Estorsioni, Del Bene: “Da Cosa nostra controllo capillare”

Estorsioni, Del Bene: “Da Cosa nostra controllo capillare”

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Il Pubblico ministero Francesco Del Bene

“Il muro del silenzio sul racket del pizzo inizia a sbriciolarsi, un fatto ancora più importante perché parliamo di imprenditori della provincia di Palermo, dove l’attività estorsiva viene fatta a tappeto”. A parlare è il Pm della Dda Francesco Del Bene, che ha coordinato con il Procuratore aggiunto di Palermo Vittorio Teresi, l’operazione ‘Pizzo’ che all’alba di oggi ha portato all’arresto di quattro persone. “Registriamo che gli imprenditori che vengono convocati dalle forze dell’ordine per spiegare le risultanze di alcune intercettazioni su richieste estorsive – dice – offrono un pieno contributo di collaborazione spiegando sia il contenuto delle intercettazioni, sia decrittando il contenuto di alcuni ‘pizzini’ sequestrati nell’arresto dei boss Lo Piccolo, delineando così la responsabilità di alcuni degli arrestati di oggi”. “Si tratta solo di un tassello, di queste operazioni ne avremo altre che testimoniano come l’organizzazione mafiosa operi un capillare controllo del territorio ma anche della risposta dello Stato che su questo territorio non lascia nulla di intentato”. Nel mirino dell’organizzazione criminale erano finiti tre imprenditori edili che operavano nell’area tra Camporeale e Montelepre. Ai provvedimenti di custodia cautelare si è giunti grazie anche alla collaborazione delle vittime che, seppur non spontaneamente, hanno comunque ammesso la richiesta di “messa posto” e collaborato con le forze dell’ordine. Nell’ambito delle indagini, Raimondo Liotta, uno degli arrestati, è stato ritenuto responsabile dell’occultamento del cadavere di Giuseppe Billitteri, ucciso il 22 marzo 2012, con il metodo della lupara bianca, perchè si sarebbe opposto alla riorganizzazione e ai nuovi assetti di Cosa Nostra nei territori di Altofonte e Monreale. “Quest’operazione – ha spiegato il comandante provinciale dei carabinieri di Palermo, Giuseppe De Riggi – fotografa l’identikit della vittima delle estorsioni: un’impresa di piccole dimensioni, specializzata nel settore dei lavori pubblici. Ma ci fa anche registrare il forte valore e l’impegno dell’associazionismo antiracket. Si è rotto il muro del silenzio e registriamo una proficua collaborazione con la Procura”. “Registriamo il dato positivo della collaborazione degli imprenditori - ha aggiunto il procuratore Del Bene -. Gli imprenditori che vengono convocati per rispondere delle intercettazioni che hanno in oggetto richieste estorsive, offrono il loro contributo”. “Indiscutibilmente – ha concluso Del Bene – Cosa nostra continua ad esercitare il suo ruolo di mediazione privata nelle controversie. L’imprenditore anzichè rivolgersi ad un tribunale della Repubblica per far valere i suoi diritti si rivolge al capomafia che attraverso suoi canali contatta l’interlocutore, accrescendo così il ruolo della stessa Cosa Nostra”. Le indagini che hanno condotto agli arresti di oggi hanno visto convergere due parallele attività investigative scaturite dall’operazione “Nuovo Mandamento”, del 2013, in cui sono stati ricostruiti gli assetti dei mandamenti di San Giuseppe Jato e Partinico. Giuseppe Tarantino, uno degli arrestati è considerato, dagli investigatori, reggente della famiglia mafiosa di Camporeale.

Uno degli imprenditori vittima delle estorsioni, impegnato nell’operazione di urbanizzazione nel comune di Camporeale, fu costretto a pagare alla famiglia mafiosa di Camporeale una somma pari a circa il 3% dell’intero appalto, per un totale di 15 mila euro, ma anche a subire l’infiltrazione nei lavori dell’azienda di uno degli arrestati. Un altro imprenditore si era aggiudicato tra il luglio del 2007 ed il gennaio del 2008 l’appalto della Provincia di Palermo per un importo a base d’asta di 950 mila euro per la sistemazione del piano viario delle opere di corredo della Strada consortile 39 che collega Camporeale con Alcamo. L’imprenditore sarebbe costretto ad assumere operai imposti dall’organizzazione criminale e a rifornirsi di calcestruzzo presso un impianto indicato da Cosa Nostra. Terza vittima del racket un imprenditore di Giardinello impegnato nella realizzazione di cinque edifici privati in una contrada di Terrasini.

 

 

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