Blitz “Bulldog”: nomi degli arrestati e società sequestrate (video)

Blitz “Bulldog”: nomi degli arrestati e società sequestrate (video)

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Giuseppe e Salvatore Caruso, Salvatore Di Bella, Danilo Di Maria; sotto,  Santo Patanè, Francesco Russo, Giuseppe Celestino e Roberto Vacante

La conferenza stampa dell'operazione Bulldog,
La conferenza stampa dell’operazione Bulldog,

Con l’operazione “Bulldog” eseguita dalla Polizia di Stato a Catania (richiesta misura cautelare della Dda coordinata dal Procuratore Michelangelo Patanè e dal sostituto Rocco Liguori) è stato azzerato il sistema economico-finanziario del gruppo mafioso egemone Santapaola Ercolano. Tutto ruota attorno al nome di Irene Santapaola, figlia di Salvatore, fratello – del capomafia Nitto, deceduto nel 2003, ma il personaggio chiave è il marito Roberto Vacante, nome già conosciuto dagli investigatori per essere finito in numerose inchieste giudiziarie.

La Squadra Mobile di Catania ha eseguito cinque arresti in carcere, tre ai domiciliari, mentre agli altri otto è stato disposto dal Gip l’obbligo di firma. Sequestrate anche diverse società affidate alla gestione di un amministratore giudiziario. Tra le aziende sequestrate la Sporting Italia intestata (fittiziamente secondo gli investigatori) a Irene Santapaola, già colpita da un provvedimento di misure di prevenzione della Dia, che opera nella gestione dei campetti di calcio. Ma nonostante questo Roberto Vacante, il reale manager della società, stava procedendo a un nuovo investimento nello stesso settore: a Nesima stava costruendo nuovi impianti sportivi sotto l’effige della The Bull Dog Camp Cooperativa. Da qui il nome del blitz, Bulldog.

Gli indagati, sono accusati a vario titolo di associazione mafiosa, furti e intestazione fittizia di beni. L’inchiesta coordinata dalla Dda di Catania ha radiografato gli affari della famiglia di “sangue” di Cosa nostra Ercolano: in particolare hanno fotografato l’interessamento dei rappresentanti del gotha dei Santapaola a investire nel settore economico, attraverso la “ripulitura” in attività finanziare e commerciali del denaro sporco.

In particolare Vacante e i suoi familiari – secondo le ricostruzioni delle indagini – sarebbero direttamente collegate a diverse attività commerciale formalmente riconducibili ad altri soggetti, a loro infatti è stato contestato il reato di intestazioni fittizie di beni con il contestuale sequestro preventivo. In totale sono stati posti sotto amministrazione giudiziaria due impianti sportivi di calcetto, di cui uno in fase di realizzazione, un parcheggio, un autolavaggio, un ristorante, una rosticceria, un’attività commerciale ed uno stabilimento balneare, del valore complessivo di svariati milioni di euro. La moglie di Vacante è accusata di intestazione fittizia di beni e per lei è stato disposto l’obbligo di dimora con obbligo di firma oggi giorno agli uffici della Pg.

L’indagine ha portato alla luce tra le attività illecite poste in essere dalla famiglia mafiosa quello del “recupero crediti”, il creditore invece di rivolgersi ad avvocati che cercheranno di riottenere i debiti attraverso gli strumenti previsti dalla legge chiede “supporto” a boss o esponenti della criminalità organizzata che con i tradizionali mezzi di intimidazione e minaccia cercherà di “recuperare” le somme, di cui una fetta entrerà nelle casse del clan. Questa “attività” occupava un posto di rilievo nel gruppo che farebbe capo a Roberto Vacante. Su questo piano però non c’è stata da parte della magistratura la collaborazione degli imprenditori debitori.

I furti contestati agli indagati sono tre: due dei quali ai danni di una Sala Bingo in territorio di Ferentino (FR), che sarebbero stati organizzati dal gruppo e commessi, con la complicità di  Danilo Di Maria, impiegato della Sala Bingo, da Giuseppe Celestino Vacante e Santo Patanè, rispettivamente fratello e factotum del capo Roberto Vacante.

