Blitz “Macchia nera”, frode accise carburanti, 9 arresti della Gdf: nomi e particolari (ft e vd)

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Blitz “Macchia nera”, frode accise carburanti, 9 arresti della Gdf: nomi e particolari (ft e vd)

di Redazione
Pubblicato il Gen 12, 2018
Blitz “Macchia nera”, frode accise carburanti, 9 arresti della Gdf:  nomi e particolari (ft e vd)

I militari della Guardia di Finanza di Palermo hanno arrestato stamane nell’ambito del blitz “Macchia nera” nove persone (due in carcere e 7 ai domiciliari), sequestrato 5 distributori di carburanti del capoluogo e notificato 13 obblighi di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria, 8 dei quali integrati dall’obbligo di dimora a Palermo, in esecuzione di un’ordinanza emessa dal gip del Tribunale di Palermo.

Le indagini, coordinate dalla Procura di Palermo, hanno permesso alle Fiamme Gialle di denunciare 43 persone, ritenute essere in gran parte i membri di una associazione per delinquere dedita al trasferimento fraudolento di valori, alla frode in commercio, alla frode fiscale e alla commissione di altri reati. Contestualmente, i finanzieri hanno sequestrato 5 distributori stradali di carburante, tutti ubicati nel capoluogo. Le investigazioni hanno avuto origine da una verifica fiscale condotta nel 2013 nei confronti di uno dei distributori stradali coinvolti. I finanzieri hanno scoperto che il sistema di misurazione delle quantità erogate era stato manomesso, cosi’ da far apparire di aver venduto un numero di litri superiore rispetto a quello effettivamente consegnato al cliente. Inoltre, nell’occasione e’ stata reperita molta documentazione, dal cui primo, sommario esame e’ maturata l’idea dell’esistenza di una vera e propria “centrale” dedita alla frode in commercio di carburanti, nonchè alla frode fiscale.

I successivi accertamenti hanno confermato l’esistenza di una associazione per delinquere che, attraverso la fittizia intestazione a compiacenti prestanome di una serie di distributori stradali di carburanti, ha realizzato una frode fiscale particolarmente consistente se si pensa che sono state emesse fatture per operazioni inesistenti per quasi 38 milioni di euro e, in conseguenza, e’ stato causato un danno allo Stato derivante dal mancato incasso di Iva per quasi 7 mln. Inoltre, i finanzieri hanno verificato anche una evasione delle imposte (denominate “accise”) dovute su carburanti e lubrificanti per circa 2,5 mln realizzata attraverso l’alterazione dei misuratori degli impianti di distribuzione, l’importazione illecita di olio lubrificante dall’Albania e la vendita di gasolio destinato al rifornimento delle navi (che e’ esente da accisa) come normale carburante per autotrazione.Le indagini hanno consentito di evidenziare l’interesse di “cosa nostra” nel settore economico.

Pur non essendo stata formulata alcuna contestazione per reati connessi alla criminalità organizzata, è emerso il ruolo importante ricoperto da persone vicine all’associazione criminale, quale è Cosimo Vernengo, già sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, il quale si e’ avvalso della collaborazione del fratello Giorgio nella gestione reale dei distributori di carburante e nell’ideazione e attuazione della frode.

Sono stati condotti in carcere Danilo Lazzarotto, 35 anni di Bagheria e Rosario Montagna,32 anni di Palermo, mentre sono stati posti agli arresti domiciliari Cosimo Vernengo 53 anni di Palermo, Giorgio Vernengo 42 anni di Palermo, Natale Di Cristina 69 anni di Palermo, Carmelo Munzone 61 anni di Catania, Filippo Tirendi 74 anni di Gravina di Catania, Alessandro Primo Tirendi 35 anni di Gravina di Catania ed Eugenio Barbarino 33 anni di Mascali, provincia di Catania.

I finanzieri hanno sequestrato i distributori stradali di carburante che si trovano in Via Roccella 161, in Via Leonardo da Vinci n. 392, in Viale Campania, in Corso Tukory n. 169, in Via Messina Marine, n. 435.

Le investigazioni hanno avuto origine da una verifica fiscale condotta nel 2013 dal Gruppo della Guardia di Finanza di Palermo nei confronti di uno dei distributori stradali coinvolti. Durante le attività ispettive i finanzieri hanno scoperto che il sistema di misurazione delle quantità erogate era stato manomesso, così da far apparire di aver venduto un numero di litri superiore rispetto a quello effettivamente consegnato al cliente. Inoltre, nell’occasione è stata reperita molta documentazione, dal cui primo, sommario esame è maturata l’idea dell’esistenza di una vera e propria “centrale” dedita alla frode in commercio di carburanti, nonché alla frode fiscale.

I successivi accertamenti hanno permesso di confermare l’esistenza di una associazione per delinquere che, attraverso la fittizia intestazione a compiacenti prestanome di una serie di distributori stradali di carburanti, ha realizzato una frode fiscale particolarmente consistente se si pensa che sono state emesse fatture per operazioni inesistenti per quasi 38 milioni di euro e, in conseguenza, è stato causato un danno allo Stato derivante dal mancato incasso di IVA per quasi 7 milioni di euro.

Inoltre, i finanzieri hanno verificato anche una evasione delle imposte (denominate “accise”) dovute su carburanti e lubrificanti per circa 2,5 milioni di euro, realizzata attraverso l’alterazione dei misuratori degli impianti di distribuzione, l’importazione illecita di olio lubrificante dall’Albania e la vendita di gasolio destinato al rifornimento delle navi (che è esente da accisa) come normale carburante per autotrazione.

Le indagini hanno consentito di evidenziare l’interesse di “cosa nostra” nel settore economico. Pur non essendo stata formulata alcuna contestazione per reati connessi alla criminalità organizzata, è emerso il ruolo importante ricoperto da persone vicine all’associazione criminale, qual è Cosimo Vernengo, già sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, il quale si è avvalso della collaborazione del fratello Giorgio nella gestione reale dei distributori di carburante e nell’ideazione e attuazione della frode.

Gli arresti e il sequestro dei distributori di oggi, nonché le conseguenti attività di natura fiscale che i finanzieri si apprestano a svolgere, permetteranno di ristabilire un sistema di concorrenza leale, gravemente minata dalla presenza sul mercato di soggetti che, in forza dell’attività illecita, sono in grado di vendere prodotti a prezzi inferiori rispetto agli imprenditori onesti e di recuperare consistenti risorse, la cui destinazione ad attività sociali contribuirà alla crescita del Paese.


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