Blitz “Terra dei diavoli”, omicidio in diretta: “Tu scinni e ci spari”...

Blitz “Terra dei diavoli”, omicidio in diretta: “Tu scinni e ci spari” (video)

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Giuseppe Greco, Natale Giuseppe Gambino, Gabriele Pedalino, Domenico Ilardi, Lorenzo Scarantino, Francesco Urso

E’ stata battezzata “Torre dei diavoli” l’operazione dei carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Palermo che hanno eseguito sei provvedimenti di fermo, emessi dalla Procura di Palermo per omicidio, tentato omicidio, associazione mafiosa e reati in materia di armi.

Le indagini hanno interessato la cosca di Santa Maria di Gesù, di cui è stato accertato il processo di riorganizzazione interna e la capacità militare culminata nel recentissimo omicidio di Salvatore Sciacchitano e nel ferimento di Antonino Arizzi. In tale quadro è stato inoltre accertato il coinvolgimento del clan e di alcuni dei fermati nell’agguato mortale del 3 ottobre scorso a Palermo, scattato perchè la vittima aveva partecipato, solo poche ore prima, al ferimento di Luigi Cona, legato allo stesso gruppo criminale pur non essendone organico.

I provvedimenti hanno colpito il reggente del clan Giuseppe Greco, 53 anni, Natale Giuseppe Gambino, 57 anni, Gabriele Pedalino, 19 anni, Domenico Ilardi, 19 anni, Lorenzo Scarantino, 21 anni e Francesco Urso, 32 anni, accusati a vario titolo di omicidio, tentato omicidio, associazione mafiosa e reati in materia di armi. Le attività hanno consentito di fare luce sull’attuale gruppo di vertice costituito intorno al capofamiglia – detto anche “Principale” – Giuseppe Greco, già condannato nell’ambito dell’indagine “Ghiaccio” del Ros nonchè fratello dell’ergastolano Carlo Greco, questo ultimo negli anni ’90 esponente di vertice dello stesso mandamento unitamente a Pietro Aglieri.

Dalle investigazioni sono emersi i principali collaboratori del capo famiglia, individuati nel sottocapo Natale Giuseppe Gambino, in passato legato al citato Pietro Aglieri, e – benchè privo di cariche formali per esplicita scelta – in Salvatore Profeta, già coinvolto nel noto “blitz di Villagrazia”. A questi ultimi due storici esponenti dell’organizzazione, scarcerati nell’ottobre 2011 a seguito della richiesta di revisione del processo per la strage di via d’Amelio, si sarebbero aggiunti il genero di Salvatore Profeta, Francesco Pedalino, con il ruolo di capodecina, ed il figlio, Antonino Profeta, scelto direttamente da Giuseppe Greco come proprio rappresentante.

Tale incarico, non previsto formalmente nella gerarchia mafiosa, avrebbe consentito al giovane uomo d’onore di interloquire con altri appartenenti al sodalizio svincolato dagli obblighi e dalle limitazioni tipiche derivanti dalla posizione di soldato e con la dipendenza esclusiva dal capo della famiglia ovvero, nella sola ipotesi di temporanea assenza del vertice, dal sottocapo.

Dopo l’omicidio di Giuseppe Calascibetta, il 19 settembre 2011, la reggenza della famiglia sarebbe stata saldamente assunta proprio da Giuseppe Greco la cui posizione apicale, in ossequio alla ‘tradizione’, avrebbe richiesto però una legittimazione rituale. Sono state così documentate le fasi della elezione del capofamiglia.

Secondo quanto ricostruito, il commando entrato in azione contro Sciacchitano era formato da tre sicari giunti a bordo di una vettura condotta da un complice; nella circostanza era stato raggiunto dai colpi esplosi dai sicari anche Arizzi. Le attività investigative hanno evidenziato che la vittima è stata punita per avere partecipato, solo poche ore prima ed in compagnia di Francesco Urso, al ferimento di Luigi Cona, ritenuto legato alla cosca. Ricostruite le fasi precedenti e concomitanti all’agguato mortale durante le quali si è assistito ad una frenetica organizzazione allo scopo di compiere un’esecuzione che fosse di monito per chiunque avesse intenzione di assumere iniziative autonome.

Una missione punitiva organizzata nel dettaglio (sparare prima agli arti inferiori per impedire ogni tentativo di fuga prima del colpo di grazia e non portare al seguito telefoni durante l’agguato). Individuate le responsabilità dei mandanti dell’omicidio (Natale Giuseppe Gambino e Salvatore Profeta), degli esecutori materiali (Francesco Pedalino, Antonino Profeta, Gabriele Pedalino e Domenico Ilardi) e dell’uomo impiegato a supporto al gruppo di fuoco (Lorenzo Scarantino). Alle 18.41 le cimici captano una conversazione decisiva. “… tu scinni e ci spari… tu rincapu… prima i cuosci… prima viennu i cuosci…”, dicono Profeta e Gambino. “Lo so…”, risponde Francesco Pedalino.

Successivamente al delitto è stata documentata la fuga di Francesco Urso al nord Italia ed il suo programmato allontanamento dal territorio nazionale anche per sfuggire alla rappresaglia della cosca che, già alcuni mesi fa, lo aveva pesantemente redarguito per taluni suoi comportamenti giudicati incompatibili per un soggetto imparentato con soggetti vicini all’organizzazione. Le acquisizioni investigative hanno in conclusione chiaramente posto in evidenza l’operatività della famiglia di Santa Maria di Gesù che si caratterizza non solo per la capacità intimidatoria, ma anche per l’ostinata aderenza alle antiche regole di funzionamento di Cosa Nostra: il legame con la tradizione, culminato nella nomina delle cariche interne alla famiglia, rappresenta l’elemento imprescindibile che alimenta il vincolo tra gli affiliati.

 

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