore agrigentino Massimo Campione commentava con una collaboratrice Maria Grazia Butticè, oggi indagata per concorso morale in corruzione insieme allo stesso Campione, non sapendo delle microspie in auto, e degli accertamenti della polizia che l’aveva fermato in aeroporto. Nella borsa gli agenti hanno trovato un libro mastro con l’indicazione delle mazzette pagate ai tre funzionari pubblici oggi arrestati. Il particolare è emerso durante la conferenza stampa in cui sono stati illustrati i dettagli dell’indagine.
La storia, come appare evidente è alquanto complicata e delicata perché potrebbe aprire scenari impensabili. Tutto dipende dal grado di collaborazione fornita dall’imprenditore agli inquirenti. Se ampia e incondizionata oppure blanda e mitigata.
Oggi in conferenza stampa gli inquirenti hanno svelato alcuni particolari. Come quello, ad esempio, della frase “sugnu cunsumatu” e del tentativo, maldestro, di provare a dare spiegazioni di comodo. Il procuratore stesso ha evidenziato questo dato: Campione non ha collaborato da subito. Anzi.
La storia, per quello che abbiamo potuto apprendere sarebbe andata così. Campione, appena fermato all’uscita del budello che dall’aeroporto di Palermo conduce alle autostrade, viene controllato e perquisito. Soprattutto viene fermato insieme ad una collaboratrice che si trovava in auto.
In questura il tintinnio di manette è alquanto rumoroso.
Campione comprende che può scegliere da quale porta uscire: quella con direzione Ucciardone o quella che conduce a casa. L’imprenditore sceglie quest’ultima. Fornisce qualche dato, si dichiara pronto a collaborare. Viene liberato, appuntamento per l’indomani a Sciacca, sede il Commissariato di Ps, per l’interrogatorio. Nella notte, i poliziotti organizzano le perquisizioni: la sede della Sistet, in via Imera ad Agrigento, l’abitazione di Campione e della collaboratrice, una professionista che si è occupato dell’appalto delle torrette antiincendio. Un mare di carte vengono sequestrate nella sede dell’impresa. Le perquisizioni successive riguardano più sedi della forestale e uffici della Regione Sicilia.
Con i documenti acquisiti, e soprattutto forti delle intercettazioni ambientali e telefoniche nonchè i filmati di alcune indagini mirate, Massimo Campione viene interrogato nuovamente, presenti i suoi avvocati, Nicola Grillo e Diego Galluzzo (poco dopo subentrerà nel collegio di difesa anche l’avvocato Nino Caleca). Sollecitato da questi ultimi, (a loro volta sollecitati dai fratelli del Campione) l’imprenditore manifesta volontà collaborativa dopo i primi grotteschi tentativi di sviare l’attenzione sui nomi della lista (Campione dice alla collaboratrice mentre sono in macchina: “Quei nomi sono i muratori, ecco si, i muratori”).
Non regge un attimo questa teoria e comincia la collaborazione.
Gli investigatori, tenendolo sotto controllo in maniera ferrea, sembrano allentare la morsa. Ma non è così. Monitorano ogni passo, ogni conversazione, ogni respiro. Ed acquisiscono ulteriori elementi. Significativo, questo è il senso dell’attività investigativa ulteriore, è il passaggio secondo cui per collaborazione deve intendersi ciò che va oltre l’elenco dei nomi con cifre accanto contenuto nella black list sequestrata. Chiaro il concetto: il libro mastro è un dato consolidato, noto e verificato. Bisogna andare oltre, raccontare il resto: e cioè eventuali altri episodi di corruttele e concussioni. Ecco il punto focale dell’inchiesta odierna che non è ferma alla black list ma a tutto ciò che la black list non dice. E, a fronte delle puntualizzazioni del procuratore Lo Voi (“Non ci sono, al momento, politici indagati”) si capisce perfettamente che proprio i politici e i grandi burocrati sono i veri obiettivi dell’inchiesta bis che poi altro non è che la prosecuzione dell’attuale indagine.
Come abbiamo già scritto in precedenza, il bello deve ancora venire.

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