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Blitz “Home made”, i carabinieri intercettavano, loro parlavano e chiamavano la droga “batteria”

di Redazione
Pubblicato il Dic 7, 2017
Blitz “Home made”, i carabinieri intercettavano, loro parlavano e chiamavano la droga “batteria”

Emergono particolari sull’inchiesta antidroga denomianta “Home Madre” che ha visto i Carabinieri di Licata disarticolare un presunto gruppo dedito a tale attività criminosa, sviluppando un’intensa indagine conclusasi con l’esecuzione di dieci misure cautelari emesse dal GIP del Tribunale di Agrigento, su richiesta della locale Procura della Repubblica, nei confronti dei componenti del sodalizio, ritenuti responsabili, a vario titolo ed in concorso di “Detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti”. In totale sono nove le persone colpite da misure cautelari, di cui quattro sottoposte agli arresti domiciliari, in esecuzione del provvedimento firmato dal Gip del Tribunale di Agrigento su richiesta dal sostituto procuratore della Repubblica, Simona Faga: Marco Cavaleri, 32 anni, di Licata; Agostino Curella, 35 anni, di Licata; Angelo Manganello, 42 anni, originario di Palma di Montechiaro (difeso dall’avvocato Santo Lucia) e Marco Ucciardello 34 anni, messinese, sottufficiale della Guardia costiera.

Quattro indagati  – due licatesi (Antonino Caruso, 46 anni, Angelo Curella, 31 anni), un marocchino (Omar Mohamed Hassan Mafar, 31 anni, difeso dagli avvocati Antonino Montana e Gaspare Lombardo) ed un egiziano (Mustapha Fakran, 36 anni) –  hanno avuto imposto il divieto di dimora ed uno, una licatese Concetta Barbara Alabiso, 31 anni, l’obbligo di presentazione alla P.G.

Divieto di dimora in provincia di Agrigento anche per il messinese Daniele Manuguerra, 31 anni e il catanese Domenico Pennisi, 41 anni mentre è stata respinta analoga misura per il catanese Mattia Tommaso Ritrovato.

In mano agli investigatori vi sono numerose intercettazioni dove emerge l’abitudine dei coinvolti a parlare un linguaggio “codificato” fatto di sottintesi e mezze parole. Decine e decine le conversazioni intercettate con la marijuana chiamata “batteria” o “antenna” o “macchina” con frasi del tipo “mi porti la macchina”.

Nel corso delle indagini è stato accertato che il sodalizio, grazie a strette amicizie con personaggi del catanese, era riuscito a smerciare nella piazza etnea complessivamente circa 7 Kg di Marijuana. Ancor più rilevante è stato il rinvenimento e sequestro di una piantagione di marijuana individuata in Contrada Giacobbe di Licata, consistente in una serra estesa per circa 3.000 mq., realizzata con rivestimento in plastica opacizzata, all’interno della quale i militari dell’Arma hanno rinvenuto circa 2.800 piante di marijuana dell’altezza media di 4,5 mt.

 


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