Calcio, camorra e partite truccate: il “gancio” era calciatore nipote del boss

Calcio, camorra e partite truccate: il “gancio” era calciatore nipote del boss

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Carabinieri

Un ruolo decisivo, nel sistema delle presunte combine, lo avrebbe avuto Armando Izzo, calciatore oggi della serie A e della nazionale. Gli inquirenti sospettano che il clan della Vanella Grassi si sia interessato dell’Avellino calcio grazie al fatto che il calciatore, nipote di Salvatore Petriccione ritenuto tra i fondatori del clan, militava nella squadra irpina nel 2013-2014. La parentela, dunque, avrebbe facilitato il contatto rendendo possibile per Antonio Accurso, boss della Vanella oggi pentito, e i suoi fedelissimi dell’epoca attrarre nella loro orbita criminale altri soggetti a cui sono state messe a disposizione grosse somme di denaro per corrompere calciatori dell’Avellino e eventualmetmte di altre squadre. Due le partite per le quali, secondo le accuse, il clan sarebbe riuscito a portare a termine le combine: Modena-Avellino del 17 maggio 2014 e Avellino-Reggina del 25 maggio di quell’anno, nel campionato di serie B. Prima di queste gare era fallito il progetto di alterare il risultato di Avellino- Trapani mentre la combine per la partita Padova-Avellino saltó per l’arresto di Antonio Accurso, catturato dai carabinieri assieme ad altri ad altri affiliati proprio mentre festeggiava le grandi somme incassate per la vittoria, che si sospetta pilotata, dell’Avellino sulla Reggina.

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