Agrigento

Cricca di Lampedusa, scatta l’ora del pentito Tuzzolino: oggi compare in aula Bunker a Petrusa

Il dado è tratto. Domani l’architetto pentito Giuseppe Tuzzolino, scortato dagli uomini del Servizio di protezione centrale, farà il suo ingresso nell’aula bunker del carcere di contrada Petrusa e racconterà la sua verità su massoneria e presunta “cricca” di Lampedusa trascinata a processo dalla Procura della Repubblica di Agrigento.


E già l’attesa cresce a dismisura, specie dopo aver appreso dello sconquasso creato nel corso della la prima uscita pubblica da pentito, seppur in video conferenza, nell’aula bunker di Bicocca a Catania nel processo a carico dell’ex governatore di Sicilia, Raffaele Lombardo. E come direbbero i vecchi telecronisti sportivi ci si attende il pubblico delle grandi occasioni.

E’ un passo importante che segna, quasi fosse uno spartiacque, un’improvvisa diversa valutazione sulla credibilità del pentito. Lo sanno tutti, e i giornali hanno scritto articoli su articoli, sul modo controverso che alcune Procure hanno valutato l’attendibilità di Tuzzolino. Addirittura all’interno della stessa Procura c’è chi lo ritiene pienamente attendibile e chi, invece, lo manda a processo per calunnia.

Da qualche tempo, soprattutto dopo le audizioni del procuratore aggiunto di Palermo, Teresa Principato, da anni a caccia del super-boss latitante Matteo Messina Denaro, che ripone molta fiducia in Tuzzolino, sembra sia cambiata l’aria.

La Commissione parlamentare per la lotta alla mafia ha sguinzagliato la Guardia di finanza in Sicilia e Calabria per sequestrare gli elenchi dei massoni a far data dal 1990.

E chiama nuovamente a rapporto per un’audizione il procuratore di Agrigento (prevista per il prossimo 15 marzo e rinviata ad altra data)

La Procura di Agrigento rilancia le investigazioni sollecitate dalle dichiarazioni di Tuzzolino e per volere del procuratore capo Luigi Patronaggio, vengono creati appositi pool di pubblici ministeri per riscontare le dichiarazioni del pentito. L’interrogatorio del 14 febbraio scorso confluito nelle carte del processo sui fatti di Lampedusa, condotto dai pubblici ministeri Carlo Cinque e Salvatore Vella non è un caso episodico. Lo rivela a sua insaputa lo stesso Tuzzolino nei verbali oggi depositati secondo cui è già stato interrogato per altri fatti dal sostituto Matteo Delpini ed incontrato proprio il procuratore Patronaggio.

Si giustifica così l’interrogatorio iniziato poco prima della mezzanotte che altro non dovrebbe essere che la prosecuzione di un tour de force fatto di più interrogatori resi nell’arco di pochissimo tempo.

Lecito pensare all’istituzione di gruppi di lavoro ad opera di Patronaggio chiamati a scandagliare, oltre la normalità, ogni parola di Tuzzolino.

E quest’ultimo di cose importanti (che tuttavia possono anche non necessariamente essere vere) ne ha dette ed anzi, ad ogni verbale alza sempre di più il tiro.

Non è un mistero che l’architetto di Favara spazia a tutto campo su mafia, malaffare, massoneria, stidda, droga, truffe, imbrogli, appalti truccati, voti di scambio tirando in ballo anche personaggi eccellenti appartenenti alla società civile, alle forze dell’ordine, alle professioni e sinanco alla magistratura.

E poi, colpaccio davvero, parla di Matteo Messina Denaro. Ed anche del tronco della vedova, ossia una sorta di pizzo pagato direttamente alla massoneria deviata e della loggia super-segreta itinerante, guidata proprio dal latitante di Castelvetrano denominata “Sicilia”.

 

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