“Black Tie”, estorsioni e usura gestite da mamma boss a Catania (due...

“Black Tie”, estorsioni e usura gestite da mamma boss a Catania (due video)

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Concetta Salici, Manuela Aquilino, Gaetano Bellia e Giovanni Salici

Concetta Salici
Concetta Salici
Manuela Aquilino
Manuela Aquilino

Su delega della Procura Distrettuale della Repubblica di Catania, la Polizia di Stato ha eseguito  un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 4 persone ritenute responsabili, a vario titolo, di usura e tentata estorsione, con le aggravanti dell’art.7 L.203/91, per avere commesso il fatto avvalendosi della forza di intimidazione e della condizione di assoggettamento e di omertà derivanti dall’appartenenza all’associazione mafiosa Cappello-Bonaccorsi e di avere commesso il reato in danno di soggetti che versavano in stato di bisogno.

Le indagini hanno fatto emergere un vorticoso giro di  prestiti ad usura, gestito dalla madre di un boss dell’organizzazione Cappello – Bonaccorsi alla quale le vittime si rivolgevano per ottenere somme di denaro. Le medesime vittime venivano pesantemente minacciate in caso di ritardo nella restituzione degli interessi o della sorte capitale.

Gaetano Bellia
Gaetano Bellia
Manuela Aquilino
Manuela Aquilino

L’ordinanza di custodia in carcere è stata emessa per Concetta Salici, 62 anni, Gaetano Bellia, 34 anni, già detenuto, Giovanni Salici, 52 anni; per Emanuela Valentina Aquilino, 29 anni sono stati disposti gli arresti domiciliari.

Sono accusati, a vario titolo, di usura e tentata estorsione, con l’aggravante di avere commesso il fatto avvalendosi della forza di intimidazione e della condizione di assoggettamento e di omertà derivanti dall’appartenenza all’associazione mafiosa Cappello-Bonaccorsi e di avere commesso il reato nei confronti di soggetti che erano in stato di bisogno.

Le indagini dell’operazione “Black tie” sono cominciate nell’ottobre del 2015, su delega della Dda di Catania, nei confronti dei fratelli Gaetano ed Attilio Bellia, esponenti del clan mafioso Cappello – Bonaccorsi, entrambi arrestati il 24 novembre 2015 nell’ambito della nota operazione “Revenge 5″. Nell’inchiesta era emerso un giro vorticoso di denaro tra i Bellia e la madre Concetta Salici, e quindi un vasto giro di prestiti ad usura, gestito da Salici, la quale – dicono gli investigatori, avvalendosi del carisma delinquenziale dei figli coordinava l’attività con la collaborazione del figlio, Gaetano, della sua convivente Aquilino e del fratello Giovanni Salici.

i dovevano essere restituiti con interessi sino al 30% mensile. Sebbene le intercettazioni abbiano fatto emergere numerosi episodi di usura – dice la Polizia – nella misura cautelare ne sono contestati solamente tre, perchè alcune vittime hanno negato la pressione usuraia. Sette presunte vittime sono quindi indagate per favoreggiamento personale. Alla Salici, quale istigatrice, ed al figlio Gaetano, quale esecutore materiale, è contestato una tentativo di estorsione, poichè, in concorso tra loro, per incassare le somme pretese, ”compivano atti idonei diretti in modo non equivoco a costringere una vittima di usura a versare il danaro richiesto”.

 

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