Da oggi è più bello essere agrigentini: l’Akragas esempio di rinascita per...

Da oggi è più bello essere agrigentini: l’Akragas esempio di rinascita per Agrigento

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Spettacolare tifo agrigentino a Roccella Jonica

akraga cEra il 1983. Erano gli anni in cui l’Italia viveva anni di prosperità, anni di grandi e forti personalità come l’allora Presidente della Repubblica, Sandro Pertini. Erano gli anni in cui le aziende come Apple e Microsoft, oggi colossi dell’informatica, lanciavano i primi Computer. Erano anni, in Sicilia, pesantissimi: anni di guerre di mafia, di assassinii tra le strade, di clamorosi arresti. L’Italia, solo qualche mese prima, aveva alzato la Coppa del Mondo nel cielo di Madrid.

tribuna festeIl 1983 è stato anche l’ultimo anno in cui l’Akragas ha ottenuto una promozione in Serie C1, l’attuale Lega Pro, con in panchina il compianto Franco Scoglio. A distanza di 32 anni, il sogno è diventato realtà . Ci sono voluti tre decenni e tante, tantissime sofferenze, per rendere concreta questa promozione . Una piazza mortificata, un pubblico umiliato, un blasone che ha rischiato molte volte di essere spazzato dall’incapacità di chi , puntualmente, rivendicava la poltrona più grande . Un gol di Lele Catania, nella partita di ieri, ha cancellato anni di tristezze e di umiliazioni, anni di cocenti sconfitte, anni di girovagare nei campetti di provincia che, per blasone, sono sempre stati troppo stretti per i biancazzurri. Sono finiti gli anni dei derby con il Ribera per garantirsi un accesso al campionato di Interregionale; finiti i tempi in cui l’Esseneto era un terra di conquista per altre squadre ma, soprattutto, per loschi personaggi che intendevano lo sport ad Agrigento e, in particolare, l’Akragas come un giocattolo nelle mani dei viziati di turno. Sono alle spalle gli anni di play out, di spareggi con le squadre più impensabili.

festaL’Akragas ritorna nel professionismo e lo fa dalla porta principale. In un momento storico difficile per la città di Agrigento lo sport , come avevamo scritto qualche settimana fa, è il fiore all’occhiello a ridosso della Valle dei  Templi. Si, perchè l’Akragas, cosi come la Fortitudo, è un modello di sacrificio e di eccelleza del tutto agrigentino che, con alla base una serie programmazione, delle idee chiare e un gruppo di persone affiatate , è riuscito ad emergere e ad imporsi. 

In un momento così nero per la Città dei Templi, in cui le diversità si accentuano sempre di più e i malumori crescono, l’Akragas rappresenta oggi un catalizzatore di energie positive, di coesione sociale. L’Akragas è un mezzo con il quale gli agrigentini si sentono più vicini, quasi fratelli. La potenza sociale che si è creata intorno all’Akragas sarebbe argomento di qualsiasi tesi universitaria. 1500 persone fra tifosi, bambini e famiglie hanno raggiunto la Calabria per celebrare questo storico momento e, per 90 minuti, si sono isolati da tutto e da tutti: e , dunque, in quegli attimi , grazie all’Akragas, ci si è scordati di una amministrazione che non esiste  e mai esistita; ci siamo dimenticati che siamo relegati nei bassifondi di qualsiasi classifica per tenore di vita; ci siamo dimenticati che , al momento, non funziona quasi niente ad Agrigento. Quasi.
L’Akragas ha risvegliato le coscienze di molti, ha emozionato, ha fatto riscoprire il bello di essere agrigentini. Fabio Caressa, noto giornalista Sky e voce dei mondiali in Germania 2006, pronunciò questa frase il 9 luglio 2006: “Abbracciatevi forte, da oggi è più bello essere italiani”.

Allo stesso modo e con la stessa carica emotiva, siamo noi a dirlo: “Abbracciatevi e stringetevi forte, da oggi è più bello essere agrigentini”.

 

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