Comune Agrigento: ecco perché Mimmo Fontana, assessore-imputato, dovrebbe dimettersi

Comune Agrigento: ecco perché Mimmo Fontana, assessore-imputato, dovrebbe dimettersi

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L'assessore - imputato Mimmo-Fontana in municipio con il sindaco Lillo Firetto

Lo abbiamo già scritto su Grandangolo – il giornale di Agrigento – attualmente in vendita e lo ribadiamo anche oggi senza timore, avendo consapevolezza piena che tutti resteranno al loro posto e nessuno avrà il coraggio di lasciare comode e retribuite poltrone per farsi da parte con quella dignità che un gesto simile potrebbe far emergere.
Il giudizio immediato disposto dal Gip del Tribunale di Agrigento, Alessandra Vella, su richiesta della Procura della Repubblica di Agrigento, a carico di Mimmo Fontana (ed anche Daniele Gucciardo, attivista di Legambiente “collocato” alle Macalube di Aragona e di Francesco Gendusa, dirigente dell’assessorato regionale al Territorio) con l’accusa di omicidio colposo plurimo – la morte di Laura e Carmelo Raimondo Mulone – per l’esplosione dei vulcanelli di Aragona (vi diamo ampiamente conto su Grandangolo – il giornale di Agrigento acquistabile on line), non rappresenta per Grandangolo motivo autonomo per rassegnare le dimissioni da assessore e ancor più da Legambiente.
Siamo stati sempre garantisti e lo siamo stati maggiormente quando proprio Fontana (insieme a Claudia Casa) era la massima espressione del giustizialismo (strabico) di un sistema, di un metodo: il metodo Arnone. Per venti lunghi anni ed oltre Giuseppe Arnone (quello che oggi si proclama sceriffo, pensa un po’) sbandierando il nome (e per conto) di Legambiente ha condizionato la scena politica e giudiziaria di questa città.
Per Fontana (e Claudia Casa), alfiere del peggior killeraggio mediatico, magari con qualche svista quando si trattava di amici o di “amici contrattualizzati”, oggi il ragionamento che dovrebbe fare è legato solo ed esclusivamente a questo suo ruolo di giudice a priori, con o senza avvisi di garanzia.
Quante teste ha fatto rotolare? E quante altre ne voleva decapitate?
Secondo questo spregevole sistema, oggi Fontana dovrebbe togliere il disturbo senza se e senza ma. E farebbe pure un figurone proprio oggi che, messo alla porta il suo pigmalione, Giuseppe Arnone, quest’ultimo ha già cominciato a far volare gli stracci mettendo in luce strane storie di incarichi da assegnare proprio a Fontana – con preventiva autorizzazione del medesimo Arnone.
Diciamocelo francamente: queste cose Grandangolo le scriveva già dieci anni fa, forse con espressioni più colorite, subendo persino condanna. Oggi, invece, è lo stesso Arnone che le tira fuori confermando, direttamente e indirettamente, le nostre intuizioni.
Ad ogni buon conto, la vicenda nuda e cruda è questa: chi è stato censore e giustiziere di numerose persone e famiglie lasciate nella disperazione soprattutto con quelle orrende requisitorie-sentenze inappellabili pronunciate dagli schermi di Teleacras oggi, a condizioni invertite, può ricoprire la carica di assessore e quella di presidente regionale di Legambiente (ma anche di direttore della riserva)?
Badate bene, non stiamo dicendo: Fontana è sotto processo e si deve dimettere. Diciamo ben altra cosa.
Ebbene, Grandangolo pensa che Mimmo Fontana pur essendo innocente fino a prova contraria (stessa cosa doveva dirsi per i suoi accusati) dovrebbe oggi stesso dimettersi da tutto e affrontare con serenità il processo. Un processo penale che ha mille volte invocato, magari condito da manette, per centinaia di persone, e talvolta – con incredibile coincidenza – cogliendo nel segno.
La storia è questa, non si scappa.
E non serve a nulla – e questo vale anche per il sindaco Lillo Firetto – rivoluzionare il senso di quanto sinora narrato magari appellandosi alla colposità del reato.
Chi deve prendere una decisione la prenda e basta.
Saremo tutti sollevati sperando che il primo cittadino, non nomini, nel caso quasi impossibile di dimissioni del presidente di Legambiente, un clone in gonnella.
E la Procura, che sta dimostrando di non guardare in faccia a nessuno – checchè ne pensi Arnone – potrebbe svelare con le sue indagini il percorso seguito dai flussi di denaro di matrice regionale finiti nelle casse delle riserve (ricordiamoci che il primo affidamento venne disposto da quel Vicio Lo Giudice oggi maltrattato dai beneficiari).
E magari farci sapere per quale ragione i terreni di Macalube sono stati intestati, pagandoli con soldi pubblici, proprio all’associazione ambientalista.

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