Favara, l’ex boss Quaranta a processo per abusivismo “scagiona” gli imputati: “Non ne sapevano niente”

Giuseppe Castaldo

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Favara, l’ex boss Quaranta a processo per abusivismo “scagiona” gli imputati: “Non ne sapevano niente”

Pubblicato il Mag 22, 2018
Favara, l’ex boss Quaranta a processo per abusivismo “scagiona” gli imputati: “Non ne sapevano niente”

“Volevo fare una sorpresa a mia moglie per costruire una residenza estiva”. Giuseppe Quaranta, ex reggente della famiglia mafiosa di Favara e oggi collaboratore di giustizia dopo il suo arresto nell’ambito del blitz Montagna dello scorso gennaio, è l’unico degli imputati a non avvalersi della facoltà di non rispondere. La vicenda è quella legata ad un abuso edilizio – una piattaforma in cemento armato di 110mq in contrada Petrusa – realizzata e sequestrata preventivamente dai carabinieri della Tenenza di Favara nel 2014.

A processo, oltre lo stesso collaboratore di giustizia, sono finite altre quattro persone: la moglie Carmela Signorino Gelo, l’imprenditore di Aragona Giovanni Graceffa, che si è occupato del trasporto del calcestruzzo,  l’autista dell’impresa Pietro Martello, e il carpentiere Calogero Maglio, arrestato insieme a Quaranta nell’operazione Montagna, e che si è occupato materialmente della realizzazione della piattaforma.

Anche perché, poco prima durante l’esame dell’imputato, è stato lo stesso Quaranta a specificare quanto accaduto: “Nessuno degli altri imputati sapeva che il progetto fosse abusivo. Maglio l’ho disturbato soltanto perché è carpentiere e poteva farmi risparmiare dei soldi. Sopra la piattaforma volevo realizzare una casa di 70-80mq e passare il periodo estivo.”

Durante l’udienza hanno testimoniato il geometra dell’UTC del Comune di Agrigento Giuseppe Milia e l’ingegnere Carmelo Florio, funzionario del Genio Civile di Agrigento. Entrambi hanno confermato l’assenza di qualsiasi permesso oltre che un’ordinanza di demolizione della piattaforma (ad oggi non ancora ottemperata). 

Gli imputati sono difesi dagli avvocati Giuseppe Barba, Tanja Castronovo e Gloria Lupo. Il processo si sta celebrando davanti al giudice monocratico Giuseppe Miceli. Si torna in aula il 10 luglio. 


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