Dal sogno alla delusione: l’Akragas torna con i piedi per terra

Dal sogno alla delusione: l’Akragas torna con i piedi per terra

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Solitudine e delusione sugli spalti: immagine simbolo della sconfitta

Akragas - Fidelis Andria
Akragas – Fidelis Andria
Festa sugli spalti prima della partita
Festa sugli spalti prima della partita
Curva sud Akragantina
Curva sud Akragantina
Qualche protesta della tifoseria
Qualche protesta della tifoseria
Il grande giorno, la conquista dell’Esseneto, la classifica da capogiro, gli entusiasmi giunti alle stelle. Torna con i piedi per terra l’Akragas di mister Legrottaglie. E lo fa in maniera inopinata, meritata e, per certi versi imbarazzante visto lo svolgimento della partita.
Intendiamoci: si può perdere in casa e con un punteggio che non ammette discussioni. Ci sta, capiterà ancora, è inevitabile.
Non ci sta, non deve capitare più, non deve essere inevitabile che si perda in questo modo. I biancoazzuri, per cronaca unanime proveniente da tutti i media, oggi in campo non ci sono stati. Ecco il punto focale della sconfitta. Non ci sono stati e basta.
Condividiamo le affermazioni del tecnico agrigentino che evidenziano come abbia giocato un brutto scherzo il ritorno all’Esseneto, tutto tirato a lucido, con la zona stampa degna di tal nome.
Un altro mondo rispetto al passato, così come sembra di un altro mondo lo stadio Esseneto ed il suo meraviglioso pubblico corso in massa per sostenere i propri beniamini.
La sconfitta odierna giunge impietosa e particolarmente premonitrice.
Siamo l’Akragas e non il Barcellona. E da Akragas dobbiamo ragionare.
Le vittorie delle ultime settimane dopo la sconfitta, forse immeritata dell’esordio, ci avevano fatto sognare oltre misura. E mentre il campionato saluta il Catania virtualmente capolista e concretamente protagonista, Agrigento e i suoi tifosi tornano a volare basso con la consapevolezza che da questa sconfitta si potrà trarre una utile lezione per fare ancora bene nel prosieguo del torneo magari con l’aiuto di qualche nuovo innesto – e di peso – in squadra.
Non ci vuole molto per essere protagonisti e premiare gli sforzi di una dirigenza lodevole e ricca di volontà. E premiare un pubblico, una tifoseria, gravido di passione ed entusiasmi.
Non è la fine del mondo perdere in casa con l’Andria ed il tempo sarà galantuomo.
Ma evitiamo facili entusiasmi.
Eviteremo così di vedere anche le immagini di copertina che sono di Fabio Romeo.

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