La figura che fa scattare le indagini viene fuori un altro personaggio chiave: Francesco Russo, a cui è contestato il concorso esterno in associazione mafiosa e oggi finito ai domiciliari. Russo non è direttamente affiliato al clan ma le sue condotte illecite hanno favorito (anche economicamente) gli interessi della famiglia Santapaola. Nel corso degli accertamenti, partite nel novembre 2012 al termine di un’altra inchiesta che portò al sequestro di alcuni ristoranti e attività commerciali che sarebbero state gestite da Enzo Santapaola e i fratelli Ercolano (il processo è in corso), sono stati notati diversi episodi che servivano a depistare le forze dell’ordine. Uno degli indagati, ma non colpito dall’ordinanza di oggi, più volte si recava al cimitero con un omaggio floreale apparentemente destinato ai defunti. Un particolare non sfugge agli inquirenti: i fiori erano finti. L’escamotage – poco furbo per la verità – serviva al soggetto monitorato a incontrarsi al camposanto con altri esponenti del gruppo criminale. A chiudere il cerchio sulle contestazioni le dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia provenienti dalle file del clan Santapoala come Santo La Causa, Carmelo Di Stefano e Giuseppe Scollo.

Questi i nomi delle persone raggiunte dalla misura cautelare:  Roberto Vacante, classe ’63; Santo Patanè, classe ’69; Salvatore Caruso, classe ’54; Salvatore Di Bella, classe ’67; Giuseppe Massimiliano Caruso, classe ’81; Francesco Russo, classe ’73; Danilo Di Maria, classe ’70; Giuseppe Celestino Vacante, classe ’59; Irene Grazia Santapaola, classe ’74; Mario Aversa, classe ’72; Maria Santanocito, classe ’50; Pietro Musumeci, classe ’65; Giuseppe Caruso, classe ’81; Nunzio Di Mauro, classe ’67; Nunzio Giarrusso, classe ’70; Pietro Augusto Bellino, classe ’71.

Il Gip ha disposto anche il sequestro preventivo ai fini della confisca delle seguenti attività, comprensive di tutti i beni aziendali. Le società sono state affidate a un amministratore giudiziario nominato dall’autorità giudiziaria:

quote della società “Sportitalia di Santapaola Grazia Irene” – impresa individuale titolare di un impianto di campi di calcetto sito a Catania in via Santa Sofia nr.2/A.

quote della società “Parking Car s.r.l.” – società uninominale intestata a Caruso Giuseppe Massimo, titolare di un’area di parcheggio e annesso autolavaggio, sita a Catania in via Santa Sofia nr.2/A.

quote dell’impresa individuale “Giarrusso Catering di Giarrusso Nunzio” – titolare di esercizio di rosticceria-girarrosto sito a Catania in via Renato Imbriani nr. 239.

quote della società “Satin Blu s.r.l.” – sedente a Catania in via Principe Nicola nr.104, società titolare di un lido balneare con annesso bar-ristorante, sito a Riposto (CT) – frazione di Torre Archirafi.

quote della società “The Bull Dog Camp società cooperativa”, con sede a Catania in via A. Diaz nr.142, in atto impegnata nella costruzione di un impianto di campi di calcetto, sito a Catania in quartiere Nesima.

quote della società “Tiare’ s.r.l.”, con sede a San Gregorio di Catania (CT), via Magellano nr.8, titolare di un centro estetico, allo stato chiuso, sito a Catania in via Pietro Mascagni nr.83.

ramo d’azienda destinato al lavaggio di autovetture all’interno dell’area di parcheggio di pertinenza dell’impresa individuale denominata “Santonocito Maria”, sita a Catania in via Principe Nicola nr.139.

ramo d’azienda destinato alla gestione del ristorante “l’Oste di Tremestieri”, sito a Tremestieri Etneo (CT) in via Roma nr.10/12, unità della società commerciale “La Rena Rent Car s.r.l.”, intestata a Caruso Salvatore e Caruso Giuseppe.

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