Centro La Torre: per 52% dei giovani mafia più forte dello Stato

Centro La Torre: per 52% dei giovani mafia più forte dello Stato

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Il presidente del Centro studi Pio La Torre, Vito Lo Monaco

Lo Stato viene visto come più debole della mafia dal 52,69% dei giovani secondo una rilevazione condotta dal Centro studi “Pio La Torre” di Palermo tra 10.000 studenti in tutta Italia e i 1.000 siciliani partecipanti al suo progetto educativo antimafia. Il 92% degli intervistati ha espresso una forte sfiducia nelle istituzioni e la politica e una posizione netta contro mafie, criminalità e corruzione. Solo il 30,13% ritiene che la mafia possa essere definitivamente sconfitta. L’indagine, giunta al nono anno, sarà presentata al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella che riceverà domani al Quirinale una delegazione del Centro. I risultati sono consultabili nel numero di “ASud’Europa” scaricabile all’indirizzo www.piolatorre.it.

Che nella percezione dei giovani la mafia sia più forte dello Stato era risultato anche dai precedenti sondaggi, ma quest’anno il dato è in aumento e se il 52,69% rispondono che le istituzioni sono più deboli dell’organizzazione criminale, solo il 10,46% credono che lo Stato sia più forte. Per l’84,84% la forza delle mafie sta nel fatto che usano qualsiasi mezzo per raggiungere i loro scopi e per il 71,11% lo Stato non fa abbastanza per sconfiggere le mafie, che secondo l’83,97% si infiltrano negli apparati statali e vi coincidono addirittura per il 41,46% degli intervistati. Alla domanda se il fenomeno mafioso potrà essere definitivamente sconfitto solo il 30,13% hanno risposto si, il 26,39% non so e il 43,47% no. Secondo l’88,29% dei rispondenti, politici nazionali sono degni di “poca” o “per nulla” fiducia. Numeri leggermente più bassi per i politici locali (sfiducia all’83,98%). “Tre indicazioni politiche vengono dai ragazzi – commenta il presidente del Centro, Vito Lo Monaco – La prima è che bisogna investire su scuole e formazione dei docenti per uscire dalla crisi più forti. La seconda indicazione è che una buona politica dovrebbe cogliere il ripetuto allarme che la percezione dei giovani manifesta per il ruolo assunto dalle mafie nella vita economica, sociale e politica di tutto il paese. Il terzo aspetto è che la crisi, al di là degli ottimismi auto consolatori, ha prodotto uno stato generale di povertà e di sfiducia che può essere colmato, oltre ogni sondaggio sugli orientamenti di voto, da una politica di investimenti concreti per la crescita; per la scuola, per il welfare; per il Mezzogiorno che sembra scomparso dalle priorità di governo”. Dopo lo spaccio di droga (41,94%) e le rapine (16,41%), attività più “visibili” e causa diretta di allarme sociale, sono le interazioni con la politica e la pubblica amministrazione a suscitare preoccupazione: il lavoro nero (14,68%) e gli abusi edilizi e urbanistici (11,31%), dove i controlli amministrativi sono disinnescati spesso dal ricorso alla bustarella, e soprattutto la corruzione dei dipendenti pubblici (10,94%) e lo scambio di voti, ossia la corruzione elettorale (5,18%). Secondo i giovani, le mafie migrano alla ricerca di nuove fonti di profitto illecito o per riciclare denaro sporco (29,37%), magari seguendo i flussi migratori (15,26%) o approfittando del debole senso civico della popolazione (20,06%), ma centro gravitazionale di attrazione delle mafie e’ prima di ogni altra cosa la corruzione della classe politica locale (68,14%) .

 

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