Crocetta tira dritto: “Prima le riforme, poi, senza diktat , anche il...

Crocetta tira dritto: “Prima le riforme, poi, senza diktat , anche il voto”

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Rosario Crocetta

Non si dimette e va avanti.
Il gladiatore Crocetta si è presentato puntuale e con qualche chilo in meno nell’arena dell’Ars con la consapevolezza che, con quell’incontro, andava a consumarsi uno degli spettacoli più cruenti della sua vita politica.
L’Assemblea regionale siciliana, famosa ai più per i mirabolanti giochi di equilibrismo politico e per le memorabili “mascariate” dei suoi inquilini, lo aspettava al gran completo affinchè “riferisse” al Parlamento l’ultima delle puntate (l’ultima?) della telenovela politico-mediatica più nota di quest’estate.
Si tratta del caso Tutino-Borsellino-Espresso esploso lo scorso 16 luglio che, con le misteriose intercettazioni corredate da sospetti d’intrighi internazionali ha, nei fatti, rischiato di far finire a gambe all’aria e in maniera infamante l’attuale legislatura, riempendo pagine e pagine di quotidiani nazionali e svelando, nei giorni scorsi, ipotesi tra le più azzardate che vanno dagli ipotetici e contrastanti interessi di Israele e Palestina sull’isola, al controllo degli americani sul Muos, al complotto politico-affaristico De Benedetti –Renzi, per finire al più nostrano dei gossip di un Raffaele Lombardo ancora interessato, da dietro le quinte, a mantenere le mani sul grande affaire della sanità siciliana.
“In questi giorni ho sentito cose che avrebbero fatto schiattare chiunque – ha detto Crocetta – ho vissuto come un lebbroso, non posso dimettermi per un falso scoop”.
A partire dalle 12.27 il Governatore, rinsavito dalle paventate intenzioni di suicidio, armato di carte e documenti fino ai denti, ha spiegato ai leoni siciliani di tutti gli schieramenti politici come, a suo dire, si è consumato, IL complotto che lo avrebbe voluto vittima sacrificale in nome dell’antimafia “di facciata” a “soli due giorni” dall’anniversario della strage di via D’Amelio “non me ne vado – ha esclamato – dimenticatevi che io possa lasciare a causa di vergognose illazioni che hanno tutto il sapore di dossieraggio falso e illegale. Una cosa è lo scontro politico, altro è costruire ad hoc una storia per far cadere il governo e impedirgli di portare a termine l’opera di pulizia iniziata con me”.
Nessuno in verità, e lo dimostra la storia stessa dell’Ars, era lì perché qualcosa accadesse davvero. I novanta parlamentari siciliani (che nella prossima legislatura verranno ridotti a settanta, ndr) sembravano lì più per “dovere d’ufficio” che per metter su una mozione di sfiducia a Crocetta. Prova di uno dei “mascariamenti” nostrani dei giorni scorsi è stata la sceneggiata messa in atto dal giovane Ferrandelli, che ha presentato le dimissioni da parlamentare, salvo poi permettere che fossero respinte.
Crocetta, in aula, ha spiegato di non essersi “suicidato perché è intervenuto un procuratore perbene, Lo Voi, uno che si batte per la verità, uno apolitico”, ha elencato tutto d’un fiato come le intercettazioni di cui parla l’Espresso siano state “puntualmente” smentite dalle procure di Palermo, Caltanissetta, Catania e Messina. Ha ricordato della presa di posizione, a sua discolpa, dello stesso Procuratore Generale presso la Cassazione che ha chiesto al PG di Palermo Scarpinato di “relazionare per chiarire l’origine di quello che si sta rivelando un clamoroso complotto”. Ha attaccato, ribadendo a gran voce quello che è fin dal primo momento il suo pensiero “qualcuno, per difendere interessi fortissimi ha fornito un dossier falso agli autori dell’articolo. Di questo e per questo dovranno rispondere alla magistratura e a me come persona lesa nell’onore e nell’immagine” e che ”se la Procura di Palermo non fosse prontamente intervenuta per smentire ciò che di gravissimo mi era stato messo in bocca – spiega Crocetta – oggi sarei un uomo morto, infangato e forse tra qualche anno si sarebbe scoperto che avevano assassinato un uomo innocente. La deriva populista di chiedere di andare al voto è per me irricevibile”.
Per chi legge, però, resta il fatto che l’azzardo dell’operazione “Intercettazione Fantasma”, che ha di fatto messo in crisi il governo della terza regione d’Italia, si sta rivelando un vero e proprio giallo dai risvolti inquietanti, una vicenda su cui, nonostante i ripetuti tentativi di chiarimenti, l’Espresso continua a puntare confermando ogni riga.
In aula, lo scontro diventa incandescente quando il governatore fa il nome di Totò Cuffaro “mi pare che sulla sanità qualche governatore sia stato impelagato così tanto da pagare anche penalmente. Non vedo perché dovrei dimettermi sulla base di motivazioni inesistenti. Ai tempi di Cuffaro il cerchio magico di cui tanto parlate era costituito dalla mafia e da gruppi di affari siciliani e internazionali quindi, diciamo, che c’è una bella differenza”.
E Crocetta ha poi parlato di atto di “killeraggio politico” e di “sceneggiate” sulla questione morale ricordando alcuni atti del suo governo “la revoca delle assicurazioni sanitarie, i tagli per centinaia di milioni di euro sugli sprechi sui farmaci, il sistema Giacchetto sulla formazione, per dirne alcuni”.
La seduta, andata avanti per ore, si è conclusa con un appello ai parlamentari “Questo non è il momento di fuggire – ha detto – è il momento della ribellione contro chi non vuole il bene della Sicilia. Dobbiamo assumerci la responsabilità di dimostrare che non siamo qui perché attaccati alla poltrona ma, per portare a termine quello che abbiamo iniziato. Vi invito a proseguire sulle strade delle riforme iniziate, dopo diche voi e solo voi, Parlamento sovrano, senza diktat romani o internazionali, deciderete se è il caso di procedere a indire nuove elezioni. Io non ho nulla da difendere e non ho interessi finanziari occulti”.

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