Blitz “Veleno”, la droga veniva chiamata “amo da pesca”

Blitz “Veleno”, la droga veniva chiamata “amo da pesca”

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E’ tutto contentuto nelle 115 pagine scritte dal gup del Tribunale di Sciacca Lusia Intini. 115 pagine nelle quali sono contenute le motivazioni della sentenza inerente uno dei tronconi principali del processo scaturito dall’inchiesta antidroga denominata “Veleno”.

 E’ quello nel quale il giudice ha inflitto pene, in abbreviato, mediamente più alte rispetto a quelle richieste del pm, Alessandro Moffa. Quattro anni e 8 mesi di reclusione e 20 mila euro di multa per Ignazio Messina, di 50 anni, accusato di avere trasportato cocaina e hashish da Palermo a Ribera per consegnarla a Gian Matteo Modicamore.

Quattro anni e 6 mesi e 20 mila euro per Angela Mangiapane, di 53 anni. Anche la donna, secondo l’accusa, avrebbe trasportato droga da Palermo a Ribera. Quattro anni e 2 mesi e 20 mila euro per Giovanni Clemente, di 26 anni. Secondo l’accusa avrebbe svolto le mansioni di “assaggiatore” della cocaina acquistata presso un fornitore palermitano, per poi occuparsi, in proprio o per conto del cognato, Massimo Tabbone, della successiva attività di detenzione al fine di spaccio.

In una intercettazione a carico di uno degli accusati, Francesco Tortorici, si fa ricorso al termine “ami” ma per il giudice “non può valere il rilievo della difesa secondo quale questo termine va inteso in senso letterale e sarebbe giustificato dalla circostanza che all’epoca dei fatti, era iscritto alla Federazione Italiane di Pesca Sportiva e attivita subacquea”.

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