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Eduardo ad Agrigento: “Qui non tutti ci sono e non tutti lo sono”

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Normale e forse necessario che l’amara Napoli di Eduardo De Filippo trovi consonanza nell’amara Agrigento di Pirandello. Se ne è avuta conferma l’altra sera nello spiazzo improvvisato di san Leone sponsorizzato dal comune dove è andata in scena una delle eduardiane “cantate dei giorni pari”, quella godibile “Ditegli sempre di si” scelta dalla compagnia delle Beatitudini. I De Filippo sono di casa ad Agrigento e le loro opere è possibile trovarle nei cartelloni del “Teatro Pirandello” di questi ultimi anni e va a merito della Compagnia Beatitudini se la commedia è stata diligentemente “riversata” in dialetto siciliano, anzi meglio, in lingua siciliana, che non poteva togliere nulla al senso eduardiano di una commedia dove la consumata versatilità dell’artigiano teatrale è sempre attenta al pubblico che risponde e approva allorchè la ribalta riflette le sue abitudini, le convinzioni e aspirazioni. Un pubblico universale, che va dal “poveraccio” che attende una visione teatrale gratis al “gentiluomo” di casta che ieri sera non c’era, sbagliando vistosamente.

Il pubblico presente al teatro di San Leone
Il pubblico presente al teatro di San Leone

E’ sempre utile per un cronista intrufolarsi tra la gente per carpirne umori, sogni e bisogni e per far questo era impareggiabile il pubblico di questa commedia tanto che ci appare una delle migliori valutazioni le parole di una spettatrice che spellandosi le mani per gli applausi rifletteva a voce alta “mi vogliu stare quieta”, allorchè nel finale il protagonista viene riaccompagnato in manicomio distruggendo in un attimo le risate precedenti. Se Hitchkoch girava i film “perché- soleva dire– al pubblico piace essere spaventato”, Eduardo scriveva commedie per un pubblico che si diverte a vedersi scoperto, prima accarezzandolo con l’indagine dell’anima, poi immergendolo in situazioni di umana pietà e infine assestandogli in testa pacatamente la botta delle istanze moralistico sociali.. “Ditegli sempre di si” percorre tutte le note delle trovate comiche e del genere popolaresco in uno spassoso rincorrersi di disappunti e impazzimenti colti appieno dalla attuale messa in scena. Il pubblico applaude e già fin dall’inizio della commedia risulta essere il doppio di quello che frequenta in una solo serata il “santuario” (così lo chiama il sindaco Firetto) del costoso Teatro Pirandello. E tutto questo , in tempi in cui, un po’ troppo pericolosamente, si sta giocando al “dissesto si- dissesto no” del nostro e di altri comuni. Basta leggere la relazione annuale del comune di Agrigento che in buona parte Grandangolo ha pubblicato dove, al paragone. il capovolgimento finale della “verità” in Eduardo ci appare sublime, mentre nella relazione del sindaco tutto è affidato ad una “nonchalance” degna di migliori e drammatiche attenzioni. La constatazione è sempre quella: “Qui non tutti ci sono e non tutti lo sono”. Per la cronaca ce lo hanno ricordato gli attori:Giuseppe Gramaglia, Maria Fantauzzo, Calogero D’Aleo, Calogero Fragapane, Angelo Cinque, Lucia Giddio, Florinda Mazzara, Roberto Cavallaro, Lucia Picone Chiodo, Fiorella Cosentino, Rosa La Franca, Teresa Vella, Maria Volpe, Lino Cammarella, Carmelo Volpe. Realizzazione scenica Filippo Sciacca e Gaetano Picone. Audio e luci di Emanuele Farruggia. Aiuto regia di Giuseppe Adamo. Regia di Felice Catalano.

Testo e foto di Diego Romeo

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