Dia confisca 2 mln beni (anche impianto sportivo) ad affiliato clan Santapaola...

Dia confisca 2 mln beni (anche impianto sportivo) ad affiliato clan Santapaola (foto e video)

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La conferenza stampa del procuratore Patanè sul sequestro ai danni di Roberto Vacante

La conferenza stampa del procuratore Patanè
La conferenza stampa del procuratore Patanè
L'impianto sportivo sequestrato a Roberto Vacante
L’impianto sportivo sequestrato a Roberto Vacante
Roberto Vacante
Roberto Vacante
La Direzione investigativa antimafia di Catania sta eseguendo un Decreto di confisca di beni, a Catania e provincia, nei confronti di Roberto Vacante, più volte condannato in via definitiva per il reato di associazione mafiosa, poichè ritenuto elemento di spicco del clan Santapaola, ad esso legato da vincoli di parentela. Tra i beni sottoposti a sequestro figurano un’impresa di gestione di impianti sportivi, tra i quali diversi campi di calcio, annoverante numerosissimi associati in pieno centro, un’associazione esercente l’attività di pub, un motociclo, due ville ubicate tra Catania e Tremestieri Etneo, nonchè conti correnti bancari, per un valore complessivo di circa 2 milioni di euro.
”Una confisca importante perché viene colpito il patrimonio di un soggetto che ha militato e si ritiene sia stato operativo, nella cosca Santapaola. Importante non solo per il valore dei beni confiscati, ma perché è la conferma che lo Stato è presente”. Lo ha detto il procuratore vicario di Catania, Michelangelo Patanè, in merito alla confisca di beni per un valore complessivo di circa 2 milioni di euro nei confronti di Roberto Vacante, più volte condannato in via definitiva per il reato di associazione mafiosa perché ritenuto un elemento di spicco del clan Santapaola, al quale è legato da vincoli di parentela. “Se la malavita si arricchisce con i traffici illeciti – ha aggiunto – grazie allo Stato questi beni vengono restituiti alla collettività e questo significa che le forze della polizia, la Procura e Dda sono quotidianamente impegnati nel contrasto dell’illegalità”.
Roberto Vacante è genero di Santapaola, sposato con Irene Grazia, figlia di Salvatore Santapaola deceduto a gennaio del 2003. Salvatore era fratello di Benedetto “Nitto”, rappresentante provinciale dell’organizzazione Cosa Nostra e cognato di Antonino Santapaola (classe 61) e di Vincenzo (classe 56). Il sequestro dal valore di due milioni di euro oggi trasformato in confisca definitiva, venne eseguito nel maggio 2014 dalla Direzione Investigativa Antimafia di Catania guidata da Renato Panvino.
Le indagini condotte dalla Dia con la guida della Procura della Repubblica, come spiega il Procuratore Reggente, sono state “lunghe, complesse, laboriose e minuziose”. Eseguite dal 1988 al 2013, le investigazioni hanno consentito di rilevare la capacità reddituale di Roberto Vacante e del suo nucleo familiare, permettendo di identificare una serie di beni che, benché formalmente intestati ai suoi prossimi congiunti.
Alcuni beni infatti risultavano intestati alla moglie e al fratello di Vacante, Giancarlo. Il decreto di sequestro era stato eseguito a seguito degli accertamenti che hanno anche evidenziato forti profili sperequativi tra i redditi dichiarati e il patrimonio posseduto.
Anche Renato Panvino nel corso della conferenza stampa interviene: “Oggi noi siamo qui per narrarvi di un’altra operazione della DIA sul territorio di Catania, per noi è molto importante perché il soggetto colpito dal provvedimento è stato per ben due volte riconosciuto associato alla famiglia mafiosa egemone su Catania, i Santapaola. Siamo qui a sottolineare il principio della doppia azione, dopo aver arrestato i soggetti appartenenti alle associazioni criminali lo stato ne sequestra i beni provenienti da azioni illecite”.

“Questi colpi assestati dimostrano come l’azione della Dia e della Dda rientrano in un programma molto dettagliata, da principi che vanno a sferrare colpi importanti all’economia di cosa nostra- conclude il Procuratore- Io ritengo che le operazioni che portano in galera boss ed affiliati devono seguire attività che li spogliano dei beni illecitamente accumulati. Siamo difronte a persone che usano strumenti raffinatissimi, hanno degli studi a disposizione che li aiutano ad investire le somme che poi reimmettono sul mercato con attività lecite”.
La storia di Roberto Vacante:
L’adesione di Vacante al consesso mafioso Santapaola deve farsi risalire sin dagli inizi degli anni 90’, quando in data 11.06.1993 venne tratto in arresto unitamente ad altri 33 coindagati, tutti appartenenti al clan “Santapaola”, in esecuzione di ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Catania nell’ambito dell’operazione di polizia denominata “Vega”, in quanto ritenuto responsabile di associazione per delinquere di stampo mafioso finalizzata alla commissione di estorsioni, rapine usura ed omicidi.
Lo stesso veniva nuovamente tratto in arresto in data 07.12.2000 nell’ambito dell’operazione di polizia denominata “Zefiro” unitamente ad altri 8 soggetti, responsabili di associazione per delinquere di stampo mafioso finalizzata alla commissione di estorsioni ed al gioco d’azzardo.
Roberto Vacante veniva arrestato da personale del Centro operativo in data 09.10.2007, in esecuzione di ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Catania in data 01.10.2007, nell’ambito dell’operazione “Arcangelo”, in quanto responsabile di associazione per delinquere di stampo mafioso finalizzata alla commissione di traffico di stupefacenti ed estorsioni. La sua intraneità all’organizzazione mafiosa “Santapaola-Ercolano” è stata inoltre confermata dalle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia, tra cui Santo La Causa, Giuseppe Mirabile e Paolo Mirabile.
Roberto Vacante annovera due condanne – ormai consacrate con sentenze passate in giudicato – per il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso. La prima sentenza di condanna ad anni 2 e mesi 10 di reclusione, emessa dalla Corte d’Appello di Catania in data 22.01.2003, definitiva il 7.2.2003, ha affermato la penale responsabilità del Vacante in ordine all’appartenenza all’associazione a delinquere di stampo mafioso denominata “Ercolano-Santapaola” fino all’anno 1996. A questa ha fatto seguito una successiva pronuncia di condanna, per fatti accertati fino al novembre 2005, alla pena di anni sei di reclusione giusta sentenza del Gup di Catania del 9.2.2009 resa all’esito del procedimento “Arcangelo”, parzialmente riformata dalla Corte di Appello di Catania con sentenza del 14.7.2010, definitiva il 27.1.2012,con la quale ritenuta la continuazione con la precedente condanna, la pena è stata ridotta ad anni uno di reclusione.

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