Fallisce “Calcestruzzi Belice” per debito di 30 mila euro, rischiano 11 famiglie....

Fallisce “Calcestruzzi Belice” per debito di 30 mila euro, rischiano 11 famiglie. Camusso: “Decisione assurda”

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I lavoratori della Calcestruzzi Belice

La leader della Cgil, Susanna Camusso, in visita a Sciacca per la commemorazione di Accursio Miraglia, ha incontrato una delegazione della Calcestruzzi Belice di Montevago: “Parleremo con l’agenzia nazionale che amministra i beni sequestrati alla criminalita’, affinche’ riveda questa assurda decisione”, ha detto Susanna Camusso. “Noi - ha aggiunto la segretaria della Cgil – a questo governo abbiamo chiesto discontinuita’, che si occupi di politiche reali per il lavoro dei giovani. Lo attendiamo alla prova dei fatti”

Susanna Camusso a Sciacca
Susanna Camusso a Sciacca

L’azienda, nata nel 1969, è stata fondata dall’imprenditore belicino Rosario Cascio, già vicinissimo a Matteo Messina Denaro. Il suo nome compare in diverse vicende giudiziarie a partire dall’omicidio del colonnello dei carabinieri Giuseppe Russo. 

Una sentenza del Tribunale di Sciacca, emessa lo scorso 29 dicembre, ha decretato il fallimento della Calcestruzzi Belice srl, azienda con sede a Montevago fondata nel 1968 dall’imprenditore belicino, ma operante a Partanna, Rosario Cascio.

La vicenda è di quelle particolari e astruse per la mole di sfumature che la compongono.

La “Calcestruzzi belice srl”, infatti, è da qualche anno una delle aziende controllate dall’Agenzia Nazionale dei Beni confiscati alla Mafia in quanto il dominus, Rosario Cascio appunto, è stato coinvolto in diverse operazioni antimafia, ultima in ordine di tempo quella denominata “Scacco Matto” che nel 2008 ha smantellato i clan di Menfi e Santa Margherita Belice con l’arresto del capo mandamento Gino Guzzo.

Ma Cascio è molto di più.

L’imprenditore viene indicato come titolare di quella holding criminale nelle grazie di Matteo Messina Denaro che, in passato, si è speso anche per Cascio salvandogli la vita da una condanna a morte emessa dal gotha della mafia corleonese, nelle persone di Totò Riina e Giovanni Brusca.

L’azienda, che ha un fatturato che supera il milione di euro annui, è stata dichiarata fallita per un debito di 30.000€ nei confronti di Eni Spa. I lavoratori, alcuni dei quali in attività da più di 30 anni, si sono riuniti da ieri in assemblea permanente.

Margherita La Rocca Ruvolo
Margherita La Rocca Ruvolo

Si cerca una soluzione per evitare il licenziamento, ormai sempre più concreto, di 11 dipendenti. Interviene anche il sindaco di Montevago, la parlamentare Margherita La Rocca Ruvolo: “La vicenda è surreale. Lo stato rischia di passare come chi mette pietre tombali anziché dare risorse. Questa azienda è una risorsa per il nostro territorio e l’intera Valle del Belice”.

Monta la protesta dei lavoratori a rischio licenziamento che, in tutta questa vicenda, sono le uniche “vittime”: un calvario nato parallelamente alle vicende giudiziarie che hanno coinvolto la ditta prima sequestrata, poi confiscata.

 

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