Cronaca

Borsellino, Mattarella: “Troppe incertezze ed errori nel trovare la verità su Via D’Amelio”

“Troppe sono state le incertezze e gli errori che hanno accompagnato il cammino nella ricerca della verità sulla strage di Via D’Amelio, e ancora tanti sono gli interrogativi sul percorso per assicurare la giusta condanna ai responsabili di quel delitto efferato”.

Csm, presidente Mattarella partecipa al ricordo di Paolo Borsellino

Csm, presidente Mattarella partecipa al ricordo di Paolo Borsellino

Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella che ha presieduto il Plenum del Consiglio superiore della magistratura dedicato al ricordo di Paolo Borsellino a 25 anni dalla strage di Via d’Amelio. All’ordine del giorno la delibera della Sesta commissione, relatori i Consiglieri Ercole Aprile e Antonio Ardituro, che autorizza la pubblicazione di tutti gli atti e i documenti relativi al percorso professionale del giudice Borsellino, dal suo ingresso in magistratura, nel 1963, fino alla tragica morte del 19 luglio 1992, quando vennero uccisi anche cinque agenti della sua scorta”.

“Paolo Borsellino, ha ricordato il Capo dello Stato, “ha combattuto la mafia con la determinazione di chi sa che la mafia non è un male ineluttabile ma un fenomeno criminale che può essere sconfitto. Sapeva bene che, per il raggiungimento di questo obiettivo, non è sufficiente la repressione penale ma è indispensabile diffondere, particolarmente tra i giovani, la cultura della legalità”.

Poi Mattarella ha voluto ricordare, di fronte al Csm, il metodo di lavoro di Borsellino, che era “un patrimonio prezioso perchè basato sulla collaborazione fra un gruppo di colleghi affiatati, in grado di condividere conoscenze e prassi attraverso una costante e reciproca verifica degli orientamenti, al fine di arrivare all’adozione congiunta dei provvedimenti più rilevanti”.

Csm, ricordo di Paolo Borsellino

Csm, ricordo di Paolo Borsellino

Un patrimonio “di esperienze”, ha insistito il Presidente della Repubblica, che “si è poi tradotto in prassi diffuse e in nuove normative che hanno consentito di far assumere alla lotta alla mafia i connotati della concretezza, incisività ed efficacia, oggi riconosciuti in tutto il mondo”.

“Ma è bene ricordare che negli anni ’80 questo metodo rappresentava l’innovazione – ha sottolineato ancora Mattarella – più significativa nell’esperienza giudiziaria, cui occorre ancora guardare per trarre spunto e ispirazione nella direzione di un impegno unitario dell’azione giudiziaria”.

Il Capo dello Stato ha ricordato quindi “l’enorme lavoro dedicato all’istruzione formale del complesso procedimento che culmina nel ‘maxi-processo’ assorbe e caratterizza tutta la vita di Borsellino in quegli anni. Insieme a Giovanni Falcone e ad altri valorosi colleghi vengono sperimentati, con successo, metodi investigativi nuovi e più efficaci, attraverso la condivisione delle informazioni tra i magistrati e con maggiore attenzione verso il potere economico delle cosche, il settore degli appalti e quello dei movimenti bancari”. “Attraverso questo nuovo metodo, fondato sulla condivisione delle informazioni, sul lavoro di gruppo, sulla specializzazione dei ruoli, l’ufficio istruzione di Palermo raggiunge, in quel tempo, risultati processuali di rilievo inedito, resi possibili grazie alla capacità di valorizzare i criteri dell’efficienza e del coordinamento – ha poi detto Mattarella. E in questo contesto, le esperienze di Paolo Borsellino come giudice civile e penale, giudicante e requirente, si sono rivelate un punto di forza, imprimendo alla sua attività istruttoria una connotazione di particolare solidità probatoria”.

“Rievocare” Paolo Borsellino e Giovanni Falcone “non può e non deve essere un rituale fine a se stesso, vuol dire far memoria di come egli visse e interpretò il suo ruolo di magistrato costantemente impegnato nella sua terra di origine”.

Poi ricorda gli oltraggi subiti dai giudici Falcone e Livatino: “Come ho già detto in occasione della seduta dedicata a Giovanni Falcone, la rievocazione non può, e non deve, trasformarsi in un rituale fine a se stesso, originato dalle spinte emotive suscitate dall’occasione. E questo ci viene ricordato, ancora una volta, dall’ignobile oltraggio recato al busto di Giovanni Falcone nella scuola di Palermo a lui dedicata. E, ancora ieri, da quello contro la stele che ricorda Rosario Livatino”.

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