Depuratore di Licata: indagati diversi titolari di cariche pubbliche

Depuratore di Licata: indagati diversi titolari di cariche pubbliche

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Sequestro depuratore Licata

Si attendono sviluppi, e l’indagine è ancora in fermento, dall’inchiesta che ha portato al sequestro preventivo dell’impianto di depurazione delle acque reflue di Licata e lo scarico asservito all’impianto, situato nella foce del fiume Salso, con contestuale restituzione al gestore Girgenti Acque e con facoltà d’uso nell’osservanza delle prescrizioni stabilite nel decreto emesso dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Agrigento, Stefano Zammuto, su richiesta dei sostituti Silvia Baldi e Antonella Pandolfi.

Infatti, oltre agli indagati noti Marco Campione e Giuseppe Giuffrida, rispettivamente rappresentante legale e amministratore delegato della Girgenti Acque), per violazione delle norme ambientali, danneggiamento e frode nelle pubbliche forniture, ci sarebbero altri indagati – per lo più titolari di cariche pubbliche – i cui specifici profili di responsabilità, anche in termini di omesso controllo e intervento, sarebbero attualmente oggetto di approfondimento investigativo.

L’acquisizione di una mole così copiosa di documenti e alcuni passi del provvedimento di sequestro che ricostruiscono la vicenda dell’autorizzazione, in favore della società Iniziative Immobiliari, alla fognatura comunale degli scarichi del Porto turistico Marina di Cala del sole, lascia presagire ancora ed altri ulteriori sviluppi dell’indagine.

Nella richiesta di sequestro, che porta anche la firma del procuratore della Repubblica Renato Di Natale, viene contestato agli indagati di aver effettuato, in assenza di valida autorizzazione allo scarico – essendo l’originaria, risalente al 29 settembre 1989, ampiamente scaduta e mai rinnovata – scarichi nella foce del fiume Salso dei reflui della rete fognaria del comune di Licata, in cui venivano convogliati anche reflui industriali provenienti dalle numerose attività commerciali e di produzioni di beni. Secondo gli inquirenti, gli indagati, oltre a sversare continuamente reflui fognari nella foce, avrebbero inoltre deteriorato, inquinandolo, il corpo idrico recettore, non avrebbero adempiuto con frode agli obblighi stabiliti dalla convenzione di gestione del 27 novembre 2007 e dal disciplinare tecnico dell’Ato di Agrigento, facendo mancare, quale livello minimo di servizio che doveva essere garantito, un adeguato sistema di depurazione delle acque di fognatura che venivano scaricate nella foce del Salso in violazione delle leggi, peraltro senza autorizzazione e spesso con superamento dei valori limite fissati dal D.Lgs n. 152/2006.

Complesso e articolato il quadro probatorio raccolto, fondato su accertamenti, informative dell’aliquota Guardia Costiera, dell’Arpa e del Noe dei Carabinieri nonché su diverse e documentate memorie depositate nel corso delle indagini dall’associazione A testa alta, alle quali i pubblici ministeri Baldi e Pandolfi hanno fatto espresso riferimento in seno alla richiesta di sequestro.

 

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