Catania

Blitz “Copper”, furto e ricettazione rame: eseguite 5 misure cautelari (video)

Stamani, su delega della Procura distrettuale della Repubblica di Catania, la Polizia di Stato ha dato esecuzione ad ordinanza applicativa di misura cautelare, emessa dal Gip . del Tribunale di Catania, nei confronti di 5 persone, segnatamente: 1. Giuseppe Lo Miglio, 58 anni; 2. Vincenzo Lo Miglio, 43 anni; 3. Francesco Santagati 58 anni; 4. Vincenzo Santagati 66 anni tutti posti agli arresti domiciliari; 5. Biagio Riolo (48 anni, per il quale è stato disposto l’obbligo di dimora nel comune di residenza, ritenute responsabili del reato di ricettazione di rame.

Il provvedimento accoglie gli esiti di un’attività investigativa, anche di natura tecnica, coordinata dalla Procura della Repubblica di Catania e condotta dalla Squadra mobile – Sezione reati contro il patrimonio – in collaborazione con personale della Polizia provinciale di Catania, nell’arco temporale dicembre 2012 – maggio 2013, che ha consentito di individuare un’articolata filiera di commercializzazione del metallo, in cui il momento del furto e della ricettazione rappresentavano solo l’anello di una catena illegale ben più complessa, atteso che il rame di provenienza delittuosa veniva reimmesso nel mercato attraverso un percorso di ripulitura che avveniva grazie al passaggio, in conferimento – attraverso la predisposizione di documentazione fittizia (fatture, documenti di trasporto, etc) – da azienda ad azienda, in modo da determinarne la confusione con quello legittimamente acquisito.

Le indagini consentivano di acclarare che il rame, di provenienza illecita, veniva ricettato e riciclato attraverso una serie di passaggi gestiti in modo organizzato e sistematico che aveva come punto di inizio il singolo ricettatore o ladro di cavi di rame e quale destinatario finale l’azienda di raccolta di metalli che, unendo partite di provenienza lecita con altre di provenienza illecita, faceva grossi carichi che inviava presso industrie di fusione del metallo del nord Italia.

La tecnica fraudolenta utilizzata dai gestori delle aziende interessate era quella di simulare l’acquisto del metallo rosso puro sotto forma di cavi di rame con quello di rottami di rame o altro materiale ferroso. L’attività trae origine da un controllo, eseguito nell’ambito di iniziative volte a contrastare il fenomeno criminale dei furti di rame da personale della Sezione reati contro il patrimonio della Squadra mobile e della Polizia provinciale nel dicembre 2012, nei pressi di una ditta di raccolta di materiale ferroso ubicata in via Gelso Bianco riconducibile ai fratelli Giuseppe e Vincenzo Lo Miglio, nel corso del quale all’interno di un’autovettura veniva rinvenuto un ingente quantitativo di cavi di rame, risultato provento di furto, perpetrato nei giorni precedenti in territorio del comune di Priolo, ai danni della società di telefonia Telecom.

Le attività tecniche, non disgiunte da controlli documentali, permettevano di appurare che la ditta dei fratelli Lo Miglio costituiva un collettore del prezioso metallo che, dopo averlo ricevuto per il tramite di una società di trasporti catanese, lo trasferiva ad altra ditta, sedente a Misterbianco, riconducibile ad altri due destinatari del provvedimento, ovvero i fratelli Vincenzo e Francesco Santagati.

Ai fratelli Lo Miglio ed ai fratelli Santagati, per i quali il Gip ha disposto la misura cautelare degli arresti domiciliari, sono stati contestati rispettivamente ai primi 9 ed ai secondi 4 episodi di ricettazione di rame commessi tra il dicembre del 2012 ed il marzo del 2013.

Inoltre, ai fratelli Lo Miglio sono stati contestati anche episodi di ricettazione di tombini in ghisa e rispettivi alloggiamenti per lo scolo delle acque di provenienza furtiva. Nei confronti di Biagio Riolo, cui è stato contestato un singolo episodio di ricettazione commesso tra il 24 ed il 29 gennaio 2013, il Gip ha disposto la misura cautelare dell’obbligo di dimora nel comune di residenza.

Nel corso delle indagini sono stati sequestrati oltre kg. 6.000 di rame e materiale ferroso di provenienza illecita.

I profitti derivanti dall’attività illecita, calcolati nell’anno 2012, ammontano a 250.000,00 euro.

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