Chiesa e Massoneria: il “grembiule”sotto la tonaca?
Altri casi giudiziari sconvolgono la Chiesa dopo quelli di pedofilia venuti in luce. La Santa Sede è molto turbata per la fuga di notizie di documenti riservati. Al punto che il Papa ha incaricato una commissione superiore di indagare sulla vicenda. Intervistato dall’Osservatore Romano, monsignor Becciu, sostituto della segreteria di Stato, riferisce di “grave slealtà di alcuni” che, diffondendo documenti verso cui avevano l’obbligo della riservatezza, trasmettono all’opinione pubblica un’immagine della Chiesa – di carrierismi e complotti interni – non corrispondente alla realtà. Nonostante queste rassicurazioni, chiedersi cosa succede è quasi d’obbligo. Per eliminare ombre e sospetti sui rapporti dell’Istituto delle Opere di religione (lo Ior) con la mafia e sulla morte a Londra di Roberto Calvi, il banchiere di Dio trovato impiccato nel giugno del 1982 sotto il ponte dei Frati neri. Trent’anni dopo, la Santa Sede non risponde alle richieste della Procura di Roma. Archiviato in un primo momento come suicidio, il caso della morte del presidente del Banco Ambrosiano viene riaperto nel 1992. Tutti gli imputati sono assolti nel 2007 e la sentenza è confermata in appello nel 2010. Ma nelle motivazioni si legge che Calvi non si è ucciso: è stato assassinato. Risulta da due sue lettere che abbia pagato tangenti per conto della Chiesa. L’indagine della Procura, aperta nel maggio del 2010, mirava entro quattro mesi al sequestro preventivo di 23 milioni di euro depositati su un conto corrente dello Ior. Secondo l’accusa è denaro riciclato della mafia. Ma il sequestro non viene eseguito. E alla richiesta della procura di Roma il Vaticano non ha mai risposto. Rischiando di aprire un incidente diplomatico con l’Italia e di compromettere la procedura per entrare nel novero degli stati virtuosi. È di questi giorni un altro scandalo, linfa per il giornalismo d’inchiesta. Riguarda la sparizione di un milione di euro su cui il Vaticano è arrivato prima della magistratura, che ha tuttavia avviato un’indagine. L’ex direttore degli uffici amministrativi della curia di Trapani è stato sospeso a divinis “da tutti gli atti della potestà di ordine e dall’esercizio di qualsiasi incarico o ufficio ecclesiastico”. La Santa Sede contesta al prete di essersi appropriato di 16 mila euro dei 40 mila pagati da un soggetto per l’acquisto di beni ecclesiastici (circostanza confermata dall’acquirente); e di averne sottratti 147 mila dal conto corrente della chiesa di Calatafimi. Tra i punti da chiarire per la Procura di Trapani ci sarebbe, scrive Repubblica di Palermo, una lettera del Vescovo a Luigi Bisignani, capo della P4. Saltata fuori nei giorni in cui la diocesi decideva di sospendere il prete. Ma potrebbe trattarsi di un “clamoroso falso” perché il Vescovo ha dichiarato di non averla mai scritta. Investita da nuovi scandali, la Chiesa deve chiarire molte circostanze ancora oscure della sua storia recente. E dire quanto c’è di vero nelle accuse mosse ad alti prelati di far parte della massoneria cui devono la scalata ai vertici della gerarchia. Apprendiamo da un articolo di un anno fa apparso su www.lavocedellevoci.it che Mino Pecorelli, pochi mesi prima di essere ucciso, pubblicò un elenco di preti massoni e che oggi l’ultranovantenne don Luigi Villa, teologo bresciano e prete comboniano, in molte sue pubblicazioni mostra “un volto della Chiesa da brividi”. Il “grembiule” sotto l’abito talare. Cosa c’è di vero su quanto scrive sul periodico Chiesa Viva, nelle sue affermazioni sulla “Gran Loggia Vaticana” e nei sospetti del giornalista Claudio Prandini sulla morte improvvisa di papa Luciani, il papa dei trentatré giorni (numero simbolico per tutti i massoni), che “pare volesse far pulizia all’interno del Vaticano”? E perché, già che ci siamo, non approfittarne per estendere le domande all’attualità? Perché, proprio oggi, l’appello ai cattolici a impegnarsi di nuovo in politica? Perché il sostegno, neppure velato, al governo Monti le cui politiche liberiste sono contrarie alla dottrina sociale della Chiesa? C’è forse in tutto questo il disegno di un Grande Centro di cui il Vaticano sia ispirazione e faro cui guardare? Forse la risposta è nella crisi della laicità, nella debolezza degli Stati. La Chiesa ne è consapevole e vuole approfittarne per rafforzare il proprio potere sulla società e sulla non-negoziabilità dei valori bioetici. Giovanni Paolo I era visto come un puro di cuore, inadatto al governo della Chiesa. Della Chiesa che intratteneva rapporti con Gelli, la mafia, la grande finanza laica. Su papa Luciani non venne eseguita l’autopsia e la sua morte in quel 1978, anno cruciale della storia italiana, anno della morte di Aldo Moro, rimase avvolta nel mistero. Se fu ucciso, chi aveva interesse alla sua eliminazione? Lo scrittore inglese David Yallop avanza il sospetto che a volerla siano stati il cardinale Villot, sottosegretario di stato di Paolo VI e designato a esserlo anche dei suoi più immediati successori; il vescovo Marcinkus, potente direttore dello IOR; Michele Sindona, Roberto Calvi, Licio Gelli e il cardinale di Chicago John Cody. Ognuno di loro – cardinali, banchieri, massoni deviati – avevano buoni motivi, secondo Yallop, per eliminarlo o per esserne d’accordo. Giovanni Paolo I era d’ostacolo a disegni che nulla avevano a che fare con la missione profetica della Chiesa. Su questi fatti è uscito nel 2002 il film sconvolgente del regista Giuseppe Ferrara: I banchieri di Dio – Il caso Calvi, tratto dal libro del giudice Mario Almerighi che se n’era occupato. Prima di trovare i soldi per poterlo girare, il regista si era rivolto alla Penta Cinematografica di proprietà di Cecchi Gori e di Silvio Berlusconi. Ma l’idea fu respinta. Mai il Cavaliere avrebbe finanziato un film sulla P2 cui era affiliato. Si tratta di vicende ancora troppo recenti per essere consegnate alla storia come oscure e irrisolte. Le stesse verità che pretendiamo – laici e cattolici – dallo Stato sui depistaggi e le complicità dell’ultima stagione mafiosa e stragista, quella di vent’anni fa, il popolo dei fedeli ha il diritto di pretenderle dalla Chiesa. Verità che possano restituirla all’integrità della sua vera missione. Religiosa e morale.







