Dissero ‘no’ alla mafia, Moncada e Miceli diventano ‘gelesi’, cittadinanza anche per Mettifogo

Redazione

Agrigento

Dissero ‘no’ alla mafia, Moncada e Miceli diventano ‘gelesi’, cittadinanza anche per Mettifogo

di Redazione
Pubblicato il Set 21, 2017
Dissero ‘no’ alla mafia, Moncada e Miceli diventano ‘gelesi’, cittadinanza anche per Mettifogo

Domani alle 10.30, nell’aula consiliare del comune di Gela, sara’ conferita la cittadinanza onoraria a un ufficiale dei carabinieri, a un commerciante e a un imprenditore che si sono distinti per coraggio e impegno nella lotta alle cosche mafiose, durante e dopo gli anni di piombo della faida tra “Stidda” e “Cosa nostra”. Sono il colonnello Mario Mettifogo, di Cassano Magnago (Varese), il testimone di giustizia Nino Miceli (ex commerciante di automobili, attualmente sotto protezione), di Realmonte (Agrigento), e l’imprenditore agrigentino Salvatore Moncada. Mettifogo fu comandante della compagnia Carabinieri di Gela dall’89 al ’93, quando condusse numerose indagini, scopri’ il libro-mastro del racket ed esegui’ decine di arresti. Miceli, che subi’ minacce di morte, richieste di denaro e la duplice distruzione del suo autosalone stracolmo di macchine in esposizione, denuncio’ e fece arrestare i suoi estorsori ma dovette lasciare la citta’ insieme con la sua famiglia e trasferito, sotto protezione, in localita’ segreta. Lo stesso fece Moncada, nel 2004, quando gli chiesero il pizzo mentre stava realizzando a Gela un impianto di illuminazione stradale nella zona di contrada Manfria.


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