Caporalato, albanesi e donne incinte sfruttati, un arresto (vd)

Redazione

Cronaca

Caporalato, albanesi e donne incinte sfruttati, un arresto (vd)

di Redazione
Pubblicato il Giu 14, 2018
Caporalato, albanesi e donne incinte sfruttati, un arresto (vd)

Arrestato nel Ragusano dalla Polizia di Stato un imprenditore agricolo albanese per sfruttamento di sei suoi connazionali irregolari.

Denunciato in concorso il padre che aveva una posizione più defilata. Pochi euro l’ora e costretti da bisogno ad accettare ogni trattamento da parte del titolare, anche quello di vivere in fogne a cielo aperto: è lo scenario disvelato dalla Squadra mobile e dal commissariato di Vittoria.

In manette Auglent Lalollari, albanese di 34 anni per sfruttamento della manodopera; l’uomo è indagato anche per furto aggravato di energia elettrica, ricettazione e impiego di operai irregolari sul territorio nazionale.

L’operazione che è l’esito dei controlli presso l’azienda agricola dell’arrestato. Sin dai primi accertamenti, è stato verificato che gli operai di origine albanese erano irregolari sul territorio nazionale, pertanto non potevano avere un rapporto lavorativo con il titolare.

Sottoposti a controllo le serre in un terreno di 60 mila metri quadri e i magazzini, alcuni dei quali trasformati in abitazioni per gli operai. Tutti i braccianti agricoli sono stati trovati mentre lavoravano; tra questi una donna incinta che era intenta a raccogliere le melanzane all’interno della serra con oltre 40 gradi, tanto che è stata colta da malore per la troppa fatica.

Le vittime venivano pagate pochi euro l’ora, non hanno mai avuto un contratto di lavoro, nè effettuato una visita medica di controllo, non sono mai stati informate sui rischi dell’utilizzo di fitofarmaci, non hanno mai avuto diritto alle ferie o giorno di riposo, non sono mai state dotate di dispositivi di protezione individuale, lavoravano almeno 8 ore al giorno e venivano pagate solo quando lavoravano.

Gravi le condizioni di degrado all’interno dell’azienda, in particolar modo nei magazzini trasformati in alloggi senza alcuna idoneità abitativa, così come certificato dall’Asp di Ragusa. Sei dipendenti vivevano dentro l’azienda e i servizi igienici non erano collegati alla rete fognaria pertanto i liquami venivano dispersi a cielo aperto nella parte retrostante la fatiscente abitazione, costringendo gli operai a convivere con ratti e insetti.

Le dichiarazioni degli operai sono state fondamentali per gli investigatori della Squadra mobile di Ragusa; tutti sono stati concordi nel riferire di lavorare presso l’azienda e che il titolare gli aveva offerto come alloggio queste casette fabbricate senza alcun minimo rispetto delle normative sull’edilizia; era lui che impartiva gli ordini, organizzava il lavoro all’interno dell’azienda e li pagava. Tutti hanno affermato che le loro condizioni economiche erano e restano miserevoli, pertanto non avevano altra scelta che accettare le condizioni imposte.

L’Ispettorato del lavoro, l’Inps e l’Asp hanno sanzionato per migliaia di euro l’imprenditore arrestato e ordinato la sospensione dell’attività: per l’impiego di lavoro nero l’arrestato potrebbe ricevere un verbale di circa 10 mila euro da parte dell’Ispettorato del lavoro; per le irregolarità sulla normativa sulla sicurezza sui luoghi di lavoro, lo Spresal potrebbe sanzionare il titolare fino a 5 mila euro; diverso invece l’aspetto trattato dall’Inps, difatti tra il recupero dei contributi non versati, le sanzioni e il probabile impiego fittizio di operai finalizzato a percepire l’indennità di disoccupazione, potrebbe aggirarsi intorno a 150 mila euro l’ammontare del danno economico allo Stato. Inoltre, dovrà rispondere anche del reato previsto dal Testo unico sull’immigrazione, in quanto ha fatto lavorare soggetti irregolari sul territorio nazionale: questo, oltre alla denuncia penale, comporterà la sanzione dell’ammenda di oltre 6.500 a lavoratore in nero, quindi circa 50 mila euro.


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