Pubblicato il: mar, giu 26th, 2012

Blitz “Nuova cupola”: ai vertici boss anziani e gli imprenditori tacciono

‘Cosa nostra continua a scegliere i suoi vertici nei vecchi boss, i capimafia storici, insomma, ritenuti affidabili”. Lo ha detto il procuratore aggiunto di Palermo Vittorio Teresi che ha coordinato l’indagine della polizia che ha portato all’emissione di 49 fermi – 47 eseguiti, due persone sono ancora ricercate – accusate di far parte della mafia agrigentina. Gli indagati, esponenti delle famiglie di Agrigento, Santa Elisabetta, Palma di Montechiaro, Sambuca di Sicilia, Favara e Porto Empedocle, sono accusati a vario titolo di associazione mafiosa, estorsione aggravata, rapine e danneggiamenti. Il riferimento del magistrato è a Leo Sutera, 62 anni, boss di Sambuca di Sicilia, uscito dal carcere recentemente dopo una condanna a 6 anni per associazione mafiosa. Secondo gli inquirenti, che hanno potuto contare su intercettazioni e dichiarazioni di pentiti, sarebbe il capo provinciale di Agrigento. Sutera, detto ‘il professore’ perchè insegnava educazione fisica ”è – ha aggiunto Teresi – un personaggio di grande interesse nel mondo di Cosa nostra. Basta pensare che quando l’ex capo provinciale Giuseppe Falsone e il padrino trapanese Matteo Messina Denaro ebbero controversie da dirimere il boss Bernardo Provenzano, come si evince dai pizzini, affidò la questione alla mediazione di Sutera”. ‘Il professore’, da sempre vicino ai corleonesi di Riina e Provenzano, ha stretti rapporti con Messina Denaro, ultimo padrino latitante. ”L’inchiesta di oggi – ha voluto specificare Teresi – non nasce da indagini sulla ricerca di Messina Denaro”. ”Le vittime dell’estorsione che hanno collaborato con gli investigatori si contano sulle dita di una mano. Non più di quattro su oltre 20. Non è un dato confortante, ma forse è l’inizio di un cammino lento verso la caduta del muro di un’omerta” che ormai non è dettata dalla paura ma da un calcolo di convenienza. Convivere pacificamente con Cosa nostra è il ‘vantaggio’ scelto da molti”. Lo ha detto il procuratore aggiunto di Palermo, Vittorio Teresi, che ha coordinato l’indagine della polizia che ha portato all’emissione di 49 fermi – 47 eseguiti, due persone sono ancora ricercate – accusate di far parte della mafia agrigentina. Gli indagati, esponenti delle famiglie di Agrigento, Santa Elisabetta, Palma di Montechiaro, Sambuca di Sicilia, Favara e Porto Empedocle, sono accusati a vario titolo di associazione mafiosa, estorsione aggravata, rapine e danneggiamenti. Decine le estorsioni scoperte grazie ad intercettazioni e pedinamenti e diverse le imprese conniventi in cui Cosa nostra si sarebbe infiltrata. Come la A&G costruzioni, la Calcestruzzi srl e la Mauro Brucculeri snc delle quali è stato chiesto il sequestro. Dall’inchiesta che ha portato in cella i vertici delle cosche, tra cui il capo della provincia Leo Sutera, è venuto fuori che i boss agrigentini si spartivano il pizzo con i ”colleghi” palermitani quando l’impresa, come nel caso della costruzione di una strada in provincia di Palermo, realizzava lavori appunto in provincia di Palermo. Tra i fermati anche un agente della polizia penitenziaria in servizio nel carcere di Petrusa, Rosario Bellavia, che riscuoteva il pizzo per i clan.

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