Cua, rettore Micari in Consiglio Comunale: “L’università ad Agrigento non conviene economicamente ma è un dovere sociale” (ft e vd)

Giuseppe Castaldo

Agrigento

Cua, rettore Micari in Consiglio Comunale: “L’università ad Agrigento non conviene economicamente ma è un dovere sociale” (ft e vd)

Pubblicato il Apr 13, 2018
Cua, rettore Micari in Consiglio Comunale: “L’università ad Agrigento non conviene economicamente ma è un dovere sociale” (ft e vd)

 

C’era molta attesa sulla seduta straordinaria del consiglio comunale di Agrigento in cui, già settimane addietro, si era annunciata una specie di “operazione verità” sul reale stato di salute dell’università agrigentina e sui rapporti, i contenziosi e le strade da intraprendere insieme alla “sorella maggiore” ovvero l’ateneo di Palermo. Per questo motivo non poteva non essere assoluto protagonista il rettore dell’Università di Palermo Fabrizio Micari, atteso ad Agrigento per rispondere a tutte le domande e perplessità circa la vicenda Cua. 

Il consigliere comunale Pietro Vitellaro, che di questa “battaglia” si è fatto carico, aveva posto idealmente (ma anche materialmente) una serie di interrogativi a cui Micari non si è sottratto addentrandosi, anzi, in ogni aspetto: economico, sociale e normativo. Ed è stato molto chiaro: “Se dovessi ragionare come azienda non avrei alcun interesse a portare corsi in sedi distaccate”. La domanda da porsi lecitamente è perché allora si continua a investire su consorzi distaccati come Trapani e Caltanissetta e non su Agrigento?Anche qui Micari è chiaro: “Per anni abbiamo ricevuto dal Consorzio di Agrigento note in cui, a fronte di nostre proposte su offerte formative, ci riferivano di non avere alcuna copertura economica per attivarli. L’esposizione debitoria nei nostri confronti è di circa 12 milioni di euro (c’è in atto un contenzioso che vede legali a lavoro in cerca di nuove soluzioni) mentre Trapani e Caltanissetta arrivano forse al milione. Ci sono convenzioni in cui veniva stabilita la percentuale che spettava all’Ateneo di Palermo (20%) e ad un certo punto non sono più pervenute queste somme.”

La macchina del consorzio è impegnativa: ci sono spese generali e dipendenti a cui spetta lo stipendio. E quella di Agrigento, per motivi decisamente non molto chiari, è molto più impegnativa rispetto alle realtà di Trapani e Caltanissetta (?). “L’unica azione che un amministratore prudente può fare quando ci dicono che non ci sono risorse da Agrigento è quello di mettere “il motore a minimo”: non continuare con corsi onerosi, tipo quelli quinquennali in cui bisogna avere 15 insegnanti per pochi iscritti (architettura per un momento ha avuto 12 iscritti) e quindi diventa impossibile sostenerli economicamente. La prudenza non può che portare il motore al limite cioè tenere quei corsi, come servizi sociali, che si possono sostenere e aspettare un attimo la soluzione.”

Questioni che non riguardano esclusivamente il rapporto tra Cua di Agrigento e Università di Palermo ma che necessita di una visione di insieme molto più ampia. Ad esempio il ruolo della Regione Siciliana: “Aspetto ancora una legge sul diritto allo studio: in Sicilia vergognosamente si è creata,ad esempio, la figura dell’”idoneo non percettore”: hai di fatto diritto ad una borsa di studio ma, nella nostra regione, soltanto il 38% di idonei ne usufruisce. Spero di poter azzerare questa situazione debitoria e mettere una parola fine a quello che è stato per poter ragionare sul futuro in un’ottica normativa chiara e stabile.”

 


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