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Blitz “Glauco 2”: Cara Mineo base logistica della ‘cellula’ italiana, indagini anche a Siculiana

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Asghedom Ghermay e Matywos Melles

Il Pm Geri Ferrara
Il Pm Geri Ferrara

“Sono ancora in corso indagini per verificare se ci sono state complicità dei trafficanti di esseri umani all’interno dei centri di accoglienza di Mineo e di Siculiana”. Lo ha detto il sostituto procuratore di Palermo Geri Ferrara, parlando dei 14 arresti per traffico di esseri umani. Sono diversi i fermati che frequentavano con regolarità il Cara di Mineo, il più grande centro per richiedenti asilo d’Europa, di recente finito nell’occhio del ciclone per l’inchiesta su ‘Mafia Capitale’. Dall’inchiesta di oggi emerge che all’interno del Cara ci sarebbero stati almeno sei tra i terminali dell’organizzazione di trafficanti. “Sono stati individuati movimenti sospetti di immigrati all’interno dei centri di accoglienza di Mineo e di Siculiana – spiega ancora Ferrara – con la possibilità di agganciarli per poi farli fuggire e organizzare il traffico successivo. Ricordiamo, però, che gli ospiti non sono in stato di detenzione e non sono obbligati a starci”. Secondo quanto emerge dall’inchiesta della Dda di Palermo, i trafficanti dopo l’arrivo dei profughi li metterebbero i profughi in contatto con la banda che opera in Italia, a Catania, Agrigento, ma anche Milano e Roma. Un ruolo importante lo avrebbe svolto Asghedom Ghermay, detto “Amice”, che opera in Sicilia, a Catania. Gli inquirenti sostengono che l’uomo tiene i contatti con i trafficanti africani. L’eritreo, con complici nel Centro Cara di Mineo, mette in contatto i profughi con persone che vivono nel Nord Europa. Il tutto in cambio di soldi, una cifra che vari dai 250 ai 1.000 euro a persona.

Le indagini hanno consentito l’individuazione di una associazione a delinquere transnazionale, operante tra il Centro Africa (Eritrea, Etiopia, Sudan), i paesi del Magrheb (soprattutto la Libia), l’Italia (Lampedusa, Agrigento, Palermo, Catania, Roma, Milano) ed il Nord Europa (Scandinavia, Regno Unito, Olanda e Germania). Il fine era quello di favorire l’immigrazione clandestina nel territorio italiano ed in Europa, commettendo anche reati contro la persona, come – ad esempio – dimostrato dal trattamento inumano cui venivano sottoposti i migranti prima e durante il viaggio. Glauco 2, quelle fughe organizzate dai centri di Siculiana e Porto Empedocle

Le indagini, eseguite dallo Sco della Polizia di Stato e dalle Squadre mobili di Agrigento e Palermo, hanno dimostrato che l’organizzazione puntava su tre momenti fondamentali: “l’aggancio” del cliente, tramite un contatto telefonico o de visu; l’allontanamento dalla struttura di accoglienza (e, in questo senso, le indagini si sono concentrate sul centro “Villa Sikania” di Siculiana e sul C.A.R.A. di Mineo) finalizzato a sottrarre i migranti all’identificazione da parte delle Autorità italiane, talvolta anche per mezzo di fughe organizzate dal Centro o con lo scambio di badge e documenti; e, infine, l’ospitalità, all’occorrenza, in abitazioni a disposizione dell’organizzazione.

Gli investigatori hanno puntato la lente d’ingrandimento su Asghedom Ghermay, 40 anni, detto “Amice”, nato in Eritrea ma domiciliato a Catania. Il ruolo del 40enne nell’organizzazione è emerso anche grazie all’attività svolta dall’uomo nel territorio agrigentino. Lo stesso, infatti, aveva tra i suoi sodali Matywos Melles, 48 anni, nato ad Asmara (Eritrea) ma residente in una casa del centro storico di Agrigento, attualmente detenuto, arrestato nel luglio scorso nell’ambito dell’operazione Glauco 1.

Gli elementi indiziari a carico del Melles hanno consentito di scoprire il ruolo del 48enne, passato dall’essere un semplice trasportatore di migranti clandestini, in fuga dai Centri d’accoglienza o in procinto di partire, ad un imprescindibile elemento dell’associazione criminale: era lui, infatti, che provvedeva, insieme ad Asghedom Ghermay, a piazzare altri suoi fedelissimi collaboratori in varie località della Sicilia. Melles, ritenuto quindi un elemento della cellula agrigentina, si preoccupava, tra le altre cose, di “raccogliere” i migranti da tutta la provincia di Agrigento per portarli nei luoghi da cui sarebbero partiti per le destinazioni ambite, secondo le disposizioni impartite, tra gli altri, proprio dal Ghermay. In buona sostanza, Ghermay, personalmente o per mezzo di suoi sodali, come il Melles, “raccoglieva” i migranti giunti nella provincia agrigentina (Agrigento, Favara, Siculiana o Porto Empedocle) e li sposta verso Catania, meglio collegata e da dove è più facile organizzare i viaggi verso il Nord. I poliziotti della Mobile di Agrigento, diretti da Giovanni Minardi e Vincenzo Di Piazza, hanno ascoltato per diversi mesi i cellulari del Ghermay e del Melles. Era l’uno giugno del 2014 quando i due, parlando al telefono, pianificavano l’aggancio di alcuni migranti.  Nel corso della telefonata, “Asghedom Ghermay dice al Melles di non ricordare il nome del luogo dove sarebbero arrivati i migranti. L’uomo dice Porto Empedocle. Asghedom dice che Elias non conosce la zona e che loro sono fuori dalla citta di Agrigento. L’uomo che si trova ad Agrigento risponde che se hanno bisogno per entrare ad Agrigento li può accompagnare lui. Asghedom chiede all’uomo come mai ancora non è andato a Porto Empedocle. L’uomo ribadisce che ancora non sono sbarcati i migranti. Asghedom allora chiede se c’è qualche migrante a Siculiana visto che ci sono tutti i tassisti di Catania che si stanno portando a Siculiana per lavorare. L’uomo dice di no e ribadisce che ancora devono andare a Siculiana, comunque indica la strada ad Asghedom per arrivarci, direzione Trapani 20 chilometri, ma Asghedom dice che non va a Siculiana ma li aspetta a Porto Empedocle”.

 

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