Canicattì, confiscati beni per 7,5 milioni al gruppo Di Gioia

Canicattì, confiscati beni per 7,5 milioni al gruppo Di Gioia

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Bene sequestrato al gruppo Di Gioia capeggiato da Calogero Di Gioia

Il Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di finanza diAgrigento ha confiscato beni per 7.500.000 euro all’imprenditore del settore metallurgico Calogero Di Gioia, di Canicatti’. Interessati, in particolare, il capitale sociale e beni aziendali riconducibili al 67enne ritenuto legato a Cosa nostra, come emerso dall’inchiesta “Camaleonte”, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo, secondo cui l’imprenditore era il collegamento tra il boss Giuseppe Falsone, all’epoca latitante e rappresentante provinciale di Cosa nostra, e il vertice dell’organizzazione allora rappresentato da Bernardo Provenzano, Antonino Rotolo, Carmelo e Giovanni Cancemi. Di Gioia, oltre a partecipare a riunioni e incontri tra esponenti mafiosi della provincia di Agrigento e Palermo, ne era il referente nella gestione di attivita’ economiche da egli amministrate nel settore della grande distribuzione alimentare e dell’edilizia, acquisendo commesse ed appalti.

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