Clochard bruciato vivo per gelosia, l’omicida: “Sono pentito, non lo rifarei”

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Clochard bruciato vivo per gelosia, l’omicida: “Sono pentito, non lo rifarei”

di Redazione
Pubblicato il Mar 13, 2017
Clochard bruciato vivo per gelosia, l’omicida: “Sono pentito, non lo rifarei”

Ieri il benzinaio avrebbe mostrato segni di cedimento ‘Non lo rifarei’ PALERMO, 13 (AdnKronos) – Verrà interrogato questa mattina in carcere a PALERMO Giuseppe Pecoraro, il benzinaio di 45 anni che ha confessato di avere bruciato vivo Marcello Cimino, il clochard che dormiva nel suo giaciglio sotto i portici della mensa di via Cappuccini. L’uomo, già sabato sera, dopo l’arresto, parlando con gli uomini della Squadra mobile aveva detto di avere agito “in un momento di follia” mostrandosi pentito per quel gesto. “E’ stato un raptus, non lo rifarei. Mi pento”, aveva detto al termine dell’interrogatorio Giuseppe Pecoraro. Un pentimento arrivato solo dopo che gli uomini della Squadra mobile, guidati da Rodolfo Ruperti, gli hanno mostrato le immagini del video in cui si vede l’uomo che getta addosso la benzina al clochard. Pecoraro, durante l’interrogatorio, ha detto che con Cimino c’era un rapporto di conoscenza. “Era venuto pure a casa mia, alla Zisa, a mangiare, qualche volta – ha detto Pecoraro, che è difeso dalle avvocate Carolina Varchi e Brigida Alaimo – Pure i miei genitori lo conoscevano”. Ma la sera prima del delitto Pecoraro e Cimino sarebbero arrivati alle mani per gelosia. Perché il benzinaio temeva che Cimino gli insidiasse la donna con cui aveva una relazione. Intanto, l’avvocato Giuseppe Giamportone si è detto disponibile di assistere gratuitamente le figlie e la moglie di Cimino. L’inchiesta è coordinata dal Procuratore aggiunto Claudio Corselli e dai pm Maria Forti e Alfredo Gagliardi.


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