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Campobello di Licata, “non è più pericoloso”: revocata libertà vigilata a boss Accascio

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Ignazio Accascio

Ignazio Accascio, 74 anni, arrestato nell’ambito dell’operazione “Ghost 2 – Saraceno”, ritenuto il capomafia di Campobello di Licata non è più “socialmente pericoloso”.

Lo ha stabilito il giudice di sorveglianza del Tribunale di Agrigento, Federico Romoli, che accogliendo le istanze degli avvocati Nino Gaziano di Agrigento e Salvatore Manganello di Campobello di Licata, ha revocato la misura cautelare della libertà vigilata alla quale l’anziano campobellese era sottoposto dopo aver scontato 10 anni di carcere.

Il giudice, su dettagliata argomentazione dei legali di Accascio, ha quindi ritenuto che non ci sono più le condizioni per mantenere la misura di prevenzione applicata all’uomo, per la sua età avanzata e per una serie di comportamenti esemplari condotti negli ultimi anni da colui il quale era ritenuto dagli inquirenti l’uomo di fiducia dell’ex primula rossa campobellese, Giuseppe Falsone, arrestato dopo 11 anni di latitanza, dalla polizia a Marsiglia, in Francia.

L’uomo, da una nuova valutazione della personalità, quindi è risultato non socialmente pericoloso. Il ruolo di Ignazio Accascio nell’organizzazione criminale esce fuori dall’inchiesta “Ghost 2” condotta dai carabinieri del comando provinciale di Agrigento, il 22 giugno del 2006. Accascio venne arrestato e poi condannato, per associazione mafiosa ed estorsione, a 10 anni di reclusione, perchè ritenuto un mafioso di spicco, almeno fino al momento dell’arresto, interfaccia dell’allora boss mafioso latitante, Giuseppe Falsone.

Nel 2011, i carabinieri di Agrigento, su ordine del Tribunale del capoluogo e della Direzione distrettuale antimafia, avevano sequestrato terreni e fabbricati, per un valore di 300 mila euro circa. L’anno successivo, nel 2012, i terreni ed i fabbricati per un valore di 300 mila euro sono tornati nella sua disponibilità. Il tribunale di Agrigento, in quella occasione, aveva accolto l’istanza dei legali di Accascio, gli avvocati Nino Gaziano e Salvatore Manganello, sul dissequestro dei beni. I giudici avevano acconsentito al dissequestro dei beni perché gli avvocati Gaziano e Manganello, erano riusciti a dimostrare, con produzione documentale che i beni intestati ad Accascio sono stati acquistati, in parte, con fondi leciti, quindi documentabili, ed altri sono stati ereditati. Quindi la misura patrimoniale è stata revocata. Era stata invece confermata la misura personale, quella relativa alla sorveglianza speciale.

 

